Le prime ore successive al violentissimo terremoto magnitudo 7.8 hanno delineato un quadro drammatico per le coste meridionali delle Filippine, trasformando una normale mattina in un incubo di polvere e calcinacci. Con un bilancio provvisorio salito rapidamente a 35 vittime e oltre 200 feriti, l’isola di Mindanao e le province limitrofe si ritrovano a fare i conti con edifici sbriciolati, strade spaccate e infrastrutture vitali gravemente compromesse. Il terrore è scattato alle 07:37 del mattino ora locale, innescando un immediato allarme tsunami che ha tenuto in scacco l’intero bacino dell’Oceano Pacifico per diverse ore. Mentre la polvere si dirada, i soccorritori lavorano freneticamente tra le lamiere e i blocchi di cemento per estrarre chi è rimasto intrappolato, lottando contro il tempo e contro la minaccia costante di nuove e pericolose scosse di assestamento che continuano a far tremare la terra sotto i piedi della popolazione locale ormai esausta.
I racconti dei sopravvissuti e l’onda anomala verso il Sud
La forza dell’evento sismico ha sorpreso gli abitanti in strada, nelle case e nelle scuole, lasciando un segno indelebile. Teresito Bacolcol, direttore dell’Istituto filippino di vulcanologia e sismologia, ha dichiarato che “è un terremoto importante“, avvertendo inoltre la popolazione di cercare consiglio prima di tornare negli edifici e nelle case danneggiate che potrebbero crollare a causa delle scosse di assestamento. La percezione della scossa è stata brutale soprattutto per chi si trovava in movimento. Rod Sosmeña, direttore regionale dell’Ufficio della protezione civile, era in viaggio verso la città portuale di General Santos. Le sue dichiarazioni ad AP descrivono attimi di puro panico: “Il nostro camioncino ha avuto un sussulto improvviso e ho pensato che avessimo una gomma a terra“. Ha poi aggiunto che “la scossa è stata molto forte e le persone si sono precipitate fuori dalle case nelle strade“. Da Davao, a Sud, l’ufficiale Ednar Dayanghirang ha raccontato la sua esperienza estrema, spiegando che riusciva a “malapena a stare in piedi e a mantenere l’equilibrio quando la terra ha tremato mentre lasciavo la mia casa“. Sul fronte marino, la scossa ha generato onde anomale di 1 metro nelle province di Sultan Kudarat e Sarangani, con un picco di 1,4 metri registrato nella zona costiera di Kiamba. L’onda d’urto ha valicato i confini nazionali, facendo registrare tsunami di 83 cm sull’isola indonesiana di Sulawesi, di 30 cm a Palau e onde fino a 20 cm in Giappone, interessando aree remote dal Centro al Sud del Paese asiatico.
La disperata corsa contro il tempo a General Santos
L’epicentro dei danni urbani si è concentrato proprio attorno a General Santos, una città portuale di oltre 700mila abitanti e polo cruciale per l’industria dell’esportazione del tonno. Qui, su un totale di 19 vittime, 7 persone hanno perso la vita sotto le macerie di piccoli edifici commerciali e di una nota hamburgeria locale. Le autorità locali, supportate dai vigili del fuoco, sono impegnate in complesse operazioni di ricerca e salvataggio all’interno di un magazzino distrutto e in altri stabili civili. La polizia nazionale ha segnalato almeno 12 dispersi, temendo in particolare che alcuni studenti possano trovarsi ancora bloccati all’interno di una scuola a 2 piani parzialmente collassata. La situazione per i più giovani è stata traumatica, considerando che le scuole pubbliche avevano riaperto a livello nazionale. Oltre 100 studenti hanno riportato contusioni o sono svenuti per il panico durante le consuete cerimonie mattutine dell’alzabandiera. I danni infrastrutturali hanno paralizzato i trasporti, con l’aeroporto internazionale della città temporaneamente chiuso e ben 17 voli interni cancellati. A Manila, la rete radiofonica DZRH ha comunicato il parziale cedimento dell’edificio di 4 piani dove risiede la sua stazione provinciale, con i dipendenti fortunatamente fuggiti illesi al piano terra. Di fronte a una simile emergenza, il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ha cancellato le lezioni e mobilitato immediatamente le agenzie di soccorso, promettendo supporto incondizionato: “Il governo nazionale si sta muovendo e non lasceremo indietro Mindanao“.
La potenza della faglia e lo spettro delle nuove scosse
L’entità del disastro si inquadra in una dinamica geologica di potenza devastante. Secondo Bacolcol, il sisma ha avuto origine a una profondità di 33 km, localizzandosi a circa 32 km a Sud/Ovest della cittadina di Maasim, nella provincia di Sarangani. Dati leggermente diversi sono stati forniti dall’agenzia statunitense USGS, che ha calcolato una profondità di 55 km, una discrepanza considerata del tutto comune nelle concitate ore successive a un terremoto. La situazione resta estremamente instabile a causa di violente repliche che hanno raggiunto magnitudo 6.5.
Le Filippine si confermano ancora una volta una delle nazioni più esposte ai disastri naturali a livello globale: il paese sorge infatti sulla famigerata Cintura di Fuoco del Pacifico, un immenso arco di faglie sismiche che genera continui terremoti ed eruzioni vulcaniche, flagellando un territorio che subisce periodicamente l’impatto di circa 20 tifoni e tempeste tropicali ogni anno.





















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