Un patrimonio arboreo straordinario, fatto di alberi secolari, esemplari monumentali e testimonianze viventi della storia del territorio, emerge dalle aree protette bolognesi grazie al primo grande censimento coordinato dall’Ente Parchi Emilia orientale. Tra i protagonisti di questa mappatura spiccano un tasso monumentale a Monte Acuto di Lizzano in Belvedere, un antico ulivo nei pressi dell’Abbazia di Monteveglio e un imponente leccio radicato a Ozzano dell’Emilia, all’interno del Parco dei Gessi Bolognesi. L’indagine ha permesso di identificare numerose piante di eccezionale valore, individuando esemplari singoli e filari storici che rappresentano un patrimonio biologico, paesaggistico e culturale di grande rilevanza. Si tratta di alberi sopravvissuti alle profonde trasformazioni del territorio, spesso isolati e quindi non inclusi negli habitat forestali protetti, ma capaci di raccontare secoli di rapporto tra uomo e ambiente.
Il tasso di Monte Acuto, l’ulivo di Monteveglio e il leccio di Ozzano: simboli di biodiversità e memoria storica
Tra gli alberi censiti emerge il caso del tasso di Monte Acuto di Lizzano in Belvedere, considerato un esemplare eccezionale per la presenza di molti fusti e per dimensioni rarissime nell’Appennino. Una pianta che rappresenta un autentico monumento naturale, capace di testimoniare la straordinaria capacità di adattamento di alcune specie arboree nei territori montani. Di particolare interesse anche il secolare ulivo situato nei pressi dell’Abbazia di Monteveglio, la cui imponente circonferenza racconta la lunga presenza della coltivazione dell’olivo nel territorio bolognese. La pianta diventa così una traccia concreta della storia agricola locale, con radici che affondano nella tradizione medievale della zona. A completare il quadro dei grandi alberi individuati c’è il colossale leccio di Ozzano dell’Emilia, situato all’interno del Parco dei Gessi Bolognesi. Un esemplare maestoso che testimonia la ricchezza degli ambienti naturali dell’area protetta e la varietà botanica presente nel territorio.
Un tesoro arboreo dell’Appennino bolognese frutto di una grande collaborazione
Il progetto di censimento ha coinvolto una rete ampia di soggetti: i volontari delle Guardie Ecologiche Volontarie di Bologna, che hanno fornito la maggior parte delle segnalazioni, i Carabinieri Forestali, i collaboratori dell’Ente Parchi, il Wwf e numerosi cittadini. Il lavoro svolto ha consentito di costruire una prima fotografia di un patrimonio arboreo definito dall’Ente come di “particolare importanza”, composto da alberi dall’aspetto monumentale che hanno resistito nel tempo ai cambiamenti del paesaggio e alle trasformazioni della montagna. Gli alberi individuati sono considerati veri e propri testimoni viventi delle culture e degli eventi del passato, elementi profondamente legati alla storia e all’identità delle comunità locali. Il censimento ha restituito un quadro caratterizzato da una grande varietà geografica e botanica, con specie differenti capaci di rappresentare la biodiversità dell’Appennino bolognese. Il tasso, l’ulivo e il leccio sono tra gli esemplari che più evidenziano il valore biologico e storico dell’iniziativa, ma potrebbero essere solo i primi elementi di un patrimonio molto più ampio ancora da scoprire.
Nuova fase di ricerca fino al 2026 per individuare altri alberi monumentali
Il progetto entrerà ora in una seconda fase di rilevamento e schedatura che proseguirà per tutto il 2026. L’obiettivo è ampliare la conoscenza del patrimonio arboreo delle aree protette dell’Emilia orientale, concentrandosi anche su territori e specie finora meno documentati. All’appello mancano infatti ancora alcune varietà vegetali, che presentano poche segnalazioni o non sono state ancora adeguatamente studiate. Particolare attenzione sarà dedicata anche al territorio del Contrafforte Pliocenico, un’area di grande interesse naturalistico che ospita sia specie tipiche di ambienti mediterranei sia alberi caratteristici dell’alta montagna, come il faggio. Il presidente dell’Ente Parchi Emilia Orientale, Tiberio Rabboni, ha sottolineato il valore del lavoro svolto: “il lavoro svolto dai volontari e da tutti i soggetti coinvolti è stato straordinario”. Secondo Rabboni, il censimento rappresenta molto più di una semplice raccolta di dati: “il censimento, peraltro, non è solo un’operazione scientifica, ma un concreto atto di tutela verso le radici storiche e naturali del territorio; la valorizzazione futura di questa mappatura si concretizzerà in una specifica pubblicazione sia cartacea sia digitale, affinché questo patrimonio diventi accessibile a tutta la collettività”.
Gli alberi più importanti potranno ottenere la protezione della Regione Emilia-Romagna
La ricerca proseguirà durante i mesi estivi e autunnali. Al termine delle attività, tutte le segnalazioni raccolte saranno analizzate e validate da una commissione di esperti. Per gli esemplari ritenuti più significativi ed eccezionali, e previo accordo con i rispettivi proprietari, verrà avviato l’iter per la comunicazione ufficiale alla Regione Emilia-Romagna, con l’obiettivo di ottenere una protezione giuridica permanente. La futura tutela degli alberi monumentali rappresenta un passaggio fondamentale per conservare elementi naturali che non sono soltanto importanti dal punto di vista ecologico, ma anche simboli della memoria collettiva e dell’evoluzione del paesaggio. L’Ente Parchi Emilia orientale prosegue quindi il lavoro di raccolta delle segnalazioni coinvolgendo associazioni locali, volontari, cittadini e visitatori interessati a contribuire alla scoperta di nuovi esemplari di pregio. La mappatura in corso punta così a trasformare gli alberi più antichi e rappresentativi dei parchi bolognesi in un patrimonio conosciuto, studiato e protetto, valorizzando il legame profondo tra natura, storia e identità del territorio.



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