I prezzi bassi in agricoltura non rappresentano più una fase temporanea destinata a esaurirsi nel giro di pochi mesi, ma una condizione strutturale con cui il comparto agroalimentare dovrà imparare a convivere. È questa la principale indicazione emersa dal nuovo appuntamento di Forum Tutto l’Anno, il ciclo di approfondimenti promosso dall’associazione Impresa Persona Agroalimentare, dedicato al tema “Cosa fare in un periodo di prezzi bassi in agricoltura”. Al centro del confronto, la riflessione del professor Angelo Frascarelli, docente dell’Università degli Studi di Perugia, secondo cui il settore deve prepararsi a una fase nella quale la competitività non potrà più dipendere soltanto dall’andamento delle quotazioni, ma dalla capacità delle imprese di organizzarsi, innovare e creare valore. L’agricoltura italiana ed europea arriva infatti da un quinquennio caratterizzato da forti cambiamenti e da una marcata instabilità dei mercati. Dopo la ripresa successiva alla pandemia, alcuni comparti hanno registrato una forte crescita dei prezzi, seguita dagli squilibri provocati dalla guerra in Ucraina e dall’aumento dei costi produttivi. Le annate 2024 e 2025 sono state segnate in particolare da numerosi problemi, con conseguenti aumenti dei prezzi determinati dalla riduzione dell’offerta. Nel 2026, invece, molti comparti stanno attraversando una fase di progressiva riduzione e normalizzazione delle quotazioni, aprendo una nuova stagione di sfide per le aziende agricole.
Prezzi agricoli in calo, Frascarelli: “una nuova normalità con cui il comparto deve imparare a confrontarsi”
La fotografia tracciata durante l’incontro evidenzia un mercato agricolo profondamente diverso rispetto agli anni precedenti. Le oscillazioni che hanno caratterizzato il periodo recente hanno mostrato la fragilità di molte filiere e la necessità di sviluppare nuovi strumenti per affrontare una maggiore volatilità. “Negli ultimi anni i mercati agricoli hanno vissuto sulle montagne russe – ha sottolineato nella sua introduzione all’incontro Gianmaria Bettoni, presidente di Impresa Persona Agroalimentare -. Per questo abbiamo scelto di affrontare il tema partendo dall’esperienza di chi opera sul campo. Non ci interessa scendere in lamenti, facili illusioni o scorciatoie: il metodo di IPAgro è guardare la realtà per quella che è, comprenderla e trovare il coraggio di percorrere strade nuove”. Il messaggio centrale emerso dal confronto è che non esiste una soluzione unica per affrontare una fase di prezzi ridotti, perché ogni filiera presenta caratteristiche e criticità differenti. Il punto comune, però, riguarda la necessità di una maggiore capacità imprenditoriale, fondata su programmazione, cooperazione, organizzazione di filiera e valorizzazione delle produzioni. “La politica può aiutare, ma non ha soluzioni miracolose. Il protagonismo deve restare nelle mani degli imprenditori – ha osservato Frascarelli – Oggi la competitività si costruisce con la cooperazione, l’organizzazione di filiera e la differenziazione. Le imprese che affrontano meglio queste fasi sono quelle che programmano, costruiscono relazioni stabili, valorizzano le proprie specificità e non restano in balia del mercato”.
Cereali, latte, olio e vino: mercati diversi che richiedono strategie mirate
Il quadro emerso dal confronto mostra una situazione molto diversa da comparto a comparto. Nel settore dei cereali, l’aumento dell’offerta mondiale ha determinato un progressivo ridimensionamento dei prezzi, comprimendo le quotazioni e avvicinando livelli che storicamente risultavano distanti, come quelli del grano tenero e del grano duro. Il mais, invece, mantiene una maggiore sostenibilità delle quotazioni anche per effetto delle condizioni climatiche e delle temperature elevate. Sullo sfondo restano comunque elementi di forte incertezza, come la geopolitica, la volatilità climatica e il ruolo della speculazione finanziaria. Tra i fattori da monitorare nei prossimi anni rientra anche il possibile ritorno del fenomeno di El Niño, legato al riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico e in grado di modificare gli equilibri produttivi agricoli a livello globale. Il fenomeno è atteso nel 2027 e viene considerato uno degli elementi di maggiore attenzione per il futuro dei mercati. Anche il comparto del latte sta vivendo una fase di riequilibrio dopo gli anni caratterizzati da quotazioni record. Tra il 2022 e il 2025, i prezzi avevano raggiunto livelli particolarmente elevati, ma il ritorno di maggiori volumi produttivi nei principali Paesi europei ha rapidamente modificato il rapporto tra domanda e offerta. Un caso emblematico arriva dalla Germania, dove la produzione è tornata a crescere nel 2025 fino a segnare un aumento dell’8% a fine anno. Questa maggiore disponibilità di prodotto ha contribuito al forte ridimensionamento del latte spot, passato da circa 70 centesimi al litro nell’estate 2025 a circa 20 centesimi nel marzo 2026.
