Il Venezuela è in ginocchio dopo essere stato trafitto da un terrificante doppio terremoto che ha seminato il panico e provocato il crollo di centinaia di edifici in un’ampia porzione del territorio nazionale. La terra ha tremato violentemente 2 volte a distanza di appena 39 secondi, prima con magnitudo 7.2 (00:04 ora italiana) e subito dopo con una spaventosa scossa principale di 7.5, registrata a soli 10 km di profondità (dati USGS). L’epicentro è stato localizzato nei pressi di Morón, una città costiera situata nella zona Centro/Settentrionale, a circa 200 km da Caracas. Nella capitale venezuelana, la devastazione ha colpito duramente soprattutto il distretto Est, dove i soccorritori scavano senza sosta alla ricerca dei sopravvissuti intrappolati sotto quintali di cemento. Il presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha proclamato ufficialmente lo stato di emergenza nazionale, mentre il bilancio delle vittime, ancora parziale, fa temere una strage per quello che è già stato definito il sisma più violento degli ultimi 126 anni.
Morti, feriti e devastazione
È di almeno 32 morti e 700 feriti il primo bilancio del terremoto che ha colpito il Venezuela: lo ha confermato il presidente a interim.
Catia La Mar, nello stato di La Guaira, potrebbe rappresentare l’epicentro della devastazione causata dal terremoto che ha colpito Caracas e l’area centro-settentrionale del Venezuela. Numerose testimonianze diffuse sui social riferiscono di danni estesi nella città costiera: lungo Avenida El Ejército diversi edifici sarebbero stati completamente distrutti, mentre altre strutture sono crollate e numerosi veicoli risultano sepolti sotto le macerie. Tra le aree più colpite figurano le strutture della Scuola Navale, alcuni edifici residenziali di Playa Grande e vari isolati del complesso abitativo Hugo Chávez. In quest’ultimo si sarebbero inoltre sviluppati incendi, probabilmente innescati dall’esplosione di bombole di gas.
Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato con l’Ambasciatore d’Italia a Caracas Giovanni De Vito ed è stato informato degli effetti del sisma. Mentre è ancora in corso una valutazione dei danni e del numero delle vittime, Tajani ha chiesto all’Ambasciata di verificare in particolare la situazione degli italiani, aggiungendo che l’Italia è pronta a prestare assistenza e chiederà alla UE di attivare il Meccanismo di Protezione Civile che coordina e finanzia interventi di emergenza in situazioni del genere.
Il dramma di Caracas e i soccorritori al lavoro nei quartieri distrutti
Le informazioni che arrivano dalla capitale descrivono una situazione apocalittica, con migliaia di persone che si sono riversate in strada in stato di shock. Nel municipio di Chacao, situato nel distretto Est di Caracas, il sindaco Gustavo Duque ha confermato ufficialmente all’emittente Telesur la presenza di vittime a causa del collasso strutturale di diverse palazzine, pur senza precisare il numero esatto. Sul posto sono attivi almeno 150 soccorritori tra vigili del fuoco e personale della protezione civile, ma il primo cittadino ha lanciato un appello urgente alle imprese edili private per ottenere l’invio di operai, riflettori, ruspe e martelli pneumatici necessari a rimuovere i detriti.
Fino a questo momento le squadre di emergenza sono riuscite a estrarre vive dalle macerie 18 persone. I testimoni raccontano di aver vissuto un vero e proprio film dell’orrore. Il Ministro degli Interni, Diosdado Cabello, ha confermato il moltiplicarsi di crolli e feriti in tutta la città, invitando i residenti a mantenere la calma e ad allontanarsi immediatamente da qualsiasi struttura che presenti danni visibili.
Paese paralizzato e intere province isolate a Ovest
La violenza del sisma ha provocato il blocco immediato delle infrastrutture strategiche del Paese. L’aeroporto internazionale Simón Bolívar di Maiquetía, il principale scalo del Venezuela, è stato chiuso a tempo indeterminato a causa di gravi danni strutturali. È stato riportato il crollo dei soffitti dei corridoi tra le urla dei passeggeri in fuga e una fitta nube di polvere che ha invaso i terminal. Paura anche durante una partita di baseball allo Stadio Universitario di Caracas, con i giocatori e il pubblico scappati sul terreno di gioco per cercare riparo.
Fuori dalla capitale la situazione è altrettanto critica. Il governo ha inserito gli stati di Trujillo, Carabobo, Miranda e La Guaira tra i territori più colpiti dal disastro. Ad Ovest di Caracas la provincia rurale di Yumarè, un centro che conta circa 20mila abitanti, si trova in questo momento in totale isolamento logistico e telefonico. Le linee telefoniche tradizionali sono saltate in tutta la nazione a causa del sovraccarico di chiamate dei milioni di venezuelani residenti all’estero. Per motivi di sicurezza legati al rischio di esplosioni, le autorità hanno inoltre disposto la sospensione immediata della fornitura di gas in tutte le aree colpite.
Doppio sisma sulla faglia caraibica e allerta internazionale
La dinamica dell’evento è stata analizzata dagli esperti dello United States Geological Survey. L’agenzia scientifica statunitense ha classificato l’evento come una grave sequenza sismica doppia, spiegando che il fenomeno si è sviluppato molto vicino al confine geologico tra la placca tettonica dei Caraibi e quella sudamericana. Gli scienziati hanno chiarito che la scossa preliminare di magnitudo 7.2 ha preceduto di soli 39 secondi l’evento principale di magnitudo 7.5, scaricando una quantità di energia distruttiva amplificata dalla scarsa profondità dell’ipocentro e dalla totale assenza di criteri antisismici nell’edilizia locale.
La presidenza della Repubblica ha comunicato che nelle 3 ore successive al disastro sono state registrate già 20 repliche. L’onda d’urto ha varcato i confini nazionali, venendo avvertita distintamente in Colombia, dove il coordinatore della Rete sismologica nazionale Freddy Tovar ha raccolto oltre 200 segnalazioni, avvisando la popolazione della possibilità di nuove scosse avvertibili sul suolo colombiano. Subito dopo l’evento, gli Stati Uniti hanno attivato l’allarme tsunami per Porto Rico, le Isole Vergini Americane e le Isole Vergini Britanniche, un dispositivo di emergenza che è rientrato solo nelle ore successive. Il Venezuela torna così a fare i conti con la sua fragile storia sismica nel Nord del Paese, dove si ricordano i precedenti storici del 1997 nel Nord/Est con 73 vittime e il catastrofico terremoto di Caracas del 1967 che provocò 236 morti.























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