L’esplorazione dello Spazio sta vivendo una fase di profonda trasformazione geopolitica e strategica, con la Luna sempre più al centro degli interessi delle superpotenze mondiali. In questo scacchiere complesso, l’Europa cerca di mantenere una posizione di rilievo, destreggiandosi tra accordi storici e nuove sfide impreviste. Le recenti decisioni prese oltreoceano hanno infatti rimescolato le carte in tavola per i futuri passi dell’umanità sul suolo lunare. A tracciare un quadro dettagliato della situazione attuale e delle prospettive per gli astronauti del vecchio continente è il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, che in una lunga intervista all’agenzia di stampa Adnkronos ha fatto chiarezza sulle prossime mosse delle istituzioni europee, partendo proprio dal livello di coinvolgimento del nostro continente nelle imminenti e cruciali missioni previste all’interno del programma Artemis.
Il nuovo ruolo dell’Europa e il volo di Parmitano
Parlando della recente presentazione dell’equipaggio della missione Artemis III della NASA, che vedrà la partecipazione dell’italiano Luca Parmitano, Aschbacher ha delineato i contorni della collaborazione euro-americana. Con la NASA, spiega il direttore generale all’Adnkronos, “siamo in una fase di buona interlocuzione. Questo volo fa parte di un pacchetto negoziale più ampio che stiamo costruendo“. Una strategia di lungo termine che mira a consolidare la nostra posizione: “Stiamo lavorando con i nostri Stati membri a un rafforzamento dell’autonomia europea nell’economia lunare, attraverso programmi come Argonaut, Moonlight, l’Esms e altri. Stiamo avviando le trattative con la NASA. Siamo all’inizio, ma le condizioni di contorno sono favorevoli. Il fatto che la NASA abbia assegnato un posto da pilota a un astronauta ESA è un segnale molto chiaro di interesse al rafforzamento della cooperazione“, continua.
Lo stop al Lunar Gateway e la rinegoziazione dei posti
Nonostante i segnali positivi per i voli nell’orbita del nostro satellite, lo scenario per lo sbarco effettivo sulla superficie della Luna appare decisamente più incerto a causa delle recenti revisioni dei piani spaziali statunitensi. Il passo indietro americano sulla stazione orbitante lunare ha infatti un impatto diretto sugli accordi precedentemente stipulati. Alla domanda se con questa decisione vengano meno i 3 seggi previsti per gli astronauti europei, Aschbacher ha risposto all’Adnkronos con estrema franchezza: “Quei 3 posti erano legati ai contributi europei al Gateway. Ora che il Gateway è sospeso, dobbiamo negoziare praticamente da zero qualsiasi presenza europea sulla superficie lunare“. L’incertezza per ora domina e il direttore ammette che “se otterremo 1 posto, 2, o nessuno, questo non è ancora deciso“. La scelta statunitense sul Lunar Gateway, aggiunge, “ha cambiato l’architettura di Artemis, e per implicazione diretta anche il nostro coinvolgimento. Abbiamo dovuto riconfigurare, rinegoziare, ridefinire le priorità. Ed è esattamente quello che stiamo facendo adesso con gli Stati membri: assicurarci di avere contributi solidi nel contesto più ampio di Artemis, ma anche nell’interesse del rafforzamento dell’autonomia dell’Europa in tutti i settori spaziali, inclusa la superficie lunare“.
I patti bilaterali e il prossimo incontro ministeriale
Un altro tema nevralgico riguarda gli accordi diretti tra singole nazioni e l’agenzia americana. Riguardo alle recenti dichiarazioni del Ministro delle Imprese italiano Adolfo Urso, che ipotizzava almeno 2 posti riservati ad astronauti italiani nelle future missioni, il vertice dell’ESA mantiene una linea istituzionale prudente. “Non mi è possibile commentare le discussioni bilaterali tra singoli Paesi e la NASA. Non conosco le basi di quelle trattative né cosa viene offerto in cambio“, dichiara sempre all’Adnkronos. Guardando al futuro dell’agenzia europea, ribadisce che “siamo all’inizio dei negoziati sulle allocazioni di seggi dipenderanno dai contributi che metteremo sul tavolo“. Fondamentale sarà quindi il prossimo vertice in programma per definire i budget. Interrogato sulla conferma di una riunione ministeriale a dicembre, Aschbacher ha risposto: “È quello che è stato proposto e quello che gli Stati membri hanno accettato“. Riguardo all’ipotesi, avanzata dall’Italia, di tenere questa ministeriale intermedia il 15 dicembre a Roma, ha precisato infine le tempistiche decisionali: “La data è stata proposta nell’ultima riunione del Consiglio. La sede deve ancora essere confermata: ne discuteremo nella riunione del Consiglio prevista la settimana prossima“.


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