Il nucleare torna al centro del dibattito politico ed energetico italiano dopo il primo “sì” della Camera al disegno di legge delega sul Nucleare, promosso dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. In un’intervista al Corriere della Sera, il ministro ha indicato come priorità la costruzione di un quadro normativo capace di consentire decisioni operative entro la fine del decennio. La notizia più rilevante riguarda i tempi dei decreti attuativi: il governo avrà formalmente un anno di tempo, ma Pichetto Fratin ha annunciato l’intenzione di anticipare la tabella di marcia. L’obiettivo dichiarato è presentare i decreti prima di Natale, così da rendere possibile una pianificazione industriale e istituzionale in vista della metà del prossimo decennio.
Pichetto Fratin: “non si fa quello che è popolare, ma ciò che è giusto per il Paese”
Il ministro ha legato il tema del ritorno al nucleare alla necessità di garantire maggiore autonomia e sicurezza energetica all’Italia. Secondo Pichetto Fratin, la questione non va affrontata sulla base del consenso immediato, ma guardando alla prospettiva strategica del Paese.
“Non si fa quello che è popolare, ma ciò che è giusto per il Paese. Oggi non siamo autonomi in fatto di energia: prendiamo il 15-20% dall’estero e prevalentemente dal nucleare francese. E i tempi che stiamo vivendo insegnano che bisogna guardare al futuro prima che ci travolga. Per poter produrre nella metà del prossimo decennio bisogna approntare gli strumenti oggi”.
Le parole del ministro pongono al centro il tema della dipendenza energetica dall’estero, con particolare riferimento all’importazione di energia prodotta prevalentemente dal nucleare francese. La scelta di intervenire ora, secondo Pichetto Fratin, è legata alla necessità di preparare strumenti giuridici e operativi in tempo utile per rendere possibile la produzione nella metà del prossimo decennio.
Decreti attuativi sul nucleare prima di Natale
Sul percorso normativo, Pichetto Fratin ha precisato che per i decreti attuativi è previsto un arco temporale di un anno. Tuttavia, il ministro ha indicato un obiettivo più ravvicinato, legato alla volontà di completare il quadro giuridico in anticipo rispetto alla scadenza formale.
Per i decreti attuativi, ha aggiunto, “abbiamo un anno di tempo. Ma mi sono impegnato a presentarli prima di Natale, in modo da completare il quadro giuridico e consentire a chi sarà al governo di fare le scelte necessarie entro la fine del decennio”.
Il passaggio è centrale perché collega il disegno di legge delega sul nucleare non soltanto a una scelta di indirizzo politico, ma alla definizione concreta delle regole che potranno orientare le decisioni future. La prospettiva indicata dal ministro è quella di mettere chi governerà nei prossimi anni nelle condizioni di compiere le scelte necessarie entro la fine del decennio.
Referendum sul nucleare, il ministro: “massimo rispetto per le scelte dei cittadini”
Nel confronto politico sul nucleare in Italia resta aperta anche l’ipotesi di un possibile referendum sulla legge. Pichetto Fratin ha affrontato il tema ribadendo il rispetto per la volontà popolare e la necessità di spiegare i contenuti del provvedimento. Quanto al possibile referendum sulla legge sul nucleare il ministro anticipa “massimo rispetto per le scelte dei cittadini. Saremo in grado di spiegare che non c’è nulla da temere”.
La posizione espressa punta a inserire il dibattito sul nucleare in un quadro di confronto pubblico, nel quale il governo ritiene di poter sostenere le ragioni della nuova strategia energetica e rassicurare sulle scelte previste.
Energia non fossile e concessione Ue sul deficit
L’intervista affronta anche il tema della concessione dell’Unione europea all’Italia di maggiore deficit per investire in energia non da fonti fossili. Pichetto Fratin ha collegato questo passaggio agli obiettivi sulle rinnovabili, rivendicando i risultati raggiunti negli ultimi tre anni.
Quanto alla concessione dell’Ue all’Italia di più deficit per investire in energia non da fonti fossili “se la richiesta è puntare sulle rinnovabili, noi in tre anni abbiamo già fatto anche di più di quanto richiesto dal cronoprogramma per il 2030, installando più di 22 gigawatt”.
Il ministro ha quindi evidenziato il dato degli oltre 22 gigawatt installati, presentandolo come un risultato superiore rispetto a quanto richiesto dal cronoprogramma per il 2030. Il tema delle rinnovabili viene così affiancato a quello del nucleare all’interno di una strategia più ampia sulle fonti energetiche non fossili.
Rinnovabili e paesaggio, il nodo delle Regioni
Pichetto Fratin ha infine richiamato il rapporto tra sviluppo delle rinnovabili e tutela del paesaggio, sostenendo che la difesa del territorio non dovrebbe trasformarsi in un blocco ideologico agli impianti. Il ministro ha puntato il dito contro alcune Regioni, accusate di frenare nuova capacità energetica.
Tuttavia, conclude, la difesa del paesaggio non dovrebbe prevalere “in maniera ideologica o per partito preso, come fanno certe Regioni. Che oggi bloccano 150 gigawatt di nuova capacità”.
Il riferimento ai 150 gigawatt di nuova capacità bloccati introduce uno dei nodi più delicati della transizione energetica italiana: la necessità di conciliare autorizzazioni, tutela ambientale, difesa del paesaggio e aumento della produzione da fonti non fossili. Nel quadro delineato dal ministro, il rafforzamento delle rinnovabili e il ritorno del nucleare sono parte di una stessa esigenza: aumentare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dall’estero.
La road map energetica tra nucleare, rinnovabili e autonomia nazionale
La linea indicata da Pichetto Fratin punta a costruire oggi le condizioni normative e industriali per le scelte energetiche dei prossimi anni. Il primo via libera della Camera al disegno di legge delega sul Nucleare rappresenta il passaggio politico iniziale, mentre la vera accelerazione è attesa con i decreti attuativi.
L’obiettivo dichiarato è completare il quadro giuridico prima di Natale, consentendo a chi sarà al governo di decidere entro la fine del decennio. Sullo sfondo restano la dipendenza dell’Italia dall’energia estera, il ruolo del nucleare francese, la crescita delle rinnovabili, gli investimenti in energia non fossile e il confronto con le Regioni sulla nuova capacità produttiva.


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