Terremoto Calabria, esperto CNR: “con ipocentro superficiale avrebbe provocato danni, in questa Regione convivono scosse con profondità diverse”

Il commento scientifico di Andrea Billi (CNR-IGAG) spiega la natura del sisma della scorsa notte e la particolare conformazione geologica del territorio calabrese

La scorsa notte la terra è tornata a tremare nel sud Italia, destando una comprensibile e forte apprensione tra la popolazione. Un terremoto in Calabria di magnitudo 6.1 ha fatto registrare un’intensità sulla scala Richter che, in altre circostanze storiche, avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche per il territorio. Tuttavia, l’evento sismico non ha fatto registrare crolli o feriti, risolvendosi fortunatamente solo con un grande spavento per chi ha avvertito la vibrazione. Per comprendere appieno la dinamica di questo fenomeno e capire come sia possibile che una magnitudo così elevata non abbia provocato distruzione, è fondamentale analizzare i dati scientifici e le valutazioni degli esperti che monitorano costantemente il sottosuolo della penisola.

L’analisi dell’esperto e il fattore profondità dell’ipocentro

A fare chiarezza su quanto accaduto e a rassicurare i cittadini è intervenuto Andrea Billi del CNR-IGAG (Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche). L’esperto ha immediatamente focalizzato l’attenzione sul fattore cruciale che ha determinato l’incolumità delle persone e delle infrastrutture calabresi, ovvero la localizzazione millimetrica del punto di origine della scossa nel sottosuolo. Le caratteristiche intrinseche di questo specifico evento sismico indicano che la spiegazione della mancata devastazione risiede interamente nella fisica della propagazione delle onde sismiche attraverso i chilometri di roccia.

In merito alla natura profonda del sisma della scorsa notte, Andrea Billi ha dichiarato testualmente: “È un terremoto molto profondo. Oltre i 200 km di profondità. Dunque l’energia si dissipa lungo il percorso verso la superficie e non fa sostanziali danni. Fosse stato a 10 km di profondità come quelli delle Marche, L’Aquila etc allora avrebbe fatto danni“.

Il confronto con i terremoti superficiali distruttivi in Italia

Le parole dello scienziato mettono in luce una distinzione fondamentale per la comprensione del rischio sismico in Italia. Quando si valuta l’impatto di un terremoto, la magnitudo esprime unicamente l’energia sprigionata alla sorgente, ma l’effetto avvertito e i reali danni causati dipendono in modo drastico dalla profondità ipocentrale. Nel caso del recente sisma calabrese, la colonna di oltre duecento chilometri di crosta terrestre attraversata dalle onde ha funzionato come un enorme ammortizzatore naturale. Questo lungo tragitto ha permesso la dissipazione dell’energia sismica prima che questa potesse raggiungere i centri abitati in superficie.

La differenza appare evidente se si confronta questo scenario con le tragedie del passato recente italiano menzionate esplicitamente dall’esperto del CNR. Eventi disastrosi come quelli che hanno colpito duramente le Marche o L’Aquila sono stati caratterizzati da ipocentri molto vicini alla superficie terrestre, localizzati a circa 10 km di profondità. In quei casi storici, la vicinanza della sorgente sismica alle strutture civili non ha lasciato spazio alla dispersione della forza d’urto, scaricando tutta la potenza del movimento tellurico direttamente sotto le fondamenta degli edifici e provocando le devastazioni che purtroppo la cronaca ricorda.

La Calabria e la sua peculiare attività sismica profonda

La penisola calabrese rappresenta un’area geomorfologica particolarmente complessa e unica nel panorama del Mar Mediterraneo. Questa specifica conformazione comporta la coesistenza di diverse tipologie di fenomeni sismici, che si manifestano a profondità radicalmente differenti tra loro. I cittadini e gli osservatori non devono quindi interpretare l’evento della scorsa notte come un’anomalia imprevedibile o il preludio a catastrofi imminenti, bensì come la manifestazione di una precisa e ricorrente attività del sottosuolo legata alla complessa tettonica delle placche della regione.

Sviluppando questa importante riflessione sulla geologia locale e sulla frequenza di tali eventi, Andrea Billi ha infatti aggiunto: “La Calabria è un posto particolare perché oltre ad avere i terremoti poco profondi (10 km) ha anche quelli profondi (200-400 km) che si ripetono con una certa regolarità senza provocare danni. Dunque non c’è da meravigliarsi se un terremoto di M 6.1 non ha fatto danni. È legato alla distanza dalla superficie terrestre“.

Consapevolezza scientifica contro l’allarmismo

L’intervento del ricercatore del CNR-IGAG offre una chiave di lettura scientifica essenziale per contrastare la disinformazione e il panico ingiustificato che tendono a diffondersi sui canali d’informazione e sui social network in seguito a scosse di magnitudo superiore a 6. Sapere che la Calabria è storicamente soggetta a terremoti profondi localizzati tra i 200 e i 400 chilometri, i quali si ripetono regolarmente senza provocare conseguenze materiali, permette di contestualizzare correttamente l’accaduto. La grande distanza dalla superficie terrestre rimane la migliore protezione naturale della regione contro l’energia sprigionata dalle grandi profondità del pianeta.