Una nuova immagine dell’Osservatorio Vera C. Rubin di NSF-DOE offre una visione straordinariamente profonda di una famosa regione del cielo conosciuta come il campo COSMOS. Situato nella costellazione del Sestante, COSMOS è una delle regioni dell’Universo più studiate e la nuova immagine di Rubin aggiunge una nuova e potente prospettiva a questo noto punto di riferimento cosmico. In questa singola immagine dell’Osservatorio Rubin sono racchiuse molte diverse tipologie di galassie: spirali con bracci delicati, galassie ellittiche, galassie distorte in fase di fusione e deboli galassie rosse provenienti dall’Universo distante. Solo un numero relativamente piccolo di stelle brillanti della nostra Via Lattea appare in primo piano, lasciando una visione insolitamente nitida di galassie che si estendono a perdita d’occhio.
Questa immagine è stata catturata con la fotocamera LSST da 3,2 gigapixel del Rubin, la più grande fotocamera digitale al mondo, montata sul telescopio Simonyi Survey da 8,4 metri. Mostra la ben nota e studiata regione di cielo conosciuta come campo COSMOS. È stata creata sovrapponendo centinaia di singole osservazioni e contiene più di mezzo milione di galassie e oltre 50.000 stelle. L’Osservatorio Rubin è finanziato congiuntamente dalla National Science Foundation (NSF) degli Stati Uniti e dall’Office of Science del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE/SC).
Il campo COSMOS
Il campo COSMOS è particolarmente prezioso per gli astronomi perché osserva al di fuori del piano affollato della nostra Via Lattea. Grazie alla minore presenza di stelle vicine e nubi di polvere che ostruiscono la vista, i telescopi possono osservare un numero enorme di galassie distanti, molte delle quali così remote che la loro luce ha impiegato miliardi di anni per raggiungere la Terra. Guardare più in profondità nello spazio significa anche guardare più indietro nel tempo, consentendo agli scienziati di studiare le galassie in diverse fasi della storia dell’Universo.
Gli astronomi studiano COSMOS da oltre due decenni. A partire dalle osservazioni del Telescopio Spaziale Hubble nel 2003, i ricercatori di tutto il mondo hanno puntato molti dei principali telescopi mondiali verso questa stessa area, osservandola in lunghezze d’onda che vanno dalle onde radio ai raggi X. Poiché il campo è stato osservato così ampiamente, funge da importante punto di riferimento per testare nuovi dati, confrontare le misurazioni e combinare le informazioni provenienti da molti osservatori.
Il contributo di Rubin
Ora Rubin apporta qualcosa di nuovo a questo campo ben noto: una combinazione di profondità, ampia copertura e osservazioni ripetute. Riprendendo COSMOS più e più volte con la LSST Camera, Rubin completerà le osservazioni precedenti e aggiungerà una visione dinamica del campo. Questa prospettiva aiuterà gli astronomi a studiare non solo l’aspetto delle galassie distanti, ma anche come il cielo cambia nel tempo.
Grazie al suo valore scientifico, il campo COSMOS è tra le regioni che saranno osservate con maggiore frequenza rispetto alla maggior parte delle aree incluse nel Legacy Survey of Space and Time (LSST), il progetto decennale di Rubin volto a creare la ricostruzione dell’Universo più completa mai realizzata. Con ulteriori osservazioni, Rubin creerà una visione ancora più profonda, rivelando galassie più deboli e dettagli più fini di quanto si possa vedere in questa prima immagine.
La prima immagine
Questa immagine viene pubblicata oggi in occasione dell’Early Data Preview 2 (EDP2) di Rubin, la prima fase del rilascio della Data Preview 2. EDP2 è la prima anteprima dei dati di Rubin basata sulle osservazioni della LSST Camera. Combina le osservazioni di validazione scientifica raccolte dal Rubin Observatory tra aprile 2025 e gennaio 2026. Fornisce alla comunità scientifica del Rubin un’immagine profonda, ottenuta tramite sovrapposizione di più immagini (co-added), che copre 3000 gradi quadrati di cielo notturno, circa un sesto dell’intero cielo visibile dell’emisfero australe.
“L’immagine profonda di COSMOS è solo l’inizio per il Rubin in questa regione. Le ripetute visite al campo nei prossimi anni dimostreranno la potenza del nostro progetto di indagine per la scoperta, fornendo alla nostra comunità scientifica un numero enorme di oggetti transitori e variabili, come supernove e altri fenomeni esplosivi, per ulteriori studi e approfondimenti“, afferma Bob Blum, direttore del Rubin Observatory presso l’NSF NOIRLab.
L’EDP2
Sebbene EDP2 non sia una pubblicazione di dati dell’intero LSST, che è iniziata solo di recente, rappresenta di per sé una pubblicazione di dati di grande valore scientifico. L’anteprima dei dati offre agli scienziati una visione completa del cielo dell’emisfero australe, consentendo al contempo alla comunità scientifica del Rubin di testare strumenti, convalidare i prodotti dati e prepararsi per la campagna di osservazione decennale che ci attende. In particolare, EDP2 include il campo COSMOS, così come la regione di cielo catturata nell’immagine Ocean of Stars del Rubin, pubblicata per celebrare l’inizio del LSST.
“Il campo COSMOS è di fondamentale importanza per la ricerca scientifica del LSST”, afferma Phil Marshall, vicedirettore dell’Osservatorio Rubin presso lo SLAC. “La ricchezza di osservazioni precedenti e il suo puntamento ripetuto, sia durante la fase di messa in servizio che come uno dei campi profondi del LSST, lo renderanno un prezioso banco di prova per gli scienziati che si preparano ad analizzare i dati del survey”.
Un’anteprima della scienza che ci attende
Con questa nuova immagine di COSMOS, Rubin offre un’anteprima della scienza che ci attende: una visione straordinariamente profonda e ampia dell’Universo, che rivela sia la vasta popolazione di galassie distanti sia i cambiamenti del cielo sopra la Terra. La seconda fase di EDP2, prevista tra ottobre e dicembre 2026, includerà prodotti derivati da singole immagini. Ciò include le immagini elaborate delle singole osservazioni, le immagini di differenza che mostrano solo le variazioni rilevate e le immagini modello, che vengono confrontate con le immagini delle singole osservazioni per produrre le immagini di differenza.


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