L’ingresso della seconda metà di giugno ha sancito un netto e inequivocabile cambio di circolazione atmosferica su scala sinottica, portando l’Italia e gran parte del bacino del Mediterraneo sotto la diretta influenza dell’anticiclone subtropicale africano. Questa figura barica, un tempo ospite occasionale delle nostre estati, rappresenta negli ultimi anni l’attore protagonista della scena meteorologica estiva, sostituendo quasi del tutto il più mite e oceanico anticiclone delle Azzorre anche se lo scorso anno, nel 2025, è mancato per tutta la stagione dominata proprio dall’alta pressione oceanica. Proprio in questi giorni stiamo registrando un’impennata dei valori di geopotenziale a 500 hPa e un conseguente marcato aumento delle temperature, sia nei valori massimi diurni che in quelli minimi notturni, in vista della seconda ondata di caldo (dopo quella di fine maggio) in arrivo proprio nel weekend del solstizio d’estate.
Di fronte a questo primo, severo assaggio estivo, la domanda che accomuna addetti ai lavori e grande pubblico riguarda l’evoluzione dei prossimi mesi. Per tracciare una linea di tendenza rigorosa e scientificamente fondata, è necessario affidarsi alle previsioni meteo stagionali elaborate dai più prestigiosi centri di calcolo mondiali. Non si tratta di previsioni deterministiche, valide per la singola giornata o per la singola località, bensì di proiezioni probabilistiche che indicano lo scostamento atteso, in termini di anomalia termica e pluviometrica, rispetto alle medie climatologiche di riferimento. Attraverso l’analisi incrociata dei dati forniti da enti di caratura globale, possiamo delineare il quadro sinottico più probabile per i mesi di luglio e agosto.
Le elaborazioni del Centro Europeo ECMWF: dominio anticiclonico e anomalie termiche positive
Il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine, conosciuto con l’acronimo ECMWF, rappresenta l’eccellenza assoluta a livello continentale per la modellistica numerica. Le sue proiezioni stagionali, basate su complessi sistemi di ensemble forecasting che elaborano milioni di dati provenienti da satelliti, boe oceaniche e stazioni di rilevamento, delineano un’Estate 2026 caratterizzata da una persistente anomalia di alta pressione sul bacino del Mediterraneo centrale e occidentale. Le mappe relative alle anomalie termiche previste per i mesi di luglio e agosto mostrano un segnale forte e coerente: i valori di temperatura al suolo si manterranno stabilmente al di sopra della media climatologica del trentennio di riferimento. Nello specifico, il modello europeo stima deviazioni positive diffuse che, specialmente sulle regioni centro-meridionali italiane e sulle due Isole Maggiori, potrebbero risultare particolarmente marcate. L’ingerenza delle masse d’aria di estrazione sahariana non si limiterà a innalzare le temperature massime durante le ore pomeridiane, ma inciderà in modo significativo anche sui valori minimi. La presenza di un robusto promontorio anticiclonico in quota, infatti, determina moti di subsidenza atmosferica: l’aria, comprimendosi verso il basso, si riscalda per compressione adiabatica, inibendo la formazione di nuvolosità e garantendo un prolungato irraggiamento solare che andrà a surriscaldare progressivamente i suoli. Dal punto di vista pluviometrico, il modello ECMWF conferma un quadro di generale stabilità atmosferica, con precipitazioni sotto la media stagionale. I fronti perturbati di origine atlantica, bloccati dalla cupola anticiclonica, saranno costretti a scorrere a latitudini molto più settentrionali, interessando il Nord Europa e lambendo marginalmente solo l’arco alpino, dove non mancheranno i consueti temporali di instabilità pomeridiana legati alla termoconvezione.
