La nuova era dell’esplorazione e dello sfruttamento commerciale dell’orbita terrestre prende il via oggi con un attesissimo lancio inaugurale. SpaceX è pronta a far volare verso lo Spazio la sua nuovissima capsula Starfall, un veicolo progettato con l’obiettivo specifico di rivoluzionare il trasporto e il rientro di materiali scientifici. Il decollo è programmato dalla rampa dello Space Launch Complex-40, situata presso la Cape Canaveral Space Force Station in Florida, con una finestra di lancio della durata di 1 ora che si aprirà alle 12:43 ora italiana. Si tratta di uno snodo cruciale per l’azienda aerospaziale, che punta a consolidare il suo storico dominio nel settore introducendo una tecnologia capace di supportare attivamente la manifattura orbitale, tra cui lo sviluppo di prodotti farmaceutici.
Le caratteristiche del nuovo veicolo spaziale
Starfall è un veicolo di trasporto cargo ideato per portare carichi utili nell’orbita terrestre bassa e oltre, viaggiando a bordo dei razzi Falcon 9 e Falcon Heavy di SpaceX. La piattaforma non è progettata per ospitare passeggeri umani, essendo invece fortemente orientata al supporto della ricerca scientifica e al recupero di prodotti realizzati durante la permanenza a zero gravità. Il concetto di fabbrica spaziale è già stato testato con successo da altre aziende come Varda Space, che ha fatto atterrare 5 capsule larghe 0,9 metri e pesanti 300 kg, di cui una capace di restituire un carico utile dopo oltre 8 settimane di orbita. La nuova capsula di SpaceX, tuttavia, vanta dimensioni nettamente superiori, misurando 3,1 metri di larghezza per 0,75 metri di altezza e potendo trasportare un carico utile che raggiunge i mille kg.
Il design tecnico e le fasi di rientro
La struttura di Starfall è strutturata in 2 sezioni principali progettate per separarsi dopo l’ingresso nell’atmosfera terrestre. La prima componente è una piastra superiore destinata allo stoccaggio del carico utile e all’alloggiamento dei sistemi di controllo dell’assetto, mentre la seconda è un resistente scudo termico in fibra di carbonio. Quest’ultimo immagazzina gas azoto compresso al fine di alimentare le manovre necessarie per eseguire atterraggi precisi e per dispiegare correttamente i paracadute. La capsula è del tutto priva di un sistema di propulsione autonomo e non ha la capacità di deorbitare da sola, motivo per cui i tecnici sfrutteranno il secondo stadio del Falcon 9 per indirizzare il veicolo dimostrativo verso la Terra. In caso di anomalie nello Spazio o durante le complesse procedure di discesa, l’intero hardware è progettato per disperdersi in totale sicurezza senza rilasciare propellenti nocivi nell’ambiente marino.
Il recupero in oceano e il razzo veterano
SpaceX non ha ancora comunicato per quanto tempo prevede di mantenere in orbita il veicolo di prova durante questa storica missione di debutto. Al momento del ritorno, le operazioni di recupero punteranno a un’area specifica nell’Oceano Pacifico per l’ammaraggio, calcolata a circa 1.300 km al largo della costa Ovest degli Stati Uniti d’America. In parallelo, il razzo Falcon 9 utilizzato per dare il via alla missione si dirigerà verso un rientro programmato nell’Oceano Atlantico. Si tratterà del 29° volo operativo per il booster identificato con il numero di serie 1078, che nel suo curriculum ha già supportato la missione Crew-6 della NASA verso la Stazione Spaziale Internazionale e altri 23 lanci satellitari. Dopo la fase di separazione, prevista a circa 2,5 minuti dal decollo, il primo stadio perfezionerà la sua traiettoria per posarsi sulla nave drone in attesa. Se il lancio di oggi dovesse subire imprevisti, è già stata fissata un’opportunità di riserva per domani 24 giugno al medesimo orario.


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