Crisi idrica nel sud-ovest degli Stati Uniti: una città nel deserto rischia di rimanere senza acqua

Il caso di Kearny, in Arizona, potrebbe essere solo l'inizio di una drammatica carenza idrica. Un'anteprima inquietante del futuro che attende il West americano secondo un recente reportage del Washington Post

Secondo un recente ed approfondito articolo pubblicato dal Washington Post oggi pomeriggio a firma della giornalista Hannah Knowles, una città nel deserto americana ha rischiato seriamente di esaurire completamente le proprie risorse idriche. L’inchiesta, intitolata “A desert town may run out of water. Others could face the same fate” (Una città nel deserto potrebbe rimanere senza acqua. Altre potrebbero subire la stessa sorte), accende i riflettori su una problematica che minaccia di trasformarsi in una vera e propria catastrofe per un’intera regione. Il quotidiano statunitense sottolinea come l’emergenza vissuta da questa piccola comunità non sia un incidente isolato o un semplice imprevisto stagionale, ma rappresenti piuttosto un severo campanello d’allarme per l’intero Sud-Ovest degli Stati Uniti. La crisi idrica sta infatti diventando una realtà tangibile e quotidiana, spinta da anni di precipitazioni ben al di sotto della media storica e da un progressivo e inesorabile innalzamento delle temperature globali.

Kearny: la città nel deserto a rischio siccità

La comunità al centro di questa drammatica e paradigmatica vicenda è Kearny, un piccolo centro abitato dell’Arizona situato nella contea di Pinal, che conta all’incirca duemila residenti. Nata negli anni Cinquanta per ospitare i lavoratori delle miniere di rame locali, la cittadina fa affidamento quasi esclusivamente sulle acque del vicino fiume Gila. Il bacino idrico principale della zona, il lago San Carlos formatosi dietro la diga di Coolidge, ha visto i propri livelli crollare in modo drastico negli ultimi mesi. A causa di un inverno anomalo, caratterizzato da un manto nevoso sulle montagne limitrofe che ha raggiunto a malapena il venticinque percento della normale media stagionale, la riserva d’acqua del lago è scesa a quote allarmanti, sfiorando appena l’uno o il due percento della sua capacità totale. Questa gravissima siccità ha di fatto privato la comunità della sua principale e vitale fonte di sostentamento, portando le autorità locali a dover prendere decisioni senza precedenti per evitare il collasso totale del fragile sistema di approvvigionamento locale.

Restrizioni idriche e lo spettro del giorno zero

Di fronte a uno scenario di tale criticità, l’amministrazione locale si è trovata inevitabilmente costretta a imporre delle rigidissime restrizioni idriche a tutta la popolazione. L’assegnazione d’acqua garantita per la cittadina ha subito un taglio devastante, calcolato attorno all’ottantacinque percento rispetto ai volumi abituali, riducendo l’approvvigionamento a una frazione minima delle normali necessità domestiche e pubbliche. Questo drastico calo ha fatto concretizzare l’incubo del cosiddetto Giorno Zero, ovvero la data ufficiale in cui i rubinetti avrebbero smesso definitivamente di erogare acqua potabile. Previsto inizialmente dalle autorità per la metà del mese di luglio, questo tragico traguardo è stato temporaneamente posticipato verso la fine dell’estate solo ed esclusivamente grazie a sforzi monumentali di conservazione da parte dei cittadini e ad alcune provvidenziali ma insufficienti piogge. Gli abitanti si sono dovuti adattare a vivere con l’essenziale, arrivando in alcuni casi a trasportare autonomamente l’acqua con dei grandi barili da altre zone pur di mantenere in vita la vegetazione pubblica e garantire i servizi igienici e civili basilari.

La crisi del fiume Colorado e il futuro del West americano

Come lucidamente evidenziato dal reportage del Washington Post, il caso di Kearny non è che la punta dell’iceberg di una problematica sistemica e molto più vasta che affligge ormai in modo cronico il West americano. Il fiume Gila è infatti uno dei numerosi affluenti del ben più noto fiume Colorado, un corso d’acqua monumentale che fornisce sussistenza a circa quaranta milioni di persone e alimenta i principali bacini artificiali della nazione, come il Lake Mead e il Lake Powell. Anche queste enormi e storiche infrastrutture stanno registrando i propri minimi storici, mettendo a gravissimo rischio non solo la fornitura di acqua potabile per le grandi metropoli, ma anche la fondamentale produzione di energia idroelettrica. Le vecchie e ormai obsolete regolamentazioni sulla spartizione e sui diritti dell’acqua, concepite oltre un secolo fa in un’era di grande abbondanza idrica, si stanno dimostrando del tutto inadeguate per gestire e arginare l’attuale crisi idrica causata dai violenti mutamenti atmosferici. Moltissime altre comunità sparse in tutta la regione potrebbero presto trovarsi a fronteggiare la medesima, disperata situazione della piccola cittadina dell’Arizona.

Riflessioni e  necessità di adattamento ai cambiamenti climatici

La sopravvivenza stessa delle comunità urbane ed extraurbane dislocate nel Sud-Ovest degli Stati Uniti dipenderà indissolubilmente dalla capacità collettiva di adattarsi rapidamente ai cambiamenti climatici e di ripensare in modo radicale la gestione delle preziose risorse idriche. L’improvvisazione emergenziale e gli sforzi, seppur eroici, dei singoli cittadini non possono in alcun modo sostituire una solida pianificazione strutturale a lungo termine. I governi statali e le agenzie federali sono chiamati a intervenire urgentemente con politiche di conservazione estremamente più incisive, massicci investimenti in tecnologie di desalinizzazione, ottimizzazione delle reti e riciclo dell’acqua, oltre a una necessaria e completa revisione degli storici accordi di distribuzione. La drammatica storia raccontata dal Washington Post ci serve da monito e ci ricorda che il tempo a nostra disposizione stringe inesorabilmente: se non si adotteranno misure preventive immediate ed efficaci, le immagini dei rubinetti completamente a secco di questa città nel deserto diventeranno ben presto la tragica normalità per milioni di cittadini americani.