Terremoto Islanda, forte scossa davanti alla costa occidentale | DATI e MAPPA

Una forte scossa di terremoto si è verificata nelle acque davanti alla costa occidentale dell’Islanda alle 20:32 di oggi, sabato 27 giugno

Una forte scossa di terremoto si è verificata nelle acque davanti alla costa occidentale dell’Islanda alle 20:32 (ora italiana) di oggi, sabato 27 giugno. I sismografi hanno registrato un sisma di magnitudo 5.8, avvenuto davanti alla costa del Paese, a nord-ovest della capitale Reykjavik. L’evento è avvenuto ad una profondità di appena 5km, il che rende possibile che la scossa sia stata avvertita anche sulla terraferma a causa dell’ipocentro superficiale che amplifica la percezione dei tremori. Questa superficialità agisce come un amplificatore naturale delle onde sismiche: l’energia accumulata dalle rocce non viene smorzata dagli strati profondi della crosta, ma si propaga quasi intatta verso l’alto, rendendo i tremori chiaramente percepibili dalle popolazioni costiere e della stessa area metropolitana della capitale, nonostante la distanza dall’epicentro marino. Al momento, non sono noti danni a persone o cose.

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La geologia dell’Islanda e il motore delle dorsali oceaniche

Per comprendere perché la costa occidentale dell’Islanda tremi con tale vigore, è necessario osservare la struttura profonda di questa porzione di mondo. L’isola non è semplicemente una terra emersa circondata dall’oceano, ma rappresenta l’unico punto del pianeta in cui la Dorsale Medio Atlantica taglia una massa terrestre sopra il livello del mare. In questa precisa cicatrice geologica, la placca tettonica nordamericana e quella eurasiatica si stanno letteralmente separando, allontanandosi l’una dall’altra a una velocità media di circa due centimetri all’anno. Questo continuo processo di divergenza crea immense tensioni meccaniche lungo le faglie. Nella zona colpita dal sisma odierno, proprio dove la dorsale prosegue il suo cammino sommerso nell’Oceano Atlantico, la crosta terrestre viene continuamente stirata e lacerata.

Una terra plasmata da terremoti ed eruzioni continue

La sismicità della porzione occidentale e sudoccidentale dell’Islanda non è certo una novità per gli scienziati e i residenti. Questa regione è storicamente caratterizzata da complessi sistemi di faglie che collegano le zone di rift oceanico alle strutture vulcaniche dell’isola. Spesso la sismicità in Islanda cammina di pari passo con l’attività vulcanica, poiché il movimento del magma ad alte profondità deforma la crosta e innesca quelli che in gergo vengono definiti sciami sismici. Tuttavia, le faglie marine a nord-ovest della Penisola di Reykjanes sono altrettanto capaci di generare terremoti puramente tettonici, legati esclusivamente allo scivolamento dei blocchi rocciosi lungo le zone di frattura oceanica. Eventi con magnitudo vicina a 6, come quello registrato questa sera, rientrano perfettamente nel potenziale energetico espresso regolarmente da questo instabile mosaico geodinamico.

I precedenti storici e la memoria sismica dell’isola

L’Islanda custodisce una memoria storica densa di grandi eventi sismici, che nel corso dei secoli hanno ridisegnato il paesaggio e messo alla prova l’adattabilità dei suoi abitanti. Sebbene le aree disabitate dell’interno o le zone oceaniche limitino i danni strutturali, la storia sismica del Paese ricorda eventi di grandissimo impatto, in particolare nella “South Iceland Seismic Zone“, dove nel 1784 e nel 1896 violenti terremoti stimati oltre la magnitudo 6.5 rasero al suolo interi villaggi rurali dell’epoca. In tempi più recenti, la transizione tra il XX e il XXI secolo ha visto l’area meridionale e occidentale scossa da eventi significativi nel 2000 e nel 2008, capaci di far tremare gli edifici di Reykjavik e di causare diffuse fratturazioni nel terreno. Ogni volta che la terra trema al largo delle coste islandesi, la natura ricorda che il processo di nascita e di espansione dell’Oceano Atlantico è un cantiere geologico perennemente aperto.