Immaginate di camminare senza una meta precisa all’interno di un grande parco o tra la folla di un festival musicale. In quale direzione vi dirigete istintivamente? La maggior parte delle persone risponde convinta che si tratti di una scelta casuale, dettata esclusivamente dal caso o dalle contingenze momentanee. Eppure, una recente ricerca condotta da un team internazionale di scienziati, pubblicata su Nature Communications, dimostra che la realtà dei fatti risulta differente. Analizzando i flussi di movimento in contesti culturali e spazi fisici radicalmente vari, è emersa una tendenza chiara, statisticamente rilevante e misurabile: gli esseri umani possiedono una naturale, quasi impercettibile, predilezione per la direzione antioraria, ovvero verso sinistra.
La scoperta di un pattern invisibile
L’indagine scientifica ha preso il via dopo che alcuni dati raccolti durante la pandemia di Covid, relativi al distanziamento sociale, avevano già fornito indizi su un movimento non del tutto casuale. Per testare l’ipotesi, il team ha osservato persone di diverse età e contesti culturali, ponendo particolare attenzione al tipo di curve effettuate durante il cammino. Per escludere influenze esterne, come la presenza di altre persone o la conformazione degli ambienti, i ricercatori hanno condotto esperimenti controllati. In uno di questi test, 209 individui sono stati invitati a muoversi liberamente all’interno di un recinto esagonale costruito con sedie e tavoli, eliminando qualsiasi condizionamento esterno. I risultati sono stati costanti: esiste una preferenza misurabile per la svolta verso sinistra. Questa tendenza è apparsa indipendente dalla mano dominante, dal piede preferito o dal sesso dei soggetti analizzati. L’unica variabile che ha mostrato una lieve modifica è stata l’età, con i soggetti più giovani che hanno manifestato una propensione più marcata verso il movimento antiorario.
Le cause biologiche restano un mistero
I ricercatori hanno provato a spiegare questo fenomeno cercando le radici della scelta, ma molte ipotesi sono state scartate. Claudio Feliciani, ingegnere che ha lavorato allo studio presso l’università di Tokyo, ha chiarito che il bias non deriva dalla vista, poiché i test effettuati bendando un occhio dei partecipanti hanno confermato la stessa tendenza. Sono state escluse anche spiegazioni legate a fenomeni su larga scala, come la Forza di Coriolis o il campo magnetico terrestre, che risultano incompatibili con i dati raccolti. Il comportamento sembra avere una radice profondamente biologica, suggerendo un’asimmetria a livello biomeccanico che guida i nostri passi. Il team auspica che studi futuri possano approfondire questa ipotesi, magari ricorrendo alla realtà virtuale per controllare con precisione estrema gli stimoli sensoriali e analizzare se la stessa asimmetria si riscontri in altre specie animali.
Dall’architettura alle vie di fuga
Sebbene possa sembrare una curiosità minore, la scoperta possiede implicazioni pratiche in diversi settori, dalla progettazione degli spazi alla gestione delle emergenze. Luoghi ad alta frequentazione come aeroporti, stazioni ferroviarie, musei e centri commerciali potrebbero essere ottimizzati tenendo conto di questo naturale bias direzionale. Progettare percorsi di evacuazione più efficaci richiede la comprensione profonda di come le folle si muovono naturalmente. Esistono inoltre parallelismi interessanti con alcune discipline sportive, dove i percorsi di gara si svolgono inspiegabilmente in senso antiorario.


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