È stata completata l’interconnessione dell’impianto di produzione di biometano della Società Agricola Villagrossa, situato a Castel d’Ario, in provincia di Mantova, con il Digital Reverse Flow di Gazzo Veronese, nel Veronese. L’intervento ha riguardato la connessione finale dell’impianto e consente di mettere in funzione un’infrastruttura destinata ad assumere un ruolo centrale nella raccolta e nella distribuzione del gas rinnovabile prodotto sul territorio. Grazie al collegamento appena ultimato, l’impianto mantovano potrà convogliare verso l’hub fino a 2 milioni di metri cubi di biometano all’anno. Si tratta di un quantitativo equivalente ai consumi medi annui di circa 2.000 famiglie, prodotto attraverso l’utilizzo di biomasse agricole e reflui zootecnici. L’entrata in esercizio dell’interconnessione rappresenta un passaggio decisivo per il progetto sviluppato da Italgas a Gazzo Veronese. Una volta pienamente operativo, l’hub permetterà infatti di superare i limiti tradizionali delle reti locali, rendendo pressoché illimitata la loro capacità di accogliere quote incrementali di biometano in modo continuo e sicuro.
Il biometano di Castel d’Ario entra nella rete del Digital Reverse Flow
L’impianto della Società Agricola Villagrossa produce biometano valorizzando materie prime provenienti dal comparto agricolo e zootecnico. La trasformazione di biomasse e reflui consente di ottenere un combustibile rinnovabile che, una volta trattato e immesso nella rete, può essere utilizzato con modalità analoghe a quelle del gas naturale. Il completamento della connessione finale permette ora alla produzione di Castel d’Ario di raggiungere il Digital Reverse Flow di Gazzo Veronese, progettato per raccogliere il biometano generato da diversi impianti presenti nell’area. Il collegamento consente quindi di integrare la produzione agricola locale all’interno di una rete energetica digitalizzata, capace di gestire i flussi in base ai volumi prodotti e alla domanda di gas presente sul territorio. L’obiettivo è favorire una maggiore diffusione del biometano italiano, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili e sostenendo una produzione energetica più vicina ai luoghi di consumo.
Dell’Orco: “evoluzione strategica nello sviluppo della filiera del biometano”
L’importanza dell’entrata in funzione dell’hub è stata sottolineata da Pier Lorenzo Dell’Orco, Amministratore Delegato di Italgas Reti, che ha evidenziato il valore strategico dell’infrastruttura per il futuro delle reti energetiche. “L’entrata in funzione dell’hub di Gazzo Veronese rappresenta un’evoluzione strategica nello sviluppo della filiera del biometano – ha commentato Pier Lorenzo Dell’Orco, Amministratore Delegato di Italgas Reti –. Con il reverse flow la capacità delle nostre reti di accogliere gas rinnovabili diventerà pressoché illimitata in maniera sicura e continua. Al contempo creiamo le condizioni per una produzione di energia a km0 utile a generare effetti positivi sulla competitività di imprese e famiglie. Continuiamo a lavorare al fianco delle comunità per l’energia del futuro, un futuro a zero emissioni”. La possibilità di produrre e distribuire energia a chilometro zero rappresenta uno degli elementi più rilevanti del progetto. Il biometano ottenuto dagli impianti agricoli può infatti essere utilizzato in prossimità delle aree di produzione oppure trasferito verso altri territori quando i volumi superano la domanda locale.
Come funziona il reverse flow di Gazzo Veronese
Il progetto di Gazzo Veronese, inaugurato da Italgas nel giugno scorso, è stato concepito per svolgere una doppia funzione. In condizioni ordinarie, l’infrastruttura opera come un hub di raccolta, ricevendo il biometano prodotto dagli impianti collegati e immettendolo nella rete locale di distribuzione. Quando i quantitativi complessivamente immessi diventano superiori al fabbisogno del territorio, il sistema attiva il reverse flow, cioè l’inversione del flusso tradizionale del gas. In questa configurazione, il biometano in eccesso viene compresso e trasferito dalla rete di distribuzione verso la rete di trasporto regionale e nazionale. Il gas rinnovabile non utilizzato localmente può così essere reso disponibile anche in altre aree del Paese, evitando che la capacità produttiva degli impianti venga limitata dalla domanda presente nelle singole reti territoriali. Il meccanismo consente di trasformare le infrastrutture locali in punti di ingresso del biometano nel sistema energetico nazionale. La rete di distribuzione non è quindi più soltanto destinata a ricevere il gas dalla rete di trasporto e a consegnarlo agli utenti finali, ma diventa una struttura capace di raccogliere l’energia prodotta sul territorio e di trasferirla verso livelli superiori della rete.
