La terra torna a tremare nell’Appennino parmense, dove nelle ultime ore si è attivata una sequenza di eventi ravvicinati. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato una serie di terremoti concentrati nel territorio montano della provincia di Parma, con epicentri localizzati prevalentemente a Ovest dei centri abitati di Bedonia e Tornolo. Il fenomeno ha avuto inizio nella tarda serata di ieri e si è protratto fino alle prime ore di oggi, generando preoccupazione tra i residenti della Val di Taro e dei Comuni limitrofi, molti dei quali hanno distintamente avvertito le vibrazioni.
I dati dello sciame sismico: magnitudo e profondità delle scosse
L’analisi dettagliata dei dati forniti dai sismografi evidenzia un totale di 29 scosse registrate in un arco temporale ristretto. La prima scossa della sequenza si è verificata ieri sera, 8 giugno 2026, alle ore 22:24, con una magnitudo di 1.0 ed epicentro situato a 1 km a Ovest di Bedonia. L’ultimo evento rilevato dai sistemi di monitoraggio risale invece a oggi, 9 giugno 2026, alle ore 03:49, con una magnitudo di 1.6 sempre nella medesima area. All’interno di questo intervallo, l’evento energetico maggiore ha raggiunto una magnitudo massima pari a 2.7, registrata ieri alle ore 23:18 ad una distanza di appena 1 km a Ovest di Bedonia.
Per quanto riguarda la profondità degli ipocentri, i dati mostrano che i movimenti si sono sviluppati nella crosta terrestre superficiale. L’ipocentro massimo, ossia il più profondo, è stato localizzato a 15 km. L’ipocentro minimo, corrispondente alla scossa più vicina alla superficie, è stato invece individuato a soli 7 km di profondità. La localizzazione degli epicentri si concentra interamente in una stretta fascia collinare e montana compresa tra i territori comunali di Bedonia e Tornolo. Il risentimento sismico ha interessato sia queste 2 località sia un raggio più ampio, venendo percepito anche nei territori di Bardi, Compiano, Albareto, Borgo Val di Taro, spingendosi oltre il confine regionale fino a Varese Ligure, Ne, Zeri, Castiglione Chiavarese e Pontremoli.
Le cause geologiche e la sismicità storica della Val di Taro
La sismicità della provincia di Parma, e in particolare della zona dell’Appennino Tosco-Emiliano, è legata alle complesse dinamiche tettoniche che guidano l’evoluzione della penisola italiana. Questa catena montuosa si è formata a causa della collisione tra la placca africana e quella eurasiatica. Nel settore interno dell’Appennino settentrionale, le spinte compressive hanno lasciato il posto a fenomeni di estensione crostale. Il territorio è attraversato da un sistema di faglie normali che frammentano la crosta e accumulano stress meccanico nel tempo. Quando l’energia accumulata supera la resistenza delle rocce, si verifica la rottura lungo i piani di faglia, originando i terremoti. Gli sciami sismici sono frequenti in queste aree poiché indicano un rilascio graduale e frazionato dell’energia accumulata, impedendo spesso il verificarsi di un singolo evento di proporzioni distruttive.
La storia sismica della Val di Taro
La storia sismica della Val di Taro e delle aree circostanti conferma la propensione del territorio a ospitare eventi di intensità medio-bassa. Sebbene la regione non sia storicamente soggetta ai terremoti catastrofici tipici dell’Appennino centrale o meridionale, la presenza di eventi con magnitudo compresa tra 4.0 e 5.5 è documentata nei cataloghi storici. Sequenze sismiche e sciami di breve o media durata si ripetono periodicamente, come accaduto in passato nei pressi del confine con la Lunigiana e la Garfagnana, aree caratterizzate da strutture geologiche contigue.






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