Spagna, il paradosso dell’energia solare: più impianti, stessa produzione e sprechi triplicati

Nonostante circa 10 GW di nuova capacità rinnovabile connessa alla rete, l’integrazione nel sistema resta ferma al 63% e cresce il peso delle limitazioni tecniche. A maggio 2026 l’energia rinnovabile sprecata si avvicina al 7%, contro il 2% di un anno prima

In Spagna, l’energia solare sta vivendo una situazione inedita. Il Paese continua a installare nuovi impianti di energia rinnovabile, ma la produzione effettivamente integrata nel sistema non cresce di pari passo. Anzi, secondo i dati disponibili, si produce sempre meno, o comunque la stessa quantità di un anno fa, nonostante negli ultimi dodici mesi siano stati connessi circa 10 GW di capacità in più. Il dato più rilevante riguarda lo squilibrio tra nuova potenza installata e reale capacità del sistema di assorbire l’energia prodotta. A fronte di una crescita significativa degli impianti, la percentuale di energie rinnovabili integrate nel sistema resta sostanzialmente invariata, fermandosi al 63%, un punto percentuale in meno rispetto a un anno fa.

La conseguenza è un aumento evidente dell’energia sprecata a causa di limitazioni tecniche, con un impatto particolare sull’energia solare, che nelle ore di massima insolazione viene sempre più spesso ridotta o non utilizzata.

Energia rinnovabile sprecata triplicata in un anno

Analizzando i dati, emerge che nel maggio 2025 la percentuale di energia rinnovabile sprecata si aggirava intorno al 2%. Un anno dopo, questa cifra si avvicina al 7%, più che triplicando. Il fenomeno mostra una dinamica chiara: si perde sempre più energia rinnovabile, nonostante la continua crescita della capacità installata. Il sistema elettrico spagnolo non riesce ad assorbire tutta l’energia prodotta dagli impianti connessi alla rete, in particolare nelle fasce orarie in cui la produzione solare raggiunge i livelli più elevati.

La crescita degli sprechi rappresenta uno degli aspetti più critici della situazione attuale. La Spagna dispone di più impianti, più capacità e più produzione potenziale, ma una quota crescente di questa energia non viene utilizzata. Il risultato è un sistema in cui l’aumento della capacità non si traduce automaticamente in maggiore energia effettivamente consumata o integrata.

Nuovi 10 GW connessi, ma l’integrazione resta al 63%

Il dato sui circa 10 GW di energie rinnovabili connessi negli ultimi dodici mesi è centrale per comprendere il paradosso spagnolo. In condizioni ordinarie, una crescita di questa portata dovrebbe determinare un incremento significativo della quota di energia rinnovabile assorbita dal sistema.

Invece, la percentuale di energie rinnovabili integrate resta al 63%, addirittura un punto percentuale in meno rispetto all’anno precedente. Questo significa che la nuova capacità installata non sta aumentando la quota effettiva di rinnovabili utilizzate dal sistema elettrico.

Il problema non riguarda soltanto la quantità di impianti, ma la capacità della rete e del mercato di gestire la produzione. La crescita della capacità rinnovabile, in assenza di una domanda sufficiente e di adeguati strumenti di integrazione, produce un effetto opposto a quello atteso: più energia potenziale, ma anche più energia limitata, tagliata o venduta a prezzi troppo bassi.

Il peso delle limitazioni tecniche sulla produzione solare

La situazione è aggravata dalle limitazioni tecniche, che rispetto a un anno fa stanno causando una perdita tripla di energia. La produzione solare risulta particolarmente esposta a questo problema perché si concentra nelle ore centrali della giornata, quando l’insolazione è massima e l’offerta di energia può superare la capacità di assorbimento della domanda.

Ogni giorno si perdono circa 7 GW di energia solare durante le ore di massima insolazione. In termini energetici, questo equivale a circa 70-80 GWh di energia sprecata.

Il dato evidenzia una criticità strutturale. Non si tratta soltanto di una riduzione marginale della produzione, ma di una quantità rilevante di energia solare che non viene utilizzata. La perdita giornaliera durante le ore di picco mostra come il sistema stia incontrando difficoltà crescenti nel gestire l’espansione degli impianti rinnovabili.

Meno ore di produzione e prezzi troppo bassi

Un altro elemento decisivo riguarda la redditività degli impianti. In Spagna, l’energia solare produce per meno ore e, quando riesce a produrre, lo fa a un prezzo così basso da rendere impossibile la redditività degli impianti.

Il problema del prezzo si somma a quello delle ore di produzione. Gli impianti si trovano quindi in una condizione doppia di criticità: da un lato vengono limitati tecnicamente o non riescono a immettere tutta l’energia potenziale in rete; dall’altro, nelle ore in cui producono, il valore dell’energia sul mercato è estremamente basso.

