Caldo estremo sui Balcani: picchi di +41,7°C, notti tropicali e città roventi. L’anticiclone africano porta temperature eccezionali dalla Slovenia all’Albania | DATI

L'ondata di caldo africano ha raggiunto il suo apice anche nei Balcani, con temperature oltre i +40°C, notti tropicali e un forte aumento del rischio per la salute e degli incendi boschivi

La grande ondata di caldo di fine giugno 2026 ha colpito con particolare intensità anche i Balcani, trasformando la giornata di martedì 30 giugno in un vero e proprio banco di prova per diverse città, dalla Slovenia all’Albania. Temperature superiori ai +40°C, notti tropicali e aria rovente anche lungo le coste hanno reso il clima estremo e potenzialmente pericoloso per la salute, soprattutto nelle aree urbanizzate.

I numeri del caldo estremo

Nella fascia balcanica si è registrata una lunga lista di temperature massime da record, o quasi, con punte vicine ai +42°C:

  • Slovenia – Murska Sobota ha raggiunto +36,3°C, valore molto elevato per la zona, indicativo dell’aria caldissima che ha invaso l’Europa centrale.
  • Croazia – Knin ha toccato i +41,0°C, mentre Osijek si è fermata a +39,8°C; sul litorale spiccano i +39,5°C di Spalato e i +38/+38,6°C tra Senj, Zadar e Sibenik, segno di un Adriatico circondato da aria torrida.
  • Bosnia-Erzegovina – Gradacac ha registrato +38,7°C, con atmosfera rovente anche nelle aree interne.
  • Montenegro – Danilovgrad ha raggiunto +41,7°C; a Podgorica la minima notturna è rimasta attorno ai +29,5°C, una vera notte tropicale che ha impedito al corpo di recuperare il calore accumulato durante il giorno.
  • Serbia – Valori oltre i +40°C a Kikinda (+40,9°C), Palic (+40,8°C), Sombor (+40,3°C) e Zrenjanin (+40,2°C), con +38,4°C anche a Novi Sad: un mix di pianure e centri urbani sotto un fortissimo stress termico.
  • Albania – Shkoder ha toccato +40,8°C, confermandosi una delle zone più calde della regione, stretta tra montagne e mare e spesso soggetta a fenomeni estremi.

Questi valori rientrano nel quadro della grande ondata di calore che, tra fine giugno e inizio luglio, ha portato temperature massime oltre i +35/+40°C su tutta Europa, con nuovi record storici in alcuni Paesi e milioni di persone esposte per giorni a temperature molto superiori alle medie stagionali.

Cosa c’era dietro: la cupola di calore

La responsabile di questa giornata rovente è stata un robusto promontorio anticiclonico subtropicale di matrice nord-africana, un vero e proprio ‘heat dome’ che ha intrappolato aria ‘rovente’ su Europa centrale, Mediterraneo e Balcani. La massa d’aria di origine nord africana ha spinto verso nord isoterme tipiche da piena estate, con anomalie di diversi gradi sopra la media, acuite da un forte soleggiamento e scarsa ventilazione.

In tale ambito, le zone interne dei Balcani, tra pianure e valli, hanno accumulato rapidamente calore durante le ore di sole, mentre le ore notturne sono rimaste roventi: i frequenti episodi di notti tropicali, tipici ad esempio di Podgorica, evidenziano un grave sovraccarico fisiologico per anziani e bambini.

Impatti sulla salute e sul territorio

La combinazione di massime estreme e notti tropicali aumenta il rischio di colpi di calore, disidratazione e aggravamento di patologie cardiocircolatorie e respiratorie, soprattutto in un contesto urbano dove si sommano isola di calore, asfalto e scarsa vegetazione. A tale proposito, durante questa ondata di calore, diversi Paesi europei hanno registrato un significativo eccesso di mortalità rispetto alle medie. Il rischio, però, non riguarda solo la salute: temperature così elevate mettono sotto pressione le reti elettriche (per l’uso massiccio di condizionatori), aumentano la probabilità di incendi boschivi e incidono su agricoltura e risorse idriche, soprattutto nelle regioni già vulnerabili e con estati sempre più lunghe e secche.