La rete di monitoraggio sismico INGV ha rilevato un nuovo evento nel bacino del Tirreno meridionale. Un terremoto magnitudo 3.9 si è verificato alle ore 05:51, localizzato nella zona delle Isole Eolie, in provincia di Messina. Nello specifico, l’epicentro è stato individuato in mare aperto, a Nord/Est dell’isola di Filicudi e a Nord/Ovest dell’isola di Salina. L’aspetto più rilevante di questo fenomeno tellurico è senza dubbio la sua notevole profondità, stimata a 306 km sotto il livello del mare, una peculiarità che ne ha attenuato fortemente il risentimento in superficie. Questa caratteristica ipocentrale accomuna molti degli eventi registrati in questa specifica e complessa area geografica di convergenza tra grandi placche tettoniche.
La geodinamica della zona e il processo di subduzione
I terremoti nel Tirreno meridionale sono intimamente legati a un processo geologico noto come subduzione. Nello specifico, si tratta dello sprofondamento della litosfera oceanica ionica al di sotto dell’arco calabro, un movimento che spinge la placca a immergersi nel mantello terrestre procedendo verso il di sotto del bacino tirrenico. Questo imponente spostamento tettonico è il motore primario che ha generato l’apertura stessa del Mar Tirreno, un bacino relativamente giovane formatosi soltanto nel corso degli ultimi milioni di anni. Il segmento di litosfera che continua a sprofondare, definito tecnicamente “slab“, risulta ancora oggi molto attivo ed è la causa diretta dei frequenti terremoti profondi che le stazioni sismiche registrano costantemente al largo delle coste della Calabria e della Sicilia orientale. Solitamente, la profondità degli ipocentri segue in modo lineare la geometria della placca in subduzione, diventando via via maggiore man mano che dalla costa calabra la struttura geologica scende verso il centro del bacino tirrenico. Questo genere di sismi profondi, pur rilasciando talvolta molta energia, difficilmente provoca danni o allarme, in quanto la vasta e densa coltre di roccia sovrastante dissipa gran parte della forza distruttiva prima che le onde sismiche raggiungano i centri abitati superficiali.
La sismicità storica del bacino tirrenico
L’area delle Isole Eolie e del Tirreno meridionale nel suo complesso possiede una ricca e documentata storia sismica, caratterizzata proprio dalla ricorrenza di eventi profondi e talvolta particolarmente energetici. Analizzando la sismicità storica recente, si nota in modo inequivocabile come questa porzione di fondale marino sia del tutto abituata a rilasci di energia significativi per via del proprio assetto geologico. Ad esempio, risalendo nei registri fino all’anno 1985, le reti di monitoraggio hanno individuato diversi terremoti con magnitudo superiore al grado 5.0. Tra questi picchi, spiccano in particolare un paio di eventi di magnitudo 5.8: il primo è avvenuto il 28 ottobre 2016 a Nord della costa siciliana, localizzato con un ipocentro profondo ben 481 km, mentre un secondo terremoto di analoga potenza si era verificato il 26 ottobre 2006 in un’area marittima leggermente più prossima al litorale calabro. Un altro esempio storico di rilievo è rappresentato dal terremoto di magnitudo 5.3 registrato nel mese di maggio del 2004, a una profondità stimata di 255 km. Andando ancora più a ritroso nei secoli attraverso il catalogo sismico a partire dal 1900, l’area ha fatto registrare globalmente una ventina di scosse con magnitudo superiore alla soglia di 5.0, tra cui un intenso evento di magnitudo 5.6 avvenuto nel 1978. Si tratta quindi di una zona estremamente viva e dinamica, la cui vivacità tettonica sotterranea non deve destare alcuna sorpresa, in quanto rappresenta una normale e attesa espressione della complessa evoluzione geologica del Mediterraneo centrale.





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