SpaceX accelera per la più grande IPO della storia contro i rivali dell’intelligenza artificiale

Il colosso di Elon Musk punta a una valutazione da 1.750 miliardi di dollari e a una raccolta record da 75 miliardi a Wall Street, stringendo un'asse strategica con Anthropic in chiave anti-OpenAI.

Il panorama finanziario globale si appresta a vivere una scossa senza precedenti nel comparto tecnologico e aerospaziale. Il gigante SpaceX, guidato dal miliardario Elon Musk, ha impresso un’improvvisa accelerazione ai piani per la sua quotazione a Wall Street, con l’obiettivo strategico di anticipare il debutto sul mercato pubblico delle rivali nel campo dell’intelligenza artificiale, in particolare OpenAI e Anthropic. Secondo quanto trapelato da fonti finanziarie vicine all’operazione, la compagnia di esplorazione ed emissione satellitare punta a una maxi-valutazione da 1.750 miliardi di dollari, una cifra astronomica che include al suo interno anche una clausola di salvaguardia tecnica nota come opzione greenshoe, la quale permetterà ai sottoscrittori di immettere sul mercato ulteriori azioni qualora l’appetito e la domanda da parte degli investitori istituzionali dovessero superare le iniziali aspettative.

I dettagli finanziari e la struttura del collocamento sul mercato

La portata dell’operazione orchestrata da Elon Musk ridefinirà i record storici del capitalismo moderno. L’obiettivo minimo della compagnia è quello di ottenere una raccolta record pari ad almeno 75 miliardi di dollari attraverso questa Initial Public Offering (IPO). Se i target venissero confermati, l’operazione di SpaceX oscurerebbe in modo netto il primato mondiale precedentemente stabilito dal colosso petrolifero statale Saudi Aramco, che nel 2019 scosse i mercati raccogliendo 29 miliardi di dollari. La struttura tecnica scelta per lo sbarco in borsa prevede un’offerta configurata come interamente primaria. Questo significa che tutti i proventi derivanti dalla vendita dei titoli confluiranno direttamente nelle casse della società per finanziarne i piani di espansione, anziché andare a remunerare o liquidare le quote degli azionisti storici esistenti. Le grandi manovre sono già entrate nel vivo, dal momento che la dirigenza ha completato una serie di colloqui e incontri preliminari riservati con grandi investitori per testare l’interesse del mercato. La macchina formale si metterà ufficialmente in moto questo giovedì con la partenza del roadshow, la serie di presentazioni ufficiali alla comunità finanziaria che culminerà, secondo i piani attuali, nel debutto ufficiale sul listino di Wall Street programmato per il prossimo 12 giugno. Si tratta di una data densa di suggestioni storiche e personali per il fondatore, poiché si colloca a pochissimi giorni dal compleanno dello stesso Musk, che compirà gli anni il 28 giugno, e si manifesterà in contemporanea con un rarissimo fenomeno astronomico, l’allineamento celeste tra i pianeti Giove e Venere.

I conti di Starlink e il controllo assoluto di Elon Musk

I dettagli economici emersi dai documenti ufficiali e dal prospetto informativo depositato presso la Securities and Exchange Commission, l’organismo di vigilanza sui mercati statunitensi, offrono una panoramica dettagliata sulla salute finanziaria della compagnia, trainata soprattutto dalle sue divisioni commerciali. Il network satellitare Starlink ha recitato una parte da protagonista assoluto, dichiarando per l’anno d’esercizio 2025 ricavi complessivi per 11,4 miliardi di dollari, accompagnati da un solido utile operativo pari a 4,4 miliardi di dollari. L’andamento positivo ha trovato parziale conferma anche nei dati macroeconomici relativi ai primi tre mesi dell’anno in corso, periodo durante il quale la società ha registrato una crescita sostenuta delle vendite, salite del 15,4% per un valore complessivo di 4,7 miliardi di dollari. Questa vigorosa espansione del fatturato si è tuttavia scontrata con la necessità di ingenti e continui investimenti infrastrutturali, che hanno generato per il primo trimestre una perdita operativa temporanea quantificata in 1,9 miliardi di dollari. Al di là dei bilanci e delle oscillazioni contabili, lo sbarco sul listino azionario non intaccherà minimamente la catena di comando della società aerospaziale. Attraverso la struttura azionaria definita nel prospetto di quotazione, l’uomo più ricco del mondo manterrà saldamente le redini dell’azienda, blindando la propria leadership grazie al possesso dell’85% dei diritti di voto, una quota plebiscitaria che gli garantirà l’ultima parola su qualsiasi decisione strategica futura.

