Si estendono gli effetti dei bassi livelli del Danubio. Il fiume, che attraversa 10 Paesi dalla Germania del sud-ovest fino al Mar Nero lungo circa 3mila km di percorso, si è ritirato in modo drammatico sotto il caldo e la siccità degli ultimi mesi. Oltre agli impatti sulla navigazione e sulla sicurezza, con il riaffioramento di ordigni bellici, questa situazione sta avendo effetti anche sul settore energetico di diversi Paesi. L’unica centrale nucleare ungherese, infatti, verrà chiusa la prossima settimana, secondo quanto annunciato oggi dal Primo Ministro Peter Magyar, mentre una nuova ondata di calore si abbatte sull’Europa centrale. La centrale di Paks, situata circa 100 chilometri a sud di Budapest, fornisce circa il 40% della produzione annua di energia elettrica del Paese. I quattro reattori, costruiti con tecnologia di epoca sovietica, sono raffreddati dall’acqua pompata dal Danubio.
Il gestore della centrale aveva avvertito all’inizio della settimana che la chiusura era “diventata inevitabile”. “Secondo i calcoli attuali, questo potrebbe accadere martedì o mercoledì”, ha dichiarato Magyar in una conferenza stampa a Paks. Ieri Magyar aveva invitato gli industriali a ridurre volontariamente il consumo di energia elettrica, per evitare una crisi energetica.
Nuova ondata di caldo in Ungheria
La situazione del Danubio rischia di peggiorare a causa del nuovo picco di caldo. Il Servizio meteorologico ungherese, HungaroMet, prevede temperature tra i +40 e i +41°C nei prossimi sei giorni. Migliaia di residenti nella città di Szentendre, 20 chilometri a nord di Budapest, sono senza acqua corrente e l’esercito è stato mobilitato per consegnare autobotti.
La situazione in Slovacchia, Slovenia e Romania
In Slovacchia, l’allerta caldo interessa l’intero Paese, con il livello più alto dichiarato nel sud-ovest. Le temperature oscilleranno tra i +34 e i +39°C fino a domenica 2 agosto, secondo l’Istituto Idrometeorologico Slovacco (Shmu). A Bratislava, le autorità hanno allestito oltre 30 punti di ristoro con ambienti climatizzati, acqua potabile e servizi igienici. I servizi meteorologici slovacchi hanno anche segnalato un elevato rischio di incendi boschivi in gran parte del Paese.
Anche la Slovenia si trova ad affrontare rischi simili. L’Agenzia slovena per l’ambiente (Arso) ha classificato la parte occidentale del Paese come a rischio incendi “estremamente elevato“. Ha vietato numerose attività che potrebbero causare incendi. “Quest’ondata di calore sarà eccezionale non solo per le alte temperature, ma anche per la sua durata“, ha sottolineato il climatologo Gregor Vrtacnik durante una conferenza stampa dell’Arso tenutasi oggi a Lubiana. “Il periodo con temperature giornaliere superiori ai +35°C avrà una durata record“, ha aggiunto il meteorologo Branko Gregorcic. Sulla costa adriatica slovena, le temperature del mare potrebbero superare il record storico di +30,4°C, stabilito nel 2010.
In Romania, sono in vigore allerte gialle e arancioni per la metà occidentale del Paese, dove le temperature potrebbero raggiungere i +40°C in alcune zone nel corso del weekend.
Caldo record in Austria
In Austria, il record di temperatura per il mese di luglio è stato battuto oggi pomeriggio presso la stazione meteorologica di Wieselburg, nella Bassa Austria (est), con +40,3°C, come annunciato dal Servizio meteorologico nazionale GeoSphere Austria. Il precedente record di +39,7°C resisteva da 43 anni. Secondo GeoSphere Austria, questa nuova ondata di calore arriva mentre il Paese sta già affrontando una siccità “estrema”. “Dall’inizio dell’anno, le precipitazioni sono inferiori di circa il 30% rispetto alla media“, ha sottolineato GeoSphere, cosa che rende i primi sette mesi del 2026 i più secchi registrati dall’inizio del XX secolo.


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