La terra torna a tremare con intensità nelle profonde acque dell’Oceano Atlantico, lungo la complessa struttura geologica posta esattamente a metà strada tra il continente africano e il Sud America. Alle ore 05:43 italiane di oggi, 18 giugno 2026, la Sala Sismica dell’INGV di Roma ha registrato un forte terremoto magnitudo 5.5 nella zona centrale della Dorsale Medio Atlantica. Il sisma ha avuto un ipocentro localizzato a 9 km di profondità, sprigionando un’energia notevole che si aggiunge ad un evento ancora più severo verificatosi appena il giorno prima. Nella serata di ieri, precisamente alle 20:57 ora italiana, la medesima area geografica era stata infatti colpita da una scossa magnitudo 6.4 con ipocentro a 15 km di profondità.
La dinamica geologica della Dorsale Medio Atlantica
I continui terremoti che avvengono in questa specifica porzione del globo sono la diretta e inarrestabile conseguenza dei movimenti delle placche tettoniche. La Dorsale Medio Atlantica rappresenta una catena montuosa sottomarina dalle proporzioni titaniche, che si estende per oltre 16mila km da Nord a Sud, dividendo longitudinalmente l’intero bacino oceanico. In questa regione vulcanica attiva, la placca africana e la placca sudamericana si stanno progressivamente allontanando l’una dall’altra di alcuni centimetri all’anno. Questo movimento divergente lacera la crosta terrestre sottomarina, permettendo al magma rovente di risalire dalle viscere del mantello per solidificarsi a contatto con l’acqua fredda e formare nuova crosta oceanica. Le enormi tensioni elastiche che si accumulano durante questa ininterrotta espansione del fondale vengono poi rilasciate in modo brusco sotto forma di potenti onde sismiche.
La sismicità storica della regione oceanica
Esaminando dettagliatamente i cataloghi e gli archivi sismici mondiali, si nota chiaramente come la regione centrale della Dorsale Atlantica sia sempre stata caratterizzata da una sismicità storica particolarmente vivace, continua e documentata. I terremoti di magnitudo superiore a 5 sono classificati come eventi del tutto fisiologici in questo margine di confine tra placche, e scosse di magnitudo superiore a 6 come quella registrata ieri sera si ripetono con cadenze regolari nel corso degli anni. Le enormi faglie trasformi che tagliano perpendicolarmente la dorsale principale scorrendo da Est verso Ovest generano spesso gli eventi capaci di sprigionare la maggiore energia. Essendo i sismi localizzati in mare aperto e a distanze enormi dalle zone costiere popolate, i danni diretti a persone o infrastrutture civili sono praticamente inesistenti. Inoltre, la natura prettamente divergente e trascorrente dei movimenti di rottura fagliare rende estremamente improbabile lo sviluppo di grandi tsunami, in quanto manca lo spostamento verticale di enormi volumi d’acqua che caratterizza invece le aree di subduzione.
