Le ondate di calore non mettono alla prova soltanto cuore e circolazione, ma possono avere effetti rilevanti anche sul metabolismo. L’aumento delle temperature, soprattutto quando prolungato, può interferire con il controllo della glicemia, l’equilibrio ormonale e la funzionalità dell’apparato digerente, con conseguenze più importanti nelle persone con diabete, obesità, prediabete o insulino-resistenza. Secondo Giovanni Gasbarrini, Professore Emerito di Medicina Interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore, affrontare il caldo richiede una strategia di prevenzione che integri idratazione, corretta alimentazione, attività fisica adattata e monitoraggio della salute metabolica. “Le ondate di calore che stanno interessando gran parte del Paese non sono solo un rischio per il sistema cardiovascolare o per l’equilibrio dell’idratazione. Le temperature elevate e prolungate possono influenzare anche il metabolismo, il controllo della glicemia, l’appetito e la funzionalità dell’apparato digerente, soprattutto nelle persone più fragili, come anziani, soggetti con obesità, diabete, prediabete, sindrome metabolica o insulino-resistenza. La prevenzione, pertanto, diventa fondamentale”: lo afferma Giovanni Gasbarrini, Professore Emerito di Medicina Interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore, che aggiunge: “Una corretta idratazione, un’alimentazione equilibrata, un’attività fisica adattata alle condizioni ambientali, un sonno di buona qualità e un attento monitoraggio clinico rappresentano interventi semplici ma supportati da solide evidenze scientifiche. In molti casi sono sufficienti a ridurre il rischio di scompenso metabolico e a preservare la salute nel lungo periodo. Si può avere un’efficacia sulle condizioni metaboliche utilizzando sostanze che moderano l’appetito e riducono l’assorbimento dei grassi animali. La sfida dei prossimi anni sarà integrare la medicina del clima con la medicina della prevenzione, riconoscendo che fattori ambientali e salute metabolica sono sempre più strettamente interconnessi”.
“Oggi oltre un adulto su tre presenta una qualche forma di insulino-resistenza – spiega l’esperto – una condizione nella quale muscolo, fegato e tessuto adiposo diventano progressivamente meno sensibili all’azione dell’insulina. Nelle fasi iniziali il pancreas riesce a compensare aumentando la produzione dell’ormone. Nel tempo, però, questa risposta diventa insufficiente e compaiono alterazioni della glicemia, accumulo di grasso viscerale, aumento dei trigliceridi, steatosi epatica e, successivamente, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. L’insulino-resistenza non riguarda esclusivamente il metabolismo del glucosio. È una condizione sistemica caratterizzata da infiammazione cronica di basso grado, alterazioni del metabolismo lipidico, disfunzione del tessuto adiposo e modificazioni del dialogo tra intestino, microbiota, fegato e sistema endocrino”.
“Durante l’estate – osserva Gasbarrini – è consigliabile privilegiare un’alimentazione ispirata alla dieta mediterranea, ricca di alimenti freschi, poco processati e ad elevata densità nutrizionale. Frutta e verdura di stagione contribuiscono contemporaneamente all’apporto di acqua, fibre, vitamine, sali minerali e composti bioattivi. È opportuno preferire cereali integrali, legumi, pesce, olio extravergine di oliva e fonti proteiche magre, limitando il consumo di alimenti ultraprocessati, ricchi di zuccheri semplici, grassi saturi e sodio. Consumare pasti di dimensioni moderate, distribuiti nell’arco della giornata, riduce il carico metabolico post-prandiale e favorisce un migliore controllo della glicemia. Nelle ore più calde è preferibile evitare pasti abbondanti o ricchi di grassi, che richiedono un maggiore impegno digestivo. L’idratazione è uno degli strumenti più efficaci per proteggere il metabolismo durante il caldo, mentre il movimento migliora la sensibilità all’insulina anche durante l’estate”, conclude.


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