Quattro impianti collegati e una capacità fino a 12 milioni di metri cubi l’anno
Il Digital Reverse Flow di Gazzo Veronese è stato progettato per ricevere biometano da quattro differenti impianti di produzione. Quando tutti i collegamenti saranno pienamente operativi, le strutture potranno immettere complessivamente nella rete fino a 12 milioni di metri cubi di biometano all’anno. Il volume previsto è sufficiente a soddisfare i consumi medi annui di circa 13.000 famiglie. Il dato evidenzia la dimensione dell’infrastruttura e il contributo che il progetto potrà fornire alla crescita della produzione nazionale di gas rinnovabile. L’impianto di Castel d’Ario, con una capacità massima di 2 milioni di metri cubi all’anno, rappresenta una delle componenti del sistema. Il completamento della sua interconnessione costituisce quindi un nuovo avanzamento verso la piena operatività dell’hub. La capacità di raccogliere il biometano proveniente da più impianti permette inoltre di ottimizzare la gestione dei volumi e di rendere più stabile l’immissione nella rete. L’energia prodotta dalle attività agricole e zootecniche può essere distribuita localmente oppure trasferita verso altri territori attraverso il reverse flow, in funzione delle esigenze del sistema.
Un investimento da circa 2 milioni di euro
L’infrastruttura di Gazzo Veronese è stata realizzata da Italgas con un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro. Il progetto rientra nel programma di trasformazione delle reti del Gruppo in sistemi digitali, flessibili e capaci di gestire gas provenienti da fonti differenti. Uno degli aspetti caratterizzanti dell’hub è la completa digitalizzazione delle operazioni. L’impianto può essere controllato e gestito da remoto attraverso Dana, Digital Advanced Network Automation, il sistema proprietario di automazione e telecontrollo sviluppato da Italgas. Dana permette il monitoraggio in tempo reale, la gestione a distanza delle infrastrutture e il funzionamento automatico degli impianti. Il sistema consente di verificare costantemente i parametri operativi, intervenire sulla regolazione dei flussi e attivare il reverse flow quando la quantità di biometano immessa nella rete supera il fabbisogno locale. La digitalizzazione assume quindi un ruolo fondamentale nella sicurezza e nell’efficienza del processo. La gestione automatizzata permette di adattare il funzionamento dell’hub alle condizioni della rete, garantendo continuità nell’immissione del gas rinnovabile e controllo costante dell’infrastruttura.
Salgono a 16 gli impianti di biometano collegati alla rete Italgas
Con l’interconnessione dell’impianto della Società Agricola Villagrossa di Castel d’Ario salgono a 16 gli impianti di produzione di biometano connessi alla rete Italgas. Il dato conferma la progressiva crescita della filiera e il ruolo delle infrastrutture di distribuzione nell’integrazione delle fonti rinnovabili all’interno del sistema energetico. La possibilità di collegare un numero crescente di impianti consente di valorizzare le produzioni locali e di ampliare la quantità di biometano disponibile per famiglie e imprese. Il progetto di Gazzo Veronese rappresenta, in questo percorso, un modello di rete capace di gestire non soltanto la distribuzione del gas, ma anche la raccolta e il trasferimento della produzione proveniente dagli impianti agricoli.
Reti digitali e flessibili per accogliere più gas rinnovabile
L’hub si inserisce nel processo di trasformazione delle infrastrutture di Italgas in una piattaforma digitale, intelligente e flessibile, progettata per accogliere quantità sempre maggiori di gas rinnovabili. La diffusione del biometano richiede infatti reti in grado di gestire flussi non più esclusivamente unidirezionali. Con il reverse flow, il gas può muoversi dalla rete locale verso quella di trasporto quando la produzione supera i consumi del territorio. Questa configurazione permette di eliminare uno dei principali limiti allo sviluppo degli impianti, rappresentato dalla capacità di assorbimento della rete locale. L’infrastruttura di Gazzo Veronese rende quindi possibile una gestione più ampia e dinamica delle produzioni, mettendo in relazione gli impianti agricoli con il sistema regionale e nazionale del gas.
Energia locale, sicurezza degli approvvigionamenti e decarbonizzazione
L’interconnessione tra Castel d’Ario e Gazzo Veronese contribuisce allo sviluppo di una produzione energetica basata sulla valorizzazione delle risorse locali. Biomasse agricole e reflui zootecnici vengono trasformati in biometano, generando energia rinnovabile e creando una filiera integrata tra agricoltura, allevamento e infrastrutture del gas. Il progetto sostiene anche la sicurezza degli approvvigionamenti, aumentando la quantità di energia prodotta sul territorio nazionale e disponibile attraverso le reti esistenti. La possibilità di immettere il biometano nella rete locale e, in caso di eccedenza, trasferirlo verso la rete di trasporto permette di utilizzare integralmente la produzione degli impianti collegati. Il sistema contribuisce così alla progressiva decarbonizzazione dei consumi, favorendo la sostituzione di quote di gas fossile con gas ottenuto da fonti rinnovabili. Con il completamento della connessione dell’impianto di Castel d’Ario, il Digital Reverse Flow di Gazzo Veronese compie quindi un ulteriore passo verso la piena operatività, rafforzando una rete energetica capace di raccogliere, distribuire e trasferire il biometano prodotto nei territori.


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