La visione americana del NOAA e del sistema CFSv2 per il trimestre estivo
Spostando la nostra analisi oltreoceano, l’ente governativo statunitense NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) fornisce un quadro altrettanto dettagliato attraverso il suo modello climatico stagionale denominato CFSv2 (Climate Forecast System). Le simulazioni del supercomputer americano mostrano una notevole convergenza con quelle del cugino europeo, confermando che l’estate in corso sarà dominata da una circolazione spiccatamente meridiana. Secondo il NOAA, l’espansione fisiologica della Cella di Hadley verso nord risulterà particolarmente accentuata. Questo significa che la fascia degli anticicloni subtropicali tenderà ad abbracciare con forza l’intera Europa meridionale, spingendo le sue propaggini più calde fino all’Europa centrale. Il modello CFSv2 evidenzia per l’Italia un mese di luglio contraddistinto da frequenti avvezioni di aria calda in quota, associate a valori di zero termico che potrebbero stazionare per lunghi periodi oltre i quattromila metri di altitudine. Tale configurazione sinottica avalla l’ipotesi di prolungate ondate di calore, intervallate da temporanei e brevi cali fisiologici della pressione che difficilmente riusciranno a scalfire il dominio anticiclonico strutturato. Anche per il mese di agosto, il NOAA non intravede rotture stagionali precoci: il pattern barico suggerisce un perdurare dell’invadenza africana, con un’ingerenza che potrebbe risultare particolarmente tenace sulle regioni del bacino tirrenico e al Sud Italia. Il regime precipitativo, in perfetta sintonia con le uscite europee, si prefigura avaro di piogge organizzate, confinando i fenomeni precipitativi quasi esclusivamente agli episodi temporaleschi ad evoluzione diurna lungo la dorsale appenninica e sulle Alpi.
Le proiezioni della NASA e i modelli accoppiati oceano-atmosfera
Ad arricchire ulteriormente il panorama delle previsioni meteorologiche stagionali intervengono le simulazioni elaborate dal Goddard Institute for Space Studies (GISS) e dal Global Modeling and Assimilation Office (GMAO) della NASA. I modelli della NASA si distinguono per la straordinaria precisione con cui calcolano le interazioni tra l’atmosfera e le superfici oceaniche, un parametro fondamentale per comprendere l’evoluzione a lungo termine del tempo. Le elaborazioni per l’Estate 2026 pongono un forte accento sull’anomalo riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Atlantico tropicale e, soprattutto, del Mar Mediterraneo. Il nostro mare chiuso, già a partire dal mese di giugno, sta accumulando ingenti quantità di calore latente, con temperature superficiali (SST – Sea Surface Temperature) che si collocano abbondantemente sopra la norma. Secondo i dati NASA, questo immenso serbatoio termico giocherà un ruolo cruciale nelle dinamiche estive. Un mare molto caldo riduce le escursioni termiche tra il giorno e la notte sulle aree costiere e pianeggianti limitrofe, favorendo l’insorgenza delle cosiddette notti tropicali, ovvero nottate in cui la colonnina di mercurio non riesce a scendere al di sotto dei venti gradi centigradi. Inoltre, l’elevata evaporazione delle acque marine immetterà costantemente nei bassi strati dell’atmosfera grandi quantità di vapore acqueo. Questa umidità, intrappolata nei bassi strati dalla subsidenza anticiclonica, determinerà un aumento dell’indice di disagio bioclimatico, trasformando il caldo torrido di matrice sahariana in caldo afoso, particolarmente gravoso dal punto di vista fisiologico per la popolazione.
Dinamiche sinottiche e l’evoluzione per la fine dell’estate
Analizzando i dati integrati (Multi-Model Ensemble) forniti anche da altri enti autorevoli come il Met Office britannico e Météo-France, emerge un chiaro blocco della circolazione atmosferica occidentale, la cosiddetta circolazione zonale. La Corrente a Getto, il fiume d’aria ad altissima quota che guida le perturbazioni, appare debole e ondulata, favorendo l’instaurarsi di configurazioni di blocco a “Omega”. In questo assetto, le basse pressioni rimangono confinate in pieno Atlantico a ovest e sui Balcani orientali a est, mentre sul Mediterraneo centrale si innalza una impenetrabile barriera di alta pressione africana. Solo sul finire del mese di agosto, come suggeriscono le derive a più lungo termine dei modelli, l’abbassamento fisiologico della radiazione solare e un lieve cedimento strutturale del geopotenziale alle alte latitudini potrebbero favorire l’infiltrazione di correnti più fresche in quota. Qualora queste correnti dovessero scivolare sopra l’imponente cuscino di calore e umidità accumulatosi nei bassi strati e sul Mar Mediterraneo, l’energia potenziale a disposizione (CAPE) risulterebbe elevatissima. Questo processo termodinamico andrebbe a innescare marcati contrasti termici, dando origine a fronti temporaleschi particolarmente intensi, caratterizzati da intense precipitazioni concentrate in lassi di tempo ristretti, forti raffiche di vento lineare e locali grandinate, segnando così il turbolento passaggio verso la stagione autunnale.

