Le squadre di soccorso afghane sono impegnate nella ricerca di sopravvissuti e vittime tra le macerie delle abitazioni distrutte dalle devastanti alluvioni lampo che hanno colpito la provincia orientale di Nuristan. Le autorità locali hanno confermato un bilancio provvisorio di 23 morti, circa 80 feriti e oltre 100 persone ancora disperse dopo le piogge intense che, nella giornata di ieri, hanno provocato il crollo di numerosi edifici. Tra le zone maggiormente colpite figura anche Parun, capoluogo provinciale, dove molte abitazioni non hanno resistito alla violenza del maltempo. I soccorritori continuano a operare in condizioni difficili, alla ricerca di persone rimaste intrappolate sotto il fango e i detriti.
Nuova fase di maltempo in arrivo
L’emergenza potrebbe non essere conclusa. Il dipartimento meteorologico del Ministero dei Trasporti e dell’Aviazione Civile afghano ha emesso un nuovo avviso per il rischio di fenomeni estremi in dieci delle 34 province del Paese. Le previsioni indicano piogge intense, temporali, forti raffiche di vento accompagnate da polvere e sabbia e la possibilità di ulteriori alluvioni lampo. Le autorità hanno invitato la popolazione a evitare le rive dei fiumi, le aree basse e tutte le zone considerate a rischio di esondazioni.
Un Paese esposto agli eventi estremi
L’Afghanistan è tra i Paesi più vulnerabili agli effetti degli eventi meteorologici estremi. Le abbondanti nevicate e le piogge persistenti spesso innescano improvvise inondazioni che possono causare decine o centinaia di vittime in poche ore. Nel 2024, oltre 300 persone sono morte a causa delle alluvioni primaverili. Anche nei primi mesi di quest’anno, almeno 110 persone sono morte in diverse regioni del Paese a seguito di inondazioni diffuse e frane.
Fragilità strutturali aggravano l’impatto delle calamità
A rendere ancora più drammatiche le conseguenze del maltempo contribuiscono decenni di conflitti, infrastrutture insufficienti, difficoltà economiche, deforestazione e l’aumento degli effetti legati ai cambiamenti climatici. Le aree più remote risultano particolarmente vulnerabili: molte abitazioni sono costruite con materiali poveri, come il fango e l’argilla, offrendo una protezione limitata contro la forza improvvisa delle piene e delle intense nevicate.


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