La guerra miliardaria contro OpenAI e il fantasma di Sam Altman

Dietro la forte accelerazione impressa al calendario dell’IPO si nasconde una complessa e accesa trama di rivalità geopolitica e tecnologica che vede contrapposto il fondatore di SpaceX ai principali laboratori di intelligenza artificiale. La fretta di sbarcare sul mercato azionario risponde alla precisa volontà strategica di battere sul tempo le quotazioni pubbliche di OpenAI e della rivale Anthropic, operazioni da tempo attese ed evocate dagli analisti finanziari. Il timore concreto che tormenta i vertici della compagnia spaziale è che un arrivo tardivo sui listini possa trovare una comunità di investitori già satura, determinando un pericoloso ridimensionamento dell’entusiasmo e della liquidità disponibile per il gruppo di Musk. La sfida assume inoltre i contorni di una profonda e irrisolta questione personale. Musk ha recentemente subito una pesante battuta d’arresto nelle aule di tribunale, dove è uscito sconfitto nel processo legale che lo vedeva contrapposto all’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman. Avendo co-fondato la società di intelligenza artificiale nel lontano 2015 per poi abbandonarla in aperto e violento contrasto con la successiva svolta commerciale impressa da Altman, l’imprenditore non intende tollerare un secondo smacco pubblico di fronte alla comunità finanziaria globale. Questo scontro di potere, caratterizzato negli anni da accuse reciproche e cause legali al veleno, è ora destinato a raggiungere l’apice proprio sul terreno della borsa valori, trasformando i listini americani nel ring definitivo per l’egemonia tecnologica del prossimo decennio.

L’inattesa alleanza con Anthropic nel nome della supercomputazione

In questo scenario di tensioni incrociate, le dinamiche di mercato hanno prodotto un ribaltamento geopolitico sorprendente, portando alla nascita di un’inedita coalizione industriale. Per arginare lo strapotere di OpenAI, la galassia societaria di Musk ha stretto una solida e strategica alleanza con Anthropic, la startup innovativa guidata da Dario Amodei. L’accordo quadro, formalizzato e annunciato lo scorso marzo, prevede che la startup riceva l’accesso privilegiato a una gigantesca infrastruttura tecnologica dotata di oltre 300 megawatt di capacità di calcolo, ponendo contemporaneamente le basi per future e più ampie collaborazioni congiunte su progetti di frontiera. Il consolidamento di questo fronte comune anti-OpenAI è giunto in modo inaspettato, superando le durissime frizioni verbali che avevano caratterizzato i mesi precedenti. Solamente a febbraio, infatti, il patron di SpaceX non aveva risparmiato attacchi feroci nei confronti della creatura di Amodei, definendola pubblicamente ipocrita e accusandola di odiare apertamente la civiltà occidentale a seguito di alcuni dissidi sorti tra i ricercatori della startup e le agenzie governative degli Stati Uniti. La necessità pragmatica di contrastare il rivale comune ha spinto il miliardario a compiere una rapida retromarcia nel giro di poche settimane, siglando un patto d’acciaio. Dopotutto, la vicinanza ideale tra l’imprenditore e la startup poggia su radici storiche condivise. Anthropic è stata infatti fondata nel 2021 da un nucleo scissionista di scienziati, manager e ricercatori fuoriusciti proprio da OpenAI a causa di insanabili divergenze etiche e programmatiche sulla gestione dei modelli di intelligenza artificiale, ricalcando quasi perfettamente lo stesso percorso di rottura e lo stesso dissenso ideale che anni prima avevano allontanato Musk dalla creatura di Altman.