La terra è tornata a tremare nel cuore della notte nell’Appennino centrale, risvegliando i residenti a causa di una scossa di terremoto di magnitudo 3.1 riportata dalla Sala Sismica dell’INGV di Roma. L’evento sismico si è verificato alle 04:34, con epicentro localizzato a 4 km a Nord del Comune di Barete, in provincia de L’Aquila. I sismologi hanno localizzato l’ipocentro a 15 km di profondità, valore che ha permesso all’onda sismica di propagarsi ed essere chiaramente avvertita in superficie. La zona interessata si trova in un’area particolarmente sensibile della penisola, posizionata lungo la dorsale montuosa esattamente a metà strada tra la città de L’Aquila e Amatrice, distante circa 16 km dall’epicentro odierno.
Il terremoto è stato percepito distintamente in diverse località, come confermano i numerosi dati raccolti dal servizio “Hai Sentito il Terremoto” gestito dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Le segnalazioni dei cittadini svegliati dal sisma sono arrivate dai Comuni di L’Aquila, Pizzoli, Montereale, Rieti, Borbona, Barete, Cagnano Amiterno, Scoppito e Crognaleto. La posizione geografica dell’epicentro colloca inoltre l’evento tellurico a 18 km a Nord/Ovest de L’Aquila, 40 km a Ovest di Teramo e 52 km a Est di Terni, coinvolgendo un vasto bacino che convive da sempre con la natura irrequieta e complessa di questo territorio montuoso. Data la magnitudo contenuta, non si registrano danni a persone o cose.
Perché si verificano terremoti in questa zona
L’area compresa tra la provincia de L’Aquila, il reatino e i monti della Laga rappresenta uno dei settori a maggiore pericolosità sismica dell’intero bacino del Mediterraneo. Questa complessa dinamica è causata dallo scontro e dallo scivolamento continuo tra la placca tettonica africana e quella euroasiatica, un vasto processo geologico che determina la costante estensione della catena appenninica. La crosta terrestre in questa specifica fascia territoriale è attraversata da un intricato e profondo sistema di faglie attive di tipo distensivo, fratture della roccia che si allargano e accumulano enormi quantità di energia nel corso dei decenni e dei secoli. Quando la tensione sotterranea supera il limite di resistenza delle faglie, l’energia si libera improvvisamente sotto forma di onde sismiche, generando i terremoti che periodicamente scuotono le valli dell’Italia centrale.
La sismicità storica del territorio tra L’Aquila e Amatrice
Il territorio appenninico a cavallo tra Abruzzo e Lazio ha una lunga e drammatica storia sismica, segnata da eventi di grande portata che hanno plasmato la geografia, l’architettura e la cultura delle popolazioni locali. L’epicentro odierno di Barete si colloca proprio nel mezzo di 2 dei crateri sismici più recenti e devastanti della storia d’Italia. A breve distanza verso Sud/Est vi è L’Aquila, colpita dal disastroso sisma del 6 aprile 2009, mentre risalendo a Nord/Ovest si incontrano Amatrice e i territori limitrofi, devastati dalla terribile sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016. Scavando negli archivi storici, si rinvengono tracce di catastrofi ben più antiche e di magnitudo superiore, come il grande terremoto del 1703 che rase al suolo il capoluogo abruzzese e gran parte dei borghi circostanti.







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