I Grandi Laghi prealpini e il bacino del Po restano al centro di una crisi idrica che continua ad aggravarsi a causa delle alte temperature e della persistente assenza di precipitazioni significative. È quanto emerso dalla riunione straordinaria dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, che ha fotografato una situazione definita ormai critica in gran parte del Nord Italia. Le portate del fiume e dei principali affluenti risultano in ulteriore calo, con valori sensibilmente sotto la media stagionale lungo l’asta del Po. Anche i grandi bacini mostrano segnali di sofferenza: il Lago Maggiore è sceso al 58,4% di riempimento, il Lago di Como al 58,2%, mentre il Lago di Garda si attesta al 74,3% e il Lago d’Idro al 27,3%, uno dei livelli più bassi del sistema.
Le criticità più gravi si registrano in Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, dove la disponibilità d’acqua per l’irrigazione è in forte riduzione e in alcuni casi i prelievi sono stati sospesi. Nel Delta del Po si segnala inoltre l’avanzata del cuneo salino, con intrusioni dell’acqua marina fino a 20 chilometri dalla foce, che stanno compromettendo le attività agricole. Secondo i tecnici dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, le recenti precipitazioni temporalesche non sono state sufficienti a ristabilire gli equilibri idrologici, mentre il caldo eccezionale ha accelerato la scomparsa delle residue riserve nivali. Per il distretto viene quindi confermata una condizione di severità idrica “media in assenza di precipitazioni“, con il monitoraggio che proseguirà nella prossima riunione fissata per il 3 luglio.


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