Sono trascorsi 10 anni da uno dei più gravi disastri ferroviari della storia recente italiana. Era il 12 luglio 2016 quando, alle 11:06, lungo la linea ferroviaria a binario unico Bari-Barletta, nel tratto compreso tra le stazioni di Andria e Corato, 2 treni regionali si scontrarono frontalmente provocando la morte di 23 persone e 50 feriti. L’incidente avvenne nel cuore della campagna pugliese, in un tratto immerso tra gli uliveti e caratterizzato da una curva che limitava la visibilità. I 2 convogli viaggiavano a velocità sostenuta e i macchinisti non ebbero il tempo necessario per tentare una frenata d’emergenza. L’impatto fu devastante: le carrozze di testa vennero completamente distrutte, trasformandosi in un cumulo di rottami e lamiere contorte disseminate lungo