Analisi ENEA: nel primo semestre 2026 calano i consumi petroliferi, cresce la domanda elettrica

Consumi ed emissioni di CO2 giù del 2%, ma il target 2030 si allontana ancora (ISPRED -25%)

Nel primo semestre del 2026 i consumi di petrolio hanno registrato una contrazione prossima al 4% sia in Italia sia nel complesso dell’Unione Europea. Tuttavia, dall’avvio della crisi di Hormuz, il calo della domanda nel comparto dei trasporti italiano è risultato più contenuto rispetto alla media europea: -1,5% contro il -5,5%[1] rilevato nell’Ue, con una differenza di 4 punti percentuali. È quanto emerge dall’Analisi ENEA del Sistema energetico italiano, che segnala inoltre il più significativo incremento della domanda elettrica dell’ultimo decennio, pari al +2,5%[2]. “La riduzione dei consumi petroliferi in Italia ha risentito principalmente dell’ulteriore drastico calo della petrolchimica (i cui consumi si sono più che dimezzati), mentre la domanda nei trasporti sembra aver risentito meno dell’aumento dei prezzi”, commenta Francesco Gracceva che cura l’Analisi ENEA.

I consumi energetici complessivi hanno registrato una contrazione più contenuta nell’Unione europea a 27 rispetto all’Italia, con una riduzione rispettivamente dell’1,5% e del 2%. Di contro, il calo delle emissioni di CO2 è risultato meno marcato nel nostro Paese rispetto alla media europea: -2% in Italia contro -3% nell’Ue. “La modesta riduzione delle emissioni allontana ancora di più il target italiano del PNIEC al 2030, che per essere centrato richiederebbe ora una riduzione media annua di circa il 6%”, sottolinea Gracceva.

Sul fronte dei prezzi, l’Analisi evidenzia un significativo rialzo dei mercati energetici europei, particolarmente accentuato nel periodo marzo-giugno. A trainare gli aumenti è stato soprattutto il greggio, cresciuto del 27% nel primo semestre e del 50% nel periodo successivo alla crisi di Hormuz. L’incremento si è riflesso sui prodotti petroliferi: tra marzo e maggio il prezzo medio al consumo del gasolio è aumentato del 23% in Italia e del 28% nell’Unione Europea. Incrementi rilevanti hanno interessato anche il gas, salito del 3% nei primi sei mesi dell’anno e del 27% tra marzo e giugno, e l’elettricità, che dopo una flessione nel primo trimestre sui mercati all’ingrosso europei ha registrato, a seguito della crisi di Hormuz, aumenti superiori al 20% in tutti i Paesi Ue.

La crescita della domanda elettrica ha determinato un maggiore ricorso al gas per la produzione di energia, con un incremento del 4,4%, mentre lo sviluppo complessivo delle fonti rinnovabili è rimasto poco sopra l’1%. Il dato è il risultato di dinamiche contrapposte: da un lato il forte calo della produzione idroelettrica, dall’altro la crescita dell’eolico (+16%) e del fotovoltaico (+19%). A maggio, queste due fonti intermittenti hanno raggiunto un nuovo record storico, arrivando a coprire il 33% della domanda elettrica. Una maggiore disponibilità di energia rinnovabile ha contribuito anche in Italia al forte aumento delle ore con prezzi all’ingrosso azzerati: 88 ore nel primo semestre 2026, contro le 20 registrate nello stesso periodo del 2025.

L’aumento dei consumi elettrici non ha soltanto favorito il maggiore utilizzo del gas, ma ha anche rallentato e reso più oneroso il processo di riempimento degli stoccaggi in vista della prossima stagione invernale. Alla fine di luglio, il livello medio di riempimento degli impianti europei è previsto poco sopra il 55%, rispetto al 70% dello stesso periodo dell’anno precedente; per l’Italia la stima è pari al 75%, contro l’80% del 2025.

In questo scenario prosegue il rallentamento della transizione energetica italiana. A metà 2026 l’indice ENEA ISPRED registra una diminuzione del 25%, determinata principalmente dal nuovo allontanamento dagli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, dal forte incremento dei prezzi dei prodotti petroliferi e dalla persistente difficoltà del comparto industriale energivoro. Sul fronte della sicurezza energetica emerge invece una sostanziale stabilità della quota di prodotti petroliferi coperta dalla produzione nazionale, con un miglioramento per il jet fuel, per il quale le importazioni rappresentano oggi circa un terzo dei consumi complessivi.

Il blocco dello Stretto di Hormuz ha avuto impatti significativi sui prezzi dell’energia, ma inferiori alle attese, se si considera l’ordine di grandezza dei volumi di petrolio e gas coinvolti, grazie anche al forte ricorso alle scorte e al drastico calo della domanda cinese”, prosegue Gracceva. “Tuttavia, le ripercussioni sul sistema produttivo europeo iniziano a mostrare segnali tangibili: primo, la produzione industriale ha continuato a contrarsi nei primi cinque mesi del 2026, soprattutto in Germania che è il principale paese manufatturiero; secondo, da marzo ad aprile in Italia il costo delle importazioni nette di energia (petrolio, prodotti petroliferi, gas ed elettricità) è stato maggiore di oltre 3 miliardi di euro rispetto agli stessi mesi 2025”, conclude Gracceva.

[1] Dati marzo-giugno per l’Italia, marzo-maggio per l’Ue.

[2] Fatta eccezione per rimbalzo post-Covid del primo semestre 2021.