Il caldo estremo può provocare conseguenze rilevanti sulla pressione arteriosa, soprattutto nelle persone che assumono farmaci antipertensivi. A raccontare un’esperienza personale è il professor Matteo Bassetti, che nei giorni caratterizzati da temperature particolarmente elevate ha accusato una crisi ipotensiva, con valori inferiori a 90 su 60 millimetri di mercurio. L’infettivologo ha scelto di riferire quanto accaduto per spiegare quali siano i sintomi da non sottovalutare, le cause più frequenti della pressione bassa in estate e le precauzioni da adottare per evitare svenimenti, cadute e altri incidenti collegati a un improvviso calo pressorio.
Matteo Bassetti racconta la crisi ipotensiva provocata dal caldo
Il professore ha descritto sui social i disturbi accusati durante l’episodio, evidenziando la forte debolezza e l’impossibilità di svolgere anche le normali attività quotidiane. “Nei giorni scorsi ho avuto una crisi ipotensiva, con pressione inferiore a 90 su 60 mmHg. Avevo giramenti di testa, mi sentivo veramente fiacco, molle, non riuscivo davvero a fare niente”, dice sui social l’infettivologo, che parte da un’esperienza personale per spiegare come difendersi da episodi simili, particolarmente comuni in estate e con il caldo, specie in chi magari assume farmaci antipertensivi, come lo stesso Bassetti fa. “Prendo una pastiglia per la pressione”, confida, raccomandando a chi è in cura di evitare il ‘fai da te’ e rivolgersi al medico per eventuali aggiustamenti di dosaggio. La testimonianza mette in evidenza un aspetto particolarmente importante: le terapie prescritte per tenere sotto controllo la pressione alta possono richiedere una valutazione specifica durante i mesi estivi, quando il caldo tende naturalmente a favorire la dilatazione dei vasi sanguigni e ad abbassare ulteriormente i valori pressori. Qualunque modifica, tuttavia, deve essere decisa esclusivamente dal medico.
Perché il caldo può causare un improvviso calo della pressione
La crisi ipotensiva durante l’estate è legata principalmente alla risposta dell’organismo alle temperature elevate. Quando fa molto caldo, i vasi sanguigni periferici si dilatano per favorire la dispersione del calore corporeo. Questo meccanismo, necessario per regolare la temperatura, può determinare una riduzione della pressione arteriosa. A questo fenomeno si aggiunge la perdita di acqua e sali minerali provocata dalla sudorazione. Se i liquidi non vengono reintegrati adeguatamente, il volume del sangue circolante può diminuire e la pressione può scendere ulteriormente. “Principalmente dalla vasodilatazione periferica indotta dal caldo e dalla perdita di liquidi e sali minerali attraverso la sudorazione. Riconoscere i segnali d’allarme e agire tempestivamente è fondamentale per evitare giramenti di testa, svenimenti e cadute traumatiche”, spiega il primario della Clinica di Malattie infettive dell’Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova. I giramenti di testa, la sensazione di debolezza, l’instabilità quando ci si alza in piedi e l’annebbiamento della vista possono rappresentare i primi segnali di un abbassamento della pressione. Nei casi più marcati può verificarsi uno svenimento, con il conseguente rischio di cadute e traumi.
Pressione bassa in estate, l’importanza dell’idratazione
La prima misura indicata da Bassetti per prevenire le crisi ipotensive è una corretta e costante idratazione. Durante le giornate molto calde non è sufficiente aspettare di avere sete, perché lo stimolo può comparire quando l’organismo ha già iniziato a perdere una quantità significativa di liquidi. “Per prevenire le crisi ipotensive durante i mesi caldi”, il medico consiglia: “idratazione costante: bevi almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno, anticipando lo stimolo della sete; pasti piccoli e frequenti: evita digestioni lunghe e pasti ricchi di carboidrati, che causano ipotensione post-prandiale; cibi ricchi di minerali: consuma molta frutta (banane, albicocche) e verdure fresche ricche di potassio e magnesio; rimedi naturali: assumi moderatamente della vera liquirizia o integratori salini naturali a base di magnesio e potassio”. Bere regolarmente permette di reintegrare i liquidi persi con la sudorazione e di mantenere più stabile il volume del sangue. Particolare attenzione deve essere prestata nelle giornate trascorse all’aperto, negli ambienti poco ventilati e durante le attività che comportano un aumento della sudorazione. Anche l’alimentazione può contribuire al mantenimento dell’equilibrio idrico e minerale. Frutta e verdura fresche, oltre a contenere acqua, forniscono potassio, magnesio e altre sostanze che l’organismo perde attraverso il sudore.
