Si è conclusa con successo la missione scientifica internazionale che, dal 7 al 16 giugno 2026, ha riunito nelle acque dello Skagerrak – lo stretto del Mare del Nord tra Danimarca, Norvegia e Svezia – un team di ricercatori impegnati nello studio dello squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus), il vertebrato più longevo oggi conosciuto, capace di superare i 400 anni di vita. Alla spedizione hanno partecipato 23 scienziati provenienti da Danimarca, Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Francia e Germania, a bordo della Dana IV, la più grande nave oceanografica del Governo danese, gestita dalla Denmark Technical University (DTU).
La campagna rientra nel progetto internazionale “Old and Cold”, finanziato dal Governo danese e avviato dal professor John Fleng Steffensen, pioniere degli studi sulla biologia e l’ecologia dello squalo della Groenlandia. Oggi il progetto è coordinato da Kirstine Fleng Steffensen, che ha guidato l’organizzazione della missione. L’obiettivo della spedizione è approfondire la conoscenza della biologia, dell’ecologia e del comportamento di questa straordinaria specie, con particolare attenzione agli effetti del cambiamento climatico sulla fisiologia cardiaca e sul metabolismo. Parallelamente, sono stati raccolti campioni biologici destinati ad analisi genetiche, citogenetiche e neurobiologiche per caratterizzare il genoma della specie, determinarne il numero di cromosomi, studiare la dinamica dei telomeri e sviluppare nuove linee cellulari sperimentali.
Tra i protagonisti della missione anche il progetto italiano PRIN2022 SharkAGE, coordinato dal professor Alessandro Cellerino della Scuola Normale Superiore, in collaborazione con Eva Terzibasi Tozzini (Stazione Zoologica Anton Dohrn), Paolo Domenici (Istituto di Biofisica del CNR di Pisa e ricercatore associato BEOM) e Sara Ferrando (Università di Genova). Per la Stazione Zoologica Anton Dohrn hanno partecipato Emanuele Astoricchio, ricercatore post-doc del progetto SharkAGE, e Paolo Domenici.
Il progetto SharkAGE punta a identificare i meccanismi molecolari responsabili dell’eccezionale longevità dello squalo della Groenlandia e della capacità di mantenere funzionali organi vitali come cervello e cuore per diversi secoli. In particolare, il gruppo della Stazione Zoologica Anton Dohrn concentra la propria attività sui processi di neurogenesi adulta, ossia la produzione di nuovi neuroni nel corso della vita, e sui fenomeni di neuroinfiammazione associati all’invecchiamento. Attraverso l’analisi di specifici marcatori cellulari, i ricercatori intendono comprendere come il sistema nervoso di questi animali riesca a preservare la propria efficienza nonostante il trascorrere del tempo.
I risultati saranno messi a confronto con quelli ottenuti dal lemargo mediterraneo (Somniosus rostratus), specie strettamente imparentata ma caratterizzata da una longevità molto inferiore, generalmente inferiore ai 60 anni. Questo approccio comparativo consentirà di individuare i fattori genetici e biologici che potrebbero aver favorito l’evoluzione dell’eccezionale durata della vita dello squalo della Groenlandia.
La missione si inserisce in un percorso di ricerca già ricco di risultati significativi. Negli ultimi anni, infatti, il consorzio internazionale ha contribuito alla pubblicazione del primo genoma della specie e ha prodotto studi innovativi sulla fisiologia cardiaca, aprendo nuove prospettive nella comprensione dei meccanismi dell’invecchiamento. Le analisi avviate durante questa campagna rappresentano un ulteriore passo avanti nella biologia dell’invecchiamento. Le prime evidenze indicano infatti che lo squalo della Groenlandia possieda straordinari meccanismi di resilienza biologica, in grado di preservare l’integrità e la funzionalità di organi fondamentali come cervello e cuore nonostante l’accumulo dei danni cellulari tipicamente associati all’età.
L’integrazione delle indagini neurobiologiche con analisi genomiche, trascrittomiche e proteomiche permetterà di identificare i principali pathway molecolari coinvolti nella longevità e nel mantenimento funzionale dei tessuti. Comprendere questi meccanismi potrebbe non solo contribuire alla conservazione delle specie marine, ma offrire anche nuove prospettive alla ricerca biomedica, favorendo lo sviluppo di strategie innovative per promuovere un invecchiamento sano nell’uomo.


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