La terra è tornata a tremare in modo avvertibile nella notte nell’area vulcanica situata a Ovest di Napoli, svegliando bruscamente i residenti. Alle ore 03:02, i sismografi INGV hanno registrato un terremoto di magnitudo 3 ad una profondità superficiale di 3 km. L’epicentro è stato localizzato nel Comune di Pozzuoli, dove il sisma è stato avvertito con forte intensità. L’evento principale è stato seguito da una replica di magnitudo 2.1 alle ore 03:14, originatasi dallo stesso ipocentro. In pochi minuti il servizio “Hai Sentito il Terremoto” dell’Istituto ha raccolto segnalazioni da Bacoli, Quarto, Napoli, Caserta, San Nicola la Strada, Castel Volturno, Castellabate, fino a Capri e Ischia.
L’evoluzione dello sciame sismico in corso
L’Osservatorio Vesuviano ha tempestivamente comunicato all’amministrazione comunale di Pozzuoli che a partire dalle ore 03:03 è iniziato un nuovo sciame sismico nei Campi Flegrei. Fino a questo momento sono stati rilevati in via preliminare 7 terremoti con magnitudo pari o superiore a 0, di cui 4 localizzati. L’evento di magnitudo 3 rappresenta attualmente la scossa di maggiore energia dell’intera sequenza. La Protezione Civile e il Comune di Pozzuoli stanno monitorando l’evolversi della crisi sismica in stretta collaborazione con gli esperti, impegnandosi a fornire aggiornamenti costanti fino alla totale conclusione del fenomeno geologico.
Perché avvengono i terremoti nell’area flegrea
I Campi Flegrei costituiscono una immensa caldera vulcanica attiva e la principale causa scatenante di questa incessante attività è il bradisismo. Questo termine indica un lento ma inesorabile movimento del suolo verso l’alto o verso il basso, guidato dalla variazione di pressione dei gas e dei fluidi idrotermali nel sottosuolo profondo. Quando i fluidi si espandono spingono la roccia sovrastante verso l’alto, accumulando enormi tensioni meccaniche all’interno della crosta terrestre. La roccia flegrea finisce inevitabilmente per fratturarsi, generando così i tipici sciami sismici. A causa della struttura del vulcano sotterraneo, queste fratture avvengono a profondità molto basse, tipicamente comprese tra 1 e 4 km sotto il livello del mare. Questa superficialità fa in modo che le scosse vengano avvertite dalla popolazione in maniera molto netta, spesso accompagnate da un sordo boato.
La sismicità storica e le crisi bradisismiche
L’area flegrea convive da millenni con l’attività sismica e le fluttuazioni del livello del suolo. Guardando ai dati documentati, le crisi più acute si sono registrate tra il 1970 e il 1984. Nello specifico, nel biennio 1982-1984 il suolo di Pozzuoli si sollevò di quasi 2 metri, scatenando una sequenza impressionante di oltre 10mila terremoti che portò all’evacuazione del centro storico. In quel periodo di emergenza si raggiunsero picchi di magnitudo 4. Dopo una lunga fase di abbassamento durata all’incirca 20 anni, dal 2005 la terra ha ricominciato a sollevarsi costantemente e continua a farlo ancora oggi.







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