Nella mattinata odierna la terra è tornata a tremare intensamente nel bacino del mare Mediterraneo, facendo registrare un evento sismico importante. Alle 10:25 ora italiana, corrispondenti alle 11:25 locali in Grecia, un forte terremoto magnitudo 5.0 ha colpito l’area delle isole del Dodecaneso. I dati ufficiali forniti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia indicano che l’epicentro è stato localizzato in mare, al largo dell’isola di Scarpanto. Il raido movimento tellurico si è originato a una profondità di 12 km, una quota piuttosto superficiale che ha fatto percepire in modo netto l’onda sismica.
Perché si verificano terremoti in questa zona del Mare Egeo
L’area del Dodecaneso e l’intero settore che circonda la Grecia rappresentano uno degli snodi tettonicamente più attivi dell’intero pianeta. La complessa dinamica geologica di questa regione è governata dallo scontro inesorabile e continuo tra grandi placche litosferiche. Nello specifico, la placca africana si muove costantemente verso Nord e va in subduzione, immergendosi al di sotto della piccola e frammentata placca egea a una velocità di svariati millimetri ogni anno.
Questo lento processo di scorrimento e attrito genera un formidabile accumulo di energia elastica lungo le faglie sottomarine, la quale viene poi improvvisamente rilasciata sotto forma di dirompenti onde sismiche. La presenza della fossa ellenica, una vasta depressione che si snoda nel fondale marino, testimonia la violenza di questa attività profonda. Tutta la tensione che si concentra lungo i margini di questi enormi blocchi rocciosi trova la sua naturale via di sfogo attraverso frequenti fratture, rendendo l’intero quadrante meridionale e l’area a Sud/Est della penisola greca un territorio esposto a un rischio sismico particolarmente elevato.
La sismicità storica della regione e i grandi eventi del passato
Consultando i cataloghi storici e le reti strumentali affinate nel corso degli ultimi decenni, emerge in modo evidente come la sismicità di questo specchio di mare sia continua e, in diverse occasioni, decisamente estrema. Nel corso dei secoli la convergenza tra le faglie ha prodotto terremoti devastanti, sprigionando energie che hanno ampiamente superato magnitudo 7. Uno degli eventi in assoluto più distruttivi del passato risale all’anno 1303, quando un sisma di magnitudo stimata 8.0 squarciò il fondale tra Creta e Rodi.
In quell’occasione si generò uno spaventoso tsunami le cui onde viaggiarono a oltre 600 km/h, spingendosi per colpire le coste fino a quasi 2mila km di distanza, devastando città in Egitto e in gran parte del bacino orientale. Anche in epoca contemporanea l’area non ha mai smesso di muoversi: nel 1956 un potente terremoto nei pressi dell’isola di Amorgos scatenò onde anomale e danni ingenti in tutto l’arcipelago. Alla luce di questi dati, scosse di magnitudo 5.0 come quella registrata oggi costituiscono un ordinario tassello nel complesso e dinamico mosaico geologico del Mediterraneo.





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