Caccia, Brambilla contro la riforma: “gli italiani non vogliono regalare gli animali a 500 mila cacciatori che sparano per divertirsi”

Le associazioni animaliste e ambientaliste si schierano contro il testo votato in Senato e ora all’esame della Camera. Il deputato di Noi Moderati denuncia l’ampliamento di aree, periodi e specie cacciabili e parla di una battaglia "di civiltà"

La riforma della caccia votata in Senato e ora all’esame della Camera continua a suscitare una forte opposizione da parte del mondo animalista e ambientalista. Nel corso di una conferenza stampa, diverse associazioni, tra cui Enpa, Lipu, Wwf, Animalisti italiani, Oipa, Lac, Gaia, Green Impact e Leal, hanno espresso la loro ferma contrarietà al testo, contestando un impianto che, secondo i promotori della protesta, amplierebbe in modo significativo la possibilità di esercitare l’attività venatoria. Alla conferenza ha partecipato l’on. Michela Vittoria Brambilla, deputato di Noi Moderati e presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e la tutela dell’Ambiente, che ha assunto una posizione nettamente contraria alla proposta in discussione. “Gli italiani non vogliono regalare gli animali a 500 mila cacciatori che sparano per divertirsi”. Con queste parole Brambilla ha sintetizzato il senso della sua opposizione alla riforma della caccia, richiamando l’attenzione sul rapporto tra tutela degli animali, biodiversità e sensibilità dell’opinione pubblica.

Brambilla: la battaglia per natura e biodiversità “non ha colore politico”

Per il deputato, il confronto sulla caccia non può essere ridotto a una contrapposizione tra schieramenti politici. Al contrario, riguarda una questione più ampia, legata alla tutela della natura, della biodiversità e degli animali. “La battaglia per la natura e per la biodiversità – afferma – non ha colore politico, non è di destra o di sinistra, non è una battaglia di partito, ma di civiltà. Appartiene alla sensibilità di tutti. Perciò combatto la controriforma con ogni mezzo lecito, perciò ho votato contro l’adozione del testo base proveniente dal Senato e spero di poter convincere i sostenitori che stanno sbagliando e che c’è, fermandosi, il modo di rimediare. La stragrande maggioranza degli italiani vuole che la caccia sia solo abolita e non certo ampliata, come sono ampliate dal testo in esame le aree in cui si può praticare e il periodo dell’anno in cui si può effettuare o il numero di specie che si possono uccidere. È un testo che confligge con le norme europee, con la nostra Costituzione e soprattutto con il grande cuore di tutti coloro che amano gli animali e vogliono vederli rispettati, non regalati a 500.000 cacciatori che uccidono per divertirsi”. Nel suo intervento, Brambilla ha dunque ribadito di aver votato contro l’adozione del testo base proveniente dal Senato, auspicando un ripensamento da parte dei sostenitori della proposta. Al centro della critica vi sono l’ampliamento delle aree in cui si può cacciare, l’estensione del periodo dell’anno in cui la caccia può essere praticata e l’aumento del numero di specie che si possono uccidere.

Le associazioni animaliste e ambientaliste al fianco di Brambilla

Durante la conferenza stampa, gli esponenti delle associazioni presenti hanno espresso “solidarietà” all’on. Brambilla “per gli ignobili attacchi” che il mondo venatorio le rivolge, riconoscendole il “coraggio” con cui ha preso posizione contro la riforma della caccia. Il fronte contrario al provvedimento riunisce sigle storiche dell’ambientalismo e della protezione animale, unite nella contestazione di una modifica normativa giudicata in contrasto con la tutela degli animali e dell’ambiente. La mobilitazione si inserisce nel dibattito parlamentare in corso alla Camera, dove il testo approvato al Senato è ora all’esame.