Pasti abbondanti e ipotensione post-prandiale
Tra le indicazioni del medico figura anche la scelta di consumare pasti piccoli e frequenti, evitando pranzi particolarmente abbondanti o ricchi di carboidrati. Dopo aver mangiato, infatti, una parte maggiore del sangue viene richiamata verso l’apparato digerente per sostenere la digestione. In alcune persone questo meccanismo può provocare la cosiddetta ipotensione post-prandiale, cioè una diminuzione della pressione che si manifesta dopo il pasto. Il fenomeno può essere più evidente negli anziani, nei soggetti già predisposti alla pressione bassa e nelle persone che assumono terapie antipertensive. Durante i periodi di caldo intenso, l’effetto della digestione può sommarsi alla vasodilatazione provocata dalle temperature elevate, accentuando la stanchezza, la sonnolenza e la sensazione di testa vuota.
Acqua e zucchero non è il rimedio contro la pressione bassa
Bassetti richiama l’attenzione anche su una delle abitudini più diffuse quando si avvertono debolezza e giramenti di testa. L’assunzione di acqua e zucchero viene spesso considerata una soluzione immediata contro il calo pressorio, ma non rappresenta il rimedio indicato quando il problema è legato alla disidratazione, alla perdita di sali minerali o alla vasodilatazione causata dal caldo. Il medico raccomanda infatti di “non fare l’errore di prendere acqua e zucchero; no ad alcol e calore estremo: evita superalcolici (sono forti vasodilatatori), saune, bagni turchi e l’esposizione al sole nelle ore centrali (11-16); movimenti lenti: passa dalla posizione sdraiata a quella eretta per gradi, soffermandoti qualche istante seduto”. Lo zucchero può essere utile in presenza di una reale diminuzione della glicemia, ma non corregge automaticamente una crisi ipotensiva provocata dalla perdita di liquidi. In questi casi assumono maggiore importanza l’acqua, il riposo in un luogo fresco e, quando necessario, il reintegro dei minerali persi attraverso la sudorazione.
Alcol, sole e ambienti caldi aumentano la vasodilatazione
Tra i comportamenti da evitare rientra il consumo di superalcolici, che possono favorire una marcata vasodilatazione e contribuire a un ulteriore abbassamento della pressione. Anche l’esposizione al sole nelle ore più calde, comprese tra le 11 e le 16, può sottoporre l’organismo a uno stress termico particolarmente intenso. Saune e bagni turchi determinano un aumento della temperatura corporea e una dilatazione dei vasi sanguigni, condizioni che possono accentuare la sensazione di debolezza nelle persone predisposte all’ipotensione. Quando compaiono i primi sintomi, è opportuno interrompere l’attività, cercare un luogo fresco e ventilato e ridurre il rischio di caduta sedendosi o sdraiandosi. La prudenza è particolarmente importante quando i giramenti di testa si manifestano mentre si è alla guida, sulle scale o in situazioni nelle quali una perdita di equilibrio potrebbe provocare conseguenze traumatiche.
Alzarsi lentamente per evitare giramenti di testa e svenimenti
Un altro momento critico è il passaggio dalla posizione sdraiata o seduta a quella eretta. Alzarsi bruscamente può causare una temporanea riduzione dell’afflusso di sangue al cervello, provocando capogiri, instabilità e oscuramento della vista. Il consiglio è quello di effettuare il movimento gradualmente, restando seduti per qualche istante prima di mettersi in piedi. Questa precauzione è utile soprattutto al risveglio, dopo un lungo periodo trascorso a letto o dopo essere rimasti seduti a lungo. La comparsa frequente di questi sintomi può essere collegata alla cosiddetta ipotensione ortostatica, una condizione che deve essere riferita al medico, in particolare quando determina svenimenti, cadute o difficoltà nello svolgimento delle normali attività.
Farmaci contro l’ipertensione, vietato modificare la terapia da soli
Il punto centrale dell’avvertimento di Bassetti riguarda la gestione dei farmaci antipertensivi. Con il caldo, una terapia normalmente ben tollerata può associarsi a valori pressori più bassi, ma questo non significa che i medicinali debbano essere sospesi o ridotti autonomamente. Bassetti chiude con un’avvertenza terapeutica: “se segui una cura contro l’ipertensione e noti cali drastici, non sospendere mai i farmaci da solo. Consulta il medico per una rimodulazione estiva dei dosaggi”. La rimodulazione dei dosaggi deve essere valutata in base alle condizioni individuali, ai valori rilevati durante la giornata e agli altri eventuali problemi di salute. Sospendere improvvisamente un farmaco può infatti determinare un rialzo incontrollato della pressione o compromettere l’efficacia complessiva della terapia. Per questo motivo è utile misurare regolarmente la pressione, annotare i valori e riferire al medico la presenza di episodi ricorrenti di debolezza, capogiri o svenimenti. La crisi ipotensiva raccontata da Bassetti diventa così un richiamo concreto a non sottovalutare gli effetti delle temperature elevate sulla circolazione e a gestire l’estate con maggiore attenzione, soprattutto quando si assumono farmaci per l’ipertensione.


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