Olio extravergine e ciliegie, la sfida della valorizzazione del prodotto
Nel settore dell’olio extravergine di oliva, la riduzione dei prezzi deve essere letta insieme ai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori. Dopo una lunga fase di quotazioni elevate, i consumi nazionali hanno registrato una diminuzione del 5,6%, con il rischio che una parte degli acquirenti, abituata a utilizzare quantità inferiori di extravergine o a scegliere prodotti alternativi più economici, non torni automaticamente ai comportamenti precedenti. Per le imprese olivicole, quindi, il tema centrale diventa la valorizzazione del prodotto, con strategie capaci di andare oltre la singola campagna produttiva e costruire un rapporto più stabile con il mercato. La fragilità dei prodotti freschi non facilmente conservabili è invece rappresentata dal caso delle ciliegie. Nel corso di quest’anno, temperature anomale, maturazioni concentrate e sovrapposizione tra diverse aree produttive hanno determinato una forte pressione sul mercato in un periodo ristretto, tra maggio e giugno. In un comparto nel quale il prodotto può essere conservato soltanto per 36-48 ore, la capacità organizzativa e commerciale diventa un elemento decisivo. La gestione dei tempi di raccolta, la programmazione e il coordinamento della filiera assumono quindi un ruolo centrale per evitare squilibri tra produzione e domanda.
Vino, consumi in trasformazione e nuove opportunità per le aziende
Diversa è la situazione del comparto del vino, dove il calo dei consumi appare sempre meno legato a una semplice fase congiunturale e sempre più collegato a cambiamenti strutturali nelle abitudini dei consumatori. Per molte aziende vitivinicole la risposta passa attraverso un ripensamento degli investimenti e dei modelli di business. Tra le strategie individuate emergono lo sviluppo dell’enoturismo, una maggiore efficienza interna e un rapporto più diretto con il cliente finale. Il mercato del vino, così come altri comparti agroalimentari, evidenzia quindi la necessità di superare una logica basata esclusivamente sulla quantità prodotta, puntando invece sulla capacità di distinguersi e comunicare il valore della propria produzione.
Cooperazione e filiere organizzate al centro della risposta alla crisi dei prezzi
A chiudere il confronto è stato Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, che ha richiamato il ruolo delle istituzioni e della cooperazione in una fase complessa per il settore. “La sfida non è governare i prezzi, ma costruire filiere più strutturate e capaci di competere. La politica non ha in mano la leva del prezzo, che resta il risultato dell’incontro tra domanda e offerta, ma dispone di strumenti importanti: regole, incentivi, programmazione. La prossima riforma della PAC dovrà tradurre in atti concreti la necessità di rafforzare questa organizzazione di cooperazione e filiere”. Secondo Drei, la tutela delle imprese agricole passa anche dalla capacità di garantire condizioni di mercato equilibrate e corrette. “Non possiamo essere contro l’apertura dei mercati, ma apertura non può significare lasciare soli i produttori davanti a fenomeni di dumping o concorrenza sleale. Servono strumenti chiari per difendere chi produce rispettando le regole, in alcuni casi servono anche i dazi antidumping. Anche le cooperative devono guardare al contesto attuale con grande imprenditorialità: è lì che si gioca la capacità dell’agroalimentare italiano di reagire a questa nuova fase”. La fase dei prezzi agricoli bassi apre dunque una nuova stagione per il settore, nella quale la capacità di adattamento delle imprese, la collaborazione lungo le filiere e la valorizzazione delle produzioni saranno elementi determinanti per mantenere competitività e redditività nell’agroalimentare italiano.


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