Nei primi 4 mesi del 2026 in Italia è stato registrato in media un allarme alimentare al giorno legato a prodotti importati dall’estero. In totale sono state 128 le segnalazioni, con un incremento del 24% rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti sui dati del sistema europeo di allerta rapido per alimenti e mangimi (Rasff), diffusa in occasione della Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare. Tra i casi segnalati figurano noci e pistacchi provenienti da Emirati Arabi Uniti, Turchia, Iran, Stati Uniti e Azerbaijan contaminati da aflatossine oltre i limiti consentiti. Sotto osservazione anche partite di pesce importate da Spagna, Polonia e Portogallo per la presenza di parassiti o livelli elevati di mercurio. Non sono mancati, inoltre, casi di peperoncini, olive e pomodori secchi provenienti da Tanzania, Egitto, Kenya e India risultati contaminati da pesticidi vietati o superiori ai limiti previsti dalla normativa europea.
Numeri che, secondo Coldiretti, confermano la necessità di rafforzare il sistema dei controlli lungo l’intera filiera agroalimentare, a partire dai porti, dagli aeroporti e dai valichi di frontiera attraverso cui transitano milioni di tonnellate di prodotti destinati al mercato italiano. Per l’organizzazione agricola, tuttavia, la sicurezza alimentare passa anche attraverso una maggiore trasparenza. Da qui la richiesta di introdurre l’obbligo dell’indicazione d’origine su tutti gli alimenti a livello europeo e di superare il principio dell’“ultima trasformazione sostanziale” previsto dall’attuale codice doganale. Una norma che consente a prodotti provenienti dall’estero di acquisire l’origine italiana dopo una semplice lavorazione effettuata nel Paese, con il rischio di generare confusione nei consumatori e penalizzare le imprese agricole nazionali.
La domanda di trasparenza appare sempre più forte. Secondo le rilevazioni Coldiretti-Censis, il 91% degli italiani ritiene fondamentale conoscere la provenienza degli alimenti acquistati, considerandola uno dei principali criteri di scelta al momento dell’acquisto. La tutela della sicurezza alimentare, sottolinea Coldiretti, significa anche difendere il reddito delle aziende agricole italiane, chiamate a confrontarsi con produzioni provenienti da Paesi dove sono consentiti fitofarmaci, tecniche produttive e standard ambientali vietati nell’Unione Europea.
Tra le priorità indicate dall’associazione figura inoltre il rafforzamento dell’educazione alimentare nelle scuole, con una maggiore presenza di prodotti italiani, locali e stagionali nelle mense e la valorizzazione dei principi della Dieta Mediterranea, anche per contrastare la diffusione dei cibi ultra-processati tra le giovani generazioni. Sul fronte della promozione di stili alimentari sani, Coldiretti evidenzia infine l’esperienza del progetto “Campagna Amica per la salute”, che ha portato l’organizzazione di mercati contadini in alcune strutture ospedaliere italiane, favorendo l’accesso diretto a prodotti freschi, tracciabili e di qualità.
Per Coldiretti, la sicurezza alimentare rappresenta una delle principali sfide strategiche per l’Europa. Una sfida che richiede controlli più efficaci alle frontiere, piena trasparenza sull’origine dei prodotti, regole commerciali fondate sul principio di reciprocità e una maggiore tutela del vero Made in Italy agroalimentare.
