A partire da oggi, 12 giugno, uno dei più straordinari esempi di astronomia storica in Italia torna a essere visibile al pubblico: il passaggio del Sole attraverso lo gnomone del Duomo di Firenze, all’interno della cattedrale di Duomo di Firenze. L’iniziativa, gratuita e organizzata dall’Opera di Santa Maria del Fiore in collaborazione con il Comitato per la Divulgazione dell’Astronomia e la Società Astronomica Italiana (Sezione Toscana), si svolge il 12 e il 19 giugno, tra le 12:30 e le 13:30, e sarà accessibile anche in caso di cielo coperto.
Un raggio di luce che attraversa 5 secoli
Nel cuore della cattedrale, la luce del Sole entra attraverso un piccolo foro gnomonico collocato nella Cupola del Brunelleschi, realizzata da Filippo Brunelleschi. Il fascio luminoso attraversa l’intera altezza della struttura e si proietta sul pavimento della Cappella della Croce, dove forma un disco di luce che si sovrappone a una precisa struttura marmorea. Il fenomeno si ripete dal XV secolo grazie a uno strumento scientifico tanto semplice quanto geniale: lo gnomone, utilizzato per misurare il movimento del Sole e determinare con precisione la durata dell’anno solare. Quello del Duomo di Firenze è un caso unico al mondo per dimensioni: i suoi circa 90 metri di altezza lo rendono lo gnomone più alto mai realizzato.
L’intuizione di Toscanelli e il sapere rinascimentale
L’idea di installare questo sistema astronomico nella cattedrale fu del matematico Paolo dal Pozzo Toscanelli, figura centrale della scienza rinascimentale e considerato dai contemporanei una sorta di “nuovo Tolomeo”. Lo gnomone entrò probabilmente in funzione nel 1475 e rimase operativo fino ai primi anni del ‘500. In seguito venne utilizzato impropriamente per osservare la stabilità della struttura della cupola, per timore di possibili cedimenti. Solo nel 1754 il gesuita e matematico Leonardo Ximenes ne ripristinò la funzione originaria, restituendogli il ruolo di vero strumento astronomico.
Come funziona lo spettacolo
Il cuore del sistema è il foro gnomonico, una piccola apertura di appena 4 cm di diametro inserita in una lastra di bronzo, la cosiddetta “bronzina”, collocata nel tamburo della cupola. La sua enorme altezza fa sì che i raggi solari raggiungano il pavimento della cattedrale solo per poche settimane l’anno, tra la fine di maggio e la fine di luglio, e soltanto attorno al mezzogiorno. In questo intervallo, l’immagine del Sole si posa sulla linea meridiana del pavimento e sui 2 cerchi concentrici della Cappella della Croce, che fungono da riferimenti astronomici legati ai Solstizi. Il cerchio più grande, di circa 90 cm di diametro, corrisponde alla dimensione dell’immagine solare nel giorno del Solstizio d’Estate. Durante il Solstizio d’Inverno, invece, l’angolazione della luce farebbe cadere il raggio ben oltre la cattedrale, fino a circa 214 metri di distanza: un dettaglio che mostra la precisione sorprendente delle osservazioni astronomiche già in epoca rinascimentale.
Un patrimonio di scienza e bellezza
Oggi, nel pieno del mese di giugno, il ritorno dell’osservazione pubblica dello gnomone non è solo un evento scientifico, ma anche un’occasione per riscoprire il legame tra arte, architettura e conoscenza del cosmo. Un “orologio solare” monumentale che continua a funzionare dopo più di 5 secoli, ricordando come la città di Firenze sia stata uno dei centri fondamentali della storia della scienza europea.


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