Un nuovo studio internazionale aggiunge un tassello inatteso alla comprensione della geologia di Marte, suggerendo che il Pianeta Rosso potrebbe aver vissuto una storia più complessa di quanto finora ipotizzato. La ricerca, coordinata dalla Brock University in collaborazione con il Royal Ontario Museum e con il contributo dell’Università di Trieste, ha identificato per la prima volta la presenza di granato in una meteorite marziana. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Geochemical Perspectives Letters, edita dalla European Association of Geochemistry. Tra i partecipanti figura anche la ricercatrice triestina Ana Černok, che ha contribuito all’interpretazione mineralogica e geochimica dei campioni analizzati.
Il campione al centro dell’indagine è un frammento del meteorite marziano NWA 8171, conservato nelle collezioni del Royal Ontario Museum. Durante le analisi, il team aveva inizialmente attribuito una composizione anomala a un minerale più comune, il pirosseno. Solo successive verifiche, condotte con strumentazioni ad alta precisione, hanno permesso di confermare la presenza di granato. La scoperta è rilevante perché il granato, sulla Terra, si forma in genere in condizioni di alte pressioni e temperature, spesso associate a processi metamorfici o alla circolazione di fluidi caldi. Finora, però, non era mai stato identificato né in campioni marziani né direttamente sulla superficie del pianeta.
La sua individuazione apre quindi nuove ipotesi sulla storia geologica di Marte: potrebbe indicare l’esistenza di processi metamorfici o metasomatici finora non documentati, oppure di forme di differenziazione magmatica più complesse del previsto. Gli autori, tuttavia, invitano alla cautela: saranno necessari ulteriori studi, in particolare sulle firme isotopiche del materiale, per chiarire se il granato si sia effettivamente formato su Marte o se abbia un’origine diversa, potenzialmente legata a un corpo progenitore poi incorporato nella meteorite.
Un contributo significativo allo studio è arrivato anche da Tanya Kizovski, il cui percorso di ricerca si è sviluppato tra il Royal Ontario Museum e l’attuale incarico accademico, nell’ambito di una collaborazione scientifica internazionale che ha coinvolto anche il team di supervisione di Černok.
“Se gli elementi chimici sono le lettere dell’alfabeto, allora i minerali sono le parole con cui i pianeti raccontano la loro storia – spiega Ana Černok – Scoprire un nuovo minerale su un altro mondo è come ritrovare una parola perduta di un’antica lingua. Il granato ci racconta che Marte ha vissuto processi geologici più complessi di quanto pensassimo e aggiunge un nuovo tassello alla storia della sua evoluzione“.
Il lavoro rappresenta il risultato di una collaborazione internazionale che coinvolge istituzioni di Canada, Regno Unito e Italia, tra cui Brock University, Royal Ontario Museum, University of Toronto, University of Portsmouth, The Open University e Università di Trieste.


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