Questa dinamica mette sotto pressione il modello economico degli investimenti nel fotovoltaico e nelle energie rinnovabili. La crescita della capacità installata, in un mercato saturo nelle ore solari, può comprimere i prezzi al punto da ridurre drasticamente i ricavi degli impianti.

Un mercato liberalizzato senza pianificazione

Il quadro attuale viene ricondotto alla mancanza di pianificazione. In Spagna continuano a essere installati sempre più impianti di energia rinnovabile, nonostante i dati suggeriscano che sarebbe meglio rallentare, almeno fino a quando non si raggiungerà una maggiore domanda.

Secondo questa lettura, la domanda non sta crescendo abbastanza da assorbire la nuova capacità rinnovabile. Di conseguenza, l’espansione degli impianti procede più velocemente della capacità del sistema di integrare l’energia prodotta.

Il nodo centrale è il funzionamento di un mercato liberalizzato in cui chiunque può connettersi alla rete. In assenza di una pianificazione adeguata, la crescita delle connessioni può generare congestioni, sprechi e una riduzione del valore dell’energia prodotta.

In questo scenario, il caos viene attribuito interamente al settore stesso. L’espansione non coordinata della capacità rinnovabile, unita alla mancanza di domanda sufficiente e alle limitazioni tecniche della rete, sta producendo un sistema sempre più sbilanciato.

Perché la crescita delle rinnovabili non aumenta l’energia utilizzata

Il caso spagnolo mostra che la crescita della potenza installata non basta, da sola, a garantire un aumento dell’energia rinnovabile effettivamente utilizzata. La presenza di più impianti non comporta automaticamente una maggiore integrazione nel sistema, se la rete non è in grado di gestire i flussi e se la domanda non cresce in modo coerente.

La Spagna continua a connettere nuova capacità, ma la quota di energia rinnovabile integrata resta ferma. Questo significa che il sistema sta raggiungendo un punto di saturazione in alcune fasce orarie, soprattutto durante i picchi di produzione solare.

Il risultato è una contraddizione sempre più evidente: più impianti vengono installati, ma la quantità di energia utile non cresce nella stessa misura. Al contrario, aumenta l’energia che viene persa a causa delle restrizioni.

Il rischio di un peggioramento nei mesi estivi

La situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente nei mesi successivi. A giugno e luglio, le restrizioni sono destinate ad aumentare e si sprecherà ancora più energia, soprattutto energia solare.

Il motivo è legato alla stagionalità della produzione fotovoltaica. Nei mesi estivi, l’irraggiamento aumenta e gli impianti solari producono di più, soprattutto nelle ore centrali della giornata. Se la domanda non cresce e la rete non riesce ad assorbire tutta l’energia, le limitazioni tecniche diventano più frequenti e più pesanti.

Il rischio è quindi quello di un ulteriore aumento della quota di energia rinnovabile sprecata, già passata in un anno da circa il 2% a quasi il 7%. Con l’arrivo dei mesi di maggiore produzione solare, il sistema potrebbe trovarsi a gestire livelli ancora più alti di energia non utilizzata.

La sfida della domanda e dell’equilibrio del sistema elettrico

La questione centrale resta la domanda. I dati attuali suggeriscono che sarebbe necessario rallentare l’espansione degli impianti, almeno fino a quando non si raggiungerà una maggiore domanda in grado di assorbire la nuova capacità.

Tuttavia, questo aumento della domanda, a quanto pare, non sta avvenendo. La crescita degli impianti continua, mentre l’energia effettivamente integrata nel sistema resta stabile. Il risultato è una crescente distanza tra capacità installata e capacità utilizzata.

La transizione energetica spagnola si trova così davanti a una fase complessa. L’obiettivo di aumentare la produzione da fonti rinnovabili si scontra con la necessità di garantire equilibrio, stabilità e sostenibilità economica del sistema.

Spagna, il nodo irrisolto dell’energia solare

Il caso della Spagna mette in evidenza una delle sfide più delicate dell’energia rinnovabile: installare più impianti non è sufficiente se non esistono condizioni tecniche, economiche e di domanda in grado di valorizzare l’energia prodotta.

La produzione solare sta aumentando in termini di capacità potenziale, ma non in termini di energia realmente assorbita. Gli sprechi crescono, le restrizioni tecniche si moltiplicano, i prezzi scendono e la redditività degli impianti diventa sempre più difficile.

Nel giro di un anno, la percentuale di energia rinnovabile sprecata è passata da circa il 2% a quasi il 7%. Nello stesso periodo, sono stati connessi oltre 10 GW di nuova capacità rinnovabile, ma la quota di energia integrata nel sistema è rimasta ferma al 63%.

La combinazione di nuova capacità, domanda insufficiente, prezzi bassi e limitazioni tecniche sta trasformando l’energia solare in Spagna in un caso emblematico di crescita non coordinata. E con l’arrivo di giugno e luglio, il sistema si prepara a una fase ancora più critica, in cui le restrizioni potrebbero aumentare e la quantità di energia solare sprecata diventare ancora più elevata.