Il caro benzina entra ufficialmente al centro dell’agenda economica del Governo. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto oggi, venerdì 24 luglio 2026, un confronto con il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti per esaminare la situazione economica generale e, in modo particolare, il nuovo aumento dei prezzi dei carburanti. La notizia più rilevante emersa dal colloquio riguarda la possibilità di ricorrere al meccanismo delle accise mobili, uno strumento attraverso il quale il maggiore gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi petroliferi può essere utilizzato per compensare una riduzione temporanea delle accise applicate sui carburanti. Al momento non è stata annunciata alcuna decisione definitiva. Il Governo sta approfondendo le diverse iniziative che potrebbero essere adottate per intervenire sull’andamento dei prezzi alla pompa, valutandone sostenibilità economica, modalità applicative e possibili effetti. L’attivazione delle accise mobili rappresenta quindi una delle ipotesi sul tavolo, ma dovrà essere accompagnata dalle necessarie verifiche tecniche e finanziarie.
Caro benzina, Meloni e Giorgetti esaminano le possibili misure
Il confronto tra Meloni e Giorgetti testimonia l’attenzione crescente dell’esecutivo verso una dinamica che incide direttamente sui costi sostenuti per gli spostamenti e, più in generale, sull’equilibrio economico nazionale. La riunione non ha riguardato esclusivamente i carburanti, ma l’intera situazione economica, con un approfondimento specifico dedicato alla corsa dei listini di benzina e gasolio. La valutazione coinvolge direttamente il Ministero dell’Economia perché ogni intervento sulle accise produce effetti sulle entrate dello Stato. Una riduzione della componente fiscale deve quindi essere costruita tenendo conto delle risorse disponibili e della necessità di garantire la copertura finanziaria della misura. Proprio per questa ragione, il Governo non ha ancora indicato tempi, importi o durata di un eventuale intervento. L’espressione utilizzata dalle fonti di Palazzo Chigi resta quella di una possibile attivazione del meccanismo: un passaggio che conferma l’apertura politica verso la misura, senza anticiparne l’effettiva adozione.
Prezzi dei carburanti in aumento: benzina vicina a due euro
Il confronto avviene mentre i prezzi medi nazionali dei carburanti hanno raggiunto livelli particolarmente elevati. Secondo l’aggiornamento pubblicato il 24 luglio 2026 dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sulla rete stradale nazionale la benzina in modalità self-service si attesta mediamente a 1,968 euro al litro, con un aumento di 1,1 centesimi rispetto al giorno precedente. Ancora più alto il prezzo del gasolio self, arrivato a una media nazionale di 2,161 euro al litro, in crescita di due centesimi nell’arco di una sola giornata. I valori risultano superiori sulla rete autostradale, dove la benzina raggiunge mediamente 2,059 euro al litro, mentre il gasolio sale a 2,228 euro al litro. I dati spiegano perché il tema sia diventato prioritario nel confronto tra Palazzo Chigi e il Ministero dell’Economia. La benzina si trova ormai a pochi centesimi dalla soglia dei due euro sulla rete ordinaria, mentre il diesel ha superato ampiamente quel livello sia sulle strade sia sulle autostrade. Il quadro nazionale presenta inoltre differenze territoriali. In alcune aree i prezzi medi sono più elevati rispetto alla media italiana. In Sicilia, per esempio, il 24 luglio il gasolio self risulta pari a 2,190 euro al litro e la benzina a 1,986 euro, mentre nella provincia autonoma di Bolzano la benzina ha raggiunto una media di 2,001 euro al litro.
Che cosa sono le accise mobili sui carburanti
Le accise mobili non costituiscono l’eliminazione definitiva delle imposte applicate su benzina e diesel. Si tratta invece di un meccanismo compensativo pensato per attenuare gli effetti di aumenti rilevanti e persistenti del prezzo internazionale del petrolio. Quando il costo del carburante cresce, aumenta anche l’importo sul quale viene applicata l’Iva. Lo Stato può quindi incassare un gettito Iva superiore rispetto a quello inizialmente previsto. Il meccanismo delle accise mobili permette di utilizzare questo maggiore gettito per finanziare una diminuzione temporanea delle aliquote di accisa, con l’obiettivo di trasferire il beneficio sul prezzo finale alla pompa. In termini concreti, una parte delle maggiori entrate fiscali generate dai rincari verrebbe restituita attraverso una riduzione della componente fiscale fissa gravante sui carburanti. Il funzionamento non è però automatico: l’intervento deve essere disposto attraverso uno specifico provvedimento e dipende dalla verifica delle condizioni previste dalla normativa. La disciplina ha origine nella legge finanziaria del 2008 ed è stata successivamente modificata. Il decreto sui carburanti del 2023 è intervenuto sul meccanismo di rideterminazione delle aliquote, rendendo possibile la riduzione delle accise in presenza di un maggiore gettito Iva derivante dall’aumento dei prezzi. La misura può essere adottata con un decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Perché il prezzo di benzina e gasolio pesa sull’economia
L’aumento dei carburanti non riguarda soltanto il costo sostenuto per rifornire automobili e mezzi privati. Benzina e gasolio rappresentano componenti importanti delle attività di trasporto e distribuzione, motivo per cui un incremento prolungato può riflettersi sui costi operativi di numerose attività economiche. Il tema assume un rilievo particolare nel periodo estivo, caratterizzato da un’intensificazione degli spostamenti lungo la rete stradale e autostradale. I prezzi registrati il 24 luglio mostrano inoltre una progressione giornaliera sia per la benzina sia per il gasolio, con aumenti più marcati proprio sul diesel. La situazione dei carburanti viene pertanto analizzata all’interno di un quadro economico più ampio. Il colloquio tra Meloni e Giorgetti ha avuto come oggetto la situazione generale del Paese, segnalando che l’andamento dei prodotti energetici viene considerato anche per le sue possibili conseguenze sui consumi, sui trasporti e sull’inflazione.
