La terra continua a tremare e il dramma si consuma minuto dopo minuto nel cuore del Sudamerica. Il bilancio ufficiale del terremoto in Venezuela, provocato da due violentissime scosse consecutive di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno colpito il Paese, si fa ogni ora più drammatico. Secondo le ultime dichiarazioni rilasciate dalle autorità locali e confermate dal presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana Jorge Rodríguez, si contano attualmente 1.430 morti e almeno 3.238 feriti. Lo scenario peggiore si registra nello Stato di La Guaira, l’epicentro della devastazione, dove interi quartieri sono stati rasi al suolo e la situazione viene descritta dai soccorritori come una vera e propria catastrofe a cielo aperto. Oltre alle vittime accertate, i media internazionali e i liveblog d’emergenza segnalano una cifra spaventosa che supera i 70mila dispersi su scala nazionale, un numero che purtroppo rischia di far lievitare i dati ufficiali nelle prossime ore. Le famiglie colpite direttamente dai crolli sono migliaia, e mentre il governo centrale ha già attivato piani di assistenza straordinaria per oltre 73 mila nuclei familiari, una nuova scossa di magnitudo 4.9 ha nuovamente seminato il panico tra la popolazione, venendo distintamente avvertita anche nella capitale Caracas e aggravando le condizioni strutturali degli ospedali già vicini al collasso.
Il dramma degli italiani: quanti sono i morti e i dispersi connazionali
La tragedia tocca da vicino anche l’Italia a causa della vastissima comunità di connazionali residenti nel Paese sudamericano, che conta circa centocinquantamila iscritti regolari all’anagrafe oltre a numerosi cittadini non registrati. Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani ha tracciato un quadro estremamente doloroso e in costante aggiornamento. Al momento, i dati ufficiali condivisi dalla Farnesina confermano tre cittadini italiani deceduti, quattro feriti e circa 42 dispersi per i quali sono in corso verifiche incessanti. Tra le vittime accertate vi è la 42enne Francesca Mannina, originaria di Balestrate in provincia di Palermo, il cui corpo senza vita è stato purtroppo estratto dalle rovine del residence Pin High a La Guaira. La donna, laureata in commercio internazionale, si trovava nell’edificio al momento del crollo e la notizia del suo decesso ha interrotto i giorni di disperata speranza dei familiari. Il marito della vittima, Roberto Santilli, è invece miracolosamente riuscito a salvarsi fuggendo dalle scale, sebbene si trovi attualmente in un profondo stato di shock. Anche un’altra vittima, Giuseppe Colaianni, è siciliana. L’Unità di Crisi della Farnesina ha attivato linee telefoniche dedicate e lavora in stretto contatto con l’Ambasciata italiana a Caracas e il Consolato per monitorare la situazione dei quarantadue connazionali di cui non si hanno ancora notizie.

Il ponte aereo dell’Italia e lo stanziamento dei fondi d’emergenza
Di fronte a una simile calamità, l’Italia si è mossa rapidamente inserendo la propria missione umanitaria nel Meccanismo europeo di protezione civile. Un primo contingente composto da novantasette specialisti coordinati dal dipartimento della Protezione Civile italiana è atterrato all’aeroporto militare El Libertador di Maracay. Il team comprende vigili del fuoco, personale sanitario d’emergenza, soccorritori alpini e funzionari diplomatici. A stretto giro, come annunciato dallo stesso Tajani, è giunto sul posto un secondo aereo dell’Aeronautica Militare carico di tende d’infanzia, materiali di primo soccorso e ulteriori squadre speciali dei vigili del fuoco. I soccorritori italiani si sono immediatamente integrati nei gruppi di ricerca locali, contribuendo anche a eventi straordinari come il salvataggio dalle macerie di un neonato di soli diciotto giorni. Parallelamente all’invio di risorse umane, l’Italia ha deliberato uno stanziamento iniziale di 5 milioni di euro in aiuti di emergenza. Questa somma verrà suddivisa assegnando tre milioni di euro alle organizzazioni della società civile italiana già attive in territorio venezuelano, un milione alla Croce Rossa e alla Mezzaluna Rossa e un milione al Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, garantendo così una copertura logistica e alimentare immediata.

La mobilitazione dei media internazionali e l’intervento degli Stati Uniti
Il dramma umanitario ha innescato una gigantesca catena di solidarietà internazionale che vede coinvolti più di ventiquattro Paesi e migliaia di soccorritori esteri. I media internazionali sottolineano in particolare il massiccio dispiegamento di mezzi da parte del Comando Sud degli Stati Uniti, che ha istituito un imponente ponte aereo e marittimo per velocizzare le perlustrazioni e il trasporto delle merci. Tra i velivoli statunitensi operativi sul campo vi sono diversi elicotteri del Corpo dei Marines, inclusi due MV-22B Osprey e un elicottero UH-1Y decollato direttamente dalla nave d’assalto anfibio USS Fort Lauderdale. Squadre di vigili del fuoco provenienti da Miami-Dade sono state trasferite d’urgenza con un aereo C-17 Globemaster, mentre altri elicotteri pesanti CH-47 Chinook si stanno posizionando strategicamente a Curaçao. Oltre al supporto logistico, Washington sta fornendo costantemente immagini satellitari dettagliate per consentire alle squadre di terra di mappare le aree di crollo e coordinare la distribuzione degli aiuti. Accanto agli sforzi statunitensi si registra l’azione dei soccorritori inviati dall’Argentina, concentrati nella località di Caraballeda, e i contingenti di Francia e Messico, quest’ultimo sbarcato con venticinque specialisti della Croce Rossa messicana, unità cinofile e diverse tonnellate di equipaggiamento d’avanguardia.
Le complesse operazioni di soccorso e la corsa contro il tempo
Sul terreno la situazione resta drammatica e le operazioni procedono in condizioni di estrema precarietà. Più di trentamila uomini tra militari, agenti di polizia, medici e psicologi venezuelani sono distribuiti nelle aree colpite dal sisma. Nelle ultime ore sono state distribuite oltre duemilaseicento tonnellate di generi alimentari e acqua potabile, ma le carenze strutturali restano evidenti. In molte zone i soccorritori e i volontari sono costretti a scavare a mani nude tra le macerie dei palazzi a causa della mancanza di escavatori e mezzi pesanti, mentre gli ospedali della costa non riescono a gestire l’enorme afflusso di feriti, molti dei quali vengono trasferiti d’urgenza verso le strutture di Caracas. Per agevolare il tracciamento dei superstiti e centralizzare le informazioni, il governo guidato da Delcy Rodríguez ha attivato una piattaforma informatica ufficiale che permette ai cittadini di identificare la posizione dei pazienti ricoverati. Nonostante le difficoltà e il progressivo ridursi della finestra temporale utile per ritrovare persone in vita, i miracolosi salvataggi di alcuni bambini a molte ore di distanza dalle scosse principali infondono coraggio ai soccorritori, impegnati in una incessante lotta contro il tempo per strappare quante più vite possibili alla devastazione.



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