Un’ondata di caldo anomalo sta interessando non solo le aree pianeggianti, ma anche le vette dell’arco Alpino, registrando isoterme notevoli e un limite dello zero termico sollevato a quote solitamente estive. La massa d’aria subtropicale, sospinta da un robusto e stabile campo di alta pressione, ha provocato un’impennata delle temperature in alta quota e sui ghiacciai, facendo del Monte Rosa il teatro di un caldo eccezionale. Lo zero termico, con +8,5°C registrati alla Capanna Margherita, si è spinto fin verso i 5.300-5.500 metri sul massiccio del Monte Rosa, un valore eccezionalmente alto per fine giugno sulle Alpi.
Collocata a circa 4.555 metri sulla Punta Gnifetti (Monte Rosa), la Capanna Regina Margherita è la stazione meteo permanente abitata più alta del continente e un punto di riferimento per il monitoraggio del clima in alta montagna. Nelle ultime 48 ore, la struttura ha toccato una temperatura massima di +8,5°C, un valore che mette in luce un’ondata di caldo eccezionale in una zona solitamente coperta dai ghiacci.

Utilizzando un gradiente termico verticale medio di circa 6-7°C per chilometro, a fronte di +8,5°C a 4.555 metri lo zero termico in libera atmosfera risulta collocato alcune centinaia di metri sopra il rifugio. In termini pratici, lo strato a 0°C si è portato intorno ai 5.300-5.500 metri sul settore del Monte Rosa, valori che ben rappresentano la portata di questa ondata di caldo in quota.
Nel pieno di un’intensa ondata di caldo di fine giugno 2019, il termometro della stazione ARPA Piemonte alla Capanna Margherita ha toccato addirittura i +10,1°C, fissando il primato assoluto della serie strumentale iniziata nel 2002. In pratica, un valore da fondovalle misurato su un osservatorio posto a oltre 4.500 metri, nel cuore del ghiacciaio del Monte Rosa.
Nel settembre del 2023 una nuova ondata di caldo eccezionale ha portato la temperatura a +10,0°C, sfiorando il record precedente e confermando la crescente frequenza delle anomalie termiche in alta quota. In quella fase, le temperature minime sono rimaste pari o superiori a 0°C per oltre quattro giorni consecutivi, un’anomalia impensabile fino a pochi decenni fa.
Uno zero termico così elevato significa che gran parte dei ghiacciai del comprensorio si è trovata per molte ore in regime termico positivo, con fusione accelerata del manto nevoso e del ghiaccio superficiale. Episodi di questo tipo, sempre più frequenti negli ultimi anni, hanno un impatto diretto sulla stabilità dei versanti, sulla disponibilità di risorse idriche estive e sulla velocità di fusione dei ghiacciai alpini.


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