Caldo record e violenti temporali: le mappe mostrano lo scontro tra l’anticiclone nord africano e il ciclone balcanico sull’Europa

La configurazione atmosferica a 500 e 850 hPa spiega perché l'Europa occidentale sarà investita dalla canicola, mentre a est prevarranno condizioni decisamente più instabili

Un ‘colosso’ anticiclonico sull’Europa occidentale, un ciclone freddo sui Balcani, un’Italia sospesa tra caldo intenso e instabilità: le mappe a nostra disposizione raccontano un’evoluzione sinottica da manuale, perfetta per spiegare come nasce una grande ondata di calore e perché non tutti i Paesi la vivono allo stesso modo. Nella media troposfera, a 500 hPa, spicca un imponente promontorio subtropicale che si allunga dal nord Africa fin verso Spagna, Francia, Regno Unito e parte della Germania. I colori rosso-arancio, associati a geopotenziali ben oltre la media climatologica, segnalano un’autentica ‘heat dome’ che comprime la colonna d’aria, stabilizza l’atmosfera e innalza sensibilmente lo zero termico. È la classica configurazione da blocco, con un’onda a omega che si piazza sull’Europa occidentale e rallenta il flusso atlantico: quando accade ciò, le masse d’aria restano quasi ‘intrappolate’ sulle stesse zone per diversi giorni, trasformando un semplice promontorio in una vera e propria ondata di caldo.

Temperature 850 hPa Europa 9 luglio

Sull’est europeo, lo scenario cambia radicalmente. Tra Balcani, Mar Nero e parte dell’Europa orientale si chiude un vortice in quota, una vasta goccia fredda ben riconoscibile dai toni bluastri e dai geopotenziali decisamente sotto media. Qui l’aria è più fredda e instabile, il gradiente termico verticale aumenta e la colonna d’aria si presta più facilmente allo sviluppo di nubi a sviluppo verticale e temporali, spesso accompagnati da fenomeni intensi. In altre parole, mentre a ovest domina la subsidenza anticiclonica, a est l’atmosfera resta dinamica con passaggi perturbati e temperature decisamente più contenute rispetto ai valori estremi franco-iberici.

La mappa meteo a 850 hPa convalida questo scenario. L’analisi statistica delle temperature riferita a un arco temporale di tre settimane mostra un’anomalia di temperatura estrema tra Spagna, Portogallo, Francia e Benelux. In queste aree i valori toccano e superano il 99° percentile rispetto alla media degli ultimi trent’anni. Ciò significa che la massa d’aria in quota è tra le più calde mai registrate negli ultimi decenni. Ci sono quindi tutti i presupposti per avere picchi superiori ai +35/+38°C in pianura, notti tropicali e forti criticità per la salute, i trasporti e i consumi elettrici. Questa intensa ondata di calore non risparmierà l’Europa occidentale e si estenderà fino alla Pianura Padana occidentale, anche se con picchi inferiori rispetto al nucleo della cupola di calore franco-iberica.

L’Italia, in particolare il Nord-Ovest, si ritrova esattamente sulla linea di demarcazione tra le due dinamiche. Da un lato giunge l’aria rovente legata al promontorio subtropicale, pronta a far impennare le temperature e a innalzare lo zero termico oltre i 4500 metri, con possibili episodi di Föhn che accentuano ulteriormente il caldo nelle valli e in pianura. Dall’altro lato, il richiamo orientale connesso alla depressione balcanica può innescare infiltrazioni più fresche e instabili verso le regioni adriatiche e, a tratti, anche verso parte del Nord-Est, generando squilibri termici e incrementando il pericolo di temporali di calore lungo il bordo della struttura anticiclonica. Ne consegue un’Italia divisa in due, con il versante occidentale più esposto alla canicola persistente e quello orientale maggiormente soggetto a fasi instabili e a un caldo sì intenso, ma più spesso interrotto da rovesci temporaleschi.

In sintesi, un duello tra l’alta pressione nordafricana e la saccatura fredda balcanica, con il continente europeo trasformato in un mosaico di estremi: da un lato le città alle prese con picchi termici, blackout elettrici e notti tropicali, dall’altro aree colpite da nubifragi, grandinate e crolli termici. Nel bel mezzo, il nostro versante adriatico agisce da fascia di transizione, dove l’afa si alterna al rischio di eventi estremi.