Enpa: “la morte degli animali è anche la nostra estinzione”

La prima a prendere la parola è stata la neoeletta presidente dell’Enpa, Giusy D’Angelo, che ha inserito il tema della caccia in un quadro più ampio: quello del rapporto tra l’uomo e il pianeta che abita. “La morte degli animali è anche la nostra estinzione”. Così D’Angelo ha richiamato il legame tra tutela delle specie animali, equilibrio degli ecosistemi e futuro dell’umanità. Secondo la presidente dell’Enpa, la caccia oggi “non ha e non può avere alcuna giustificazione”. La posizione dell’associazione si colloca quindi in una visione complessiva della tutela ambientale, nella quale la protezione degli animali non viene considerata un tema separato, ma parte integrante della salvaguardia del pianeta.

Wwf: la commissione Agricoltura “è ostaggio” dei favorevoli alla caccia

A intervenire è stato anche Domenico Ajello del Wwf, che ha criticato duramente il percorso del provvedimento in commissione Agricoltura. “La commissione Agricoltura – dice Domenico Ajello del Wwf – è ostaggio di soggetti che hanno fatto dei favori ai cacciatori la loro ragion d’essere politica. Ma la gente non è disposta ad accettare questa imposizione”.  Le parole del rappresentante del Wwf rafforzano la denuncia delle associazioni contro una riforma percepita come sbilanciata a favore del mondo venatorio. Al centro della contestazione resta il timore che la nuova disciplina possa indebolire gli strumenti di tutela della fauna selvatica e ampliare le possibilità di abbattimento.

Lipu: l’eliminazione del parere vincolante dell’Ispra è “la chiave di volta”

Tra i punti più contestati della riforma della caccia c’è anche il ruolo dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Giovanni Albarella della Lipu ha sottolineato il peso dell’eliminazione del parere vincolante dell’ente. Giovanni Albarella (Lipu) sottolinea come l’eliminazione del parere vincolante dell’ISPRA “sia la chiave di volta per poter cacciare anche a febbraio e marzo: il vero obiettivo”. Secondo la Lipu, dunque, la modifica del ruolo dell’Ispra rappresenterebbe uno snodo decisivo della riforma, con effetti concreti sull’estensione del calendario venatorio. Il rischio denunciato è quello di rendere possibile la caccia anche nei mesi di febbraio e marzo, incidendo ulteriormente sulla tutela della fauna.

La critica alla legge 157 e alle modifiche “sempre a pro dei cacciatori”

Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche Raimondo Silveri, richiamando la legge 157 e le modifiche già subite nel tempo. Secondo Silveri, la 157 è stata modificata già molte volte, “sempre a pro dei cacciatori”. La sua posizione si è concentrata anche sulla natura stessa dell’attività venatoria, sintetizzata in una domanda: “uccidere che sport è?”. Il tema del rapporto tra caccia e sport è così tornato al centro del confronto, insieme alla contestazione di una normativa che, secondo le associazioni animaliste e ambientaliste, continuerebbe a spostare l’equilibrio a favore dei cacciatori.

Riforma della caccia, il nodo politico e ambientale

La discussione sulla riforma della caccia si conferma quindi uno dei terreni più sensibili nel rapporto tra politica, tutela ambientale e diritti degli animali. La posizione espressa dall’on. Michela Vittoria Brambilla e dalle associazioni presenti alla conferenza stampa punta a fermare l’iter del testo, ritenuto contrario alle norme europee, alla Costituzione e alla sensibilità di chi chiede maggiore rispetto per gli animali. Nel mirino restano l’ampliamento delle aree in cui si può praticare la caccia, l’estensione del periodo dell’anno in cui può essere effettuata, l’aumento del numero di specie cacciabili e l’eliminazione del parere vincolante dell’Ispra. Per il fronte animalista e ambientalista, questi elementi rendono la proposta una controriforma destinata a incidere in modo profondo sulla protezione della biodiversità, della fauna selvatica e degli ecosistemi. La battaglia annunciata da Brambilla proseguirà dunque in Parlamento, dove il testo proveniente dal Senato è ora all’esame della Camera. Al centro resta una contrapposizione netta: da un lato chi sostiene la necessità della riforma, dall’altro chi la considera un arretramento nella tutela degli animali e dell’ambiente.