La gestione delle risorse idriche in Italia si trova di fronte a un bivio cruciale che non permette più rinvii o esitazioni di carattere politico e programmatico. La costante minaccia determinata dall’estensione dei fenomeni di aridità impone una radicale trasformazione nell’approccio istituzionale, passando definitivamente da una logica puramente emergenziale a una pianificazione strutturale di lungo termine per contrastare l’emergenza siccità.
La necessità di superare la gestione emergenziale
Il dibattito sulla salvaguardia delle riserve d’acqua ha assunto una rilevanza di primissimo piano nel corso dell’assemblea nazionale di Anbi, l’Associazione Nazionale Consorzi Gestione e Tutela Territorio e Acque Irrigue, in corso a Roma. L’evento rappresenta un cruciale momento di confronto tra i principali attori della filiera agroalimentare e i decisori politici, tutti chiamati a rispondere con urgenza agli impatti sempre più devastanti del cambiamento climatico sui territori.
Proprio in questa prestigiosa cornice è intervenuto con fermezza il segretario generale della Coldiretti, Vincenzo Gesmundo. Il suo discorso ha tracciato una linea di netta demarcazione rispetto alle politiche del passato, mettendo in evidenza come l’inarrestabile avanzata della desertificazione richieda interventi strutturali e non più rimandabili. Gesmundo ha chiarito la centralità assoluta della risorsa idrica per la stabilità economica e sociale dell’intero Paese affermando:
“L’acqua è la più grande infrastruttura strategica del nostro Paese. È una risorsa che genera sviluppo, produce energia, garantisce cibo, tutela il territorio e rappresenta un presidio di pace. Di fronte all’avanzare della sciagura della siccità e della desertificazione non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze. Servono scelte immediate e investimenti concreti. Le priorità sono chiare: ammodernare una rete idrica che disperde una quantità inaccettabile di acqua, realizzare una rete diffusa di invasi con sistemi di pompaggio per aumentare la capacità di accumulo e garantire l’autosufficienza idrica del settore agricolo, accelerando finalmente la cantierabilità delle opere già progettate. Da anni discutiamo di piani, strategie e programmi. Oggi il Paese ha bisogno di cantieri. Non possiamo continuare a ripetere le stesse analisi mentre gli agricoltori sono costretti ad affrontare danni sempre più gravi”.
Rete di distribuzione e autosufficienza idrica del comparto primario
La dichiarazione del segretario di Coldiretti individua con estrema precisione i nodi strutturali su cui concentrare l’azione governativa e gli investimenti concreti. Il primo pilastro sul quale intervenire riguarda lo stato della rete idrica nazionale, gravata da perdite strutturali croniche che sottraggono ai territori volumi imponenti di risorsa preziosa prima ancora che questa possa giungere a destinazione. Accanto all’ammodernamento delle tubature, l’attenzione deve focalizzarsi sulla creazione di una rete diffusa di invasi con sistemi di pompaggio, indispensabile per incrementare le attuali e insufficienti capacità di stoccaggio della risorsa piovana.
L’obiettivo finale di questa trasformazione infrastrutturale è garantire la piena autosufficienza idrica del settore agricolo. Gli operatori del comparto primario si trovano infatti esposti in prima linea di fronte ai mutamenti climatici, subendo pesanti contraccolpi economici a causa dei lunghi periodi di scarsità d’acqua. Secondo l’analisi della Coldiretti, la transizione dalle parole ai fatti rappresenta l’unica vera tutela per le imprese del territorio, azzerando le lungaggini burocratiche che frenano l’apertura dei cantieri per opere già pienamente progettate.
Il paradosso della pioggia e il confronto europeo
Un aspetto particolarmente critico del contesto italiano è rappresentato dal divario strutturale tra la quantità teorica di precipitazioni che colpiscono la penisola e la reale capacità del sistema nazione di trattenerle a beneficio della collettività. Il fenomeno configura un vero e proprio paradosso logistico e infrastrutturale che penalizza l’Italia nel confronto diretto con i partner dell’Unione Europea, capaci di stoccare percentuali di acqua piovana sensibilmente superiori alle nostre.
Questo divario non si traduce soltanto in una debolezza competitiva per le imprese, ma mette a serio rischio la continuità dei servizi essenziali per la popolazione e la tenuta delle filiere produttive locali. La disponibilità d’acqua non può essere considerata una variabile indipendente o una questione da rimandare a futuri piani pluriennali, bensì una necessità impellente che incide direttamente sulla quotidianità delle famiglie e sul lavoro delle aziende agricole. Vincenzo Gesmundo ha infatti sottolineato questo divario con parole inequivocabili:
“Ogni anno sul nostro Paese cadono enormi quantità di pioggia, ma siamo ancora in grado di trattenere solo una minima parte della risorsa, molto meno di quanto fanno altri Paesi europei. È un paradosso che non possiamo più accettare. Le grandi opere possono rappresentare un motivo di orgoglio nazionale, ma le priorità dei cittadini sono altre. Chi apre il rubinetto e non trova acqua, chi vede i raccolti compromessi o è costretto a rinunciare al proprio patrimonio zootecnico chiede risposte oggi, non tra decenni”.
Le risposte immediate richieste dai territori e dai cittadini
L’appello conclusivo lanciato dall’assemblea romana sposta l’asse dell’attenzione dalle grandi narrazioni ingegneristiche alle concrete esigenze quotidiane delle comunità locali. Se da un lato le infrastrutture monumentali possono alimentare l’orgoglio e la retorica nazionale, dall’altro l’urgenza immediata riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti per chi vive e lavora sul territorio.
La persistenza della siccità si manifesta concretamente nei rubinetti domestici che rimangono all’asciutto e nei campi coltivati che subiscono perdite irreparabili. Per evitare la distruzione totale derivante dai raccolti compromessi e per impedire che gli allevatori si vedano costretti a sacrificare il proprio patrimonio zootecnico, la Coldiretti invoca un’immediata mobilitazione delle risorse. La richiesta che giunge dal mondo agricolo e civile è univoca: trasformare i progetti in cantieri attivi attraverso interventi immediati per mettere in sicurezza il futuro idrico della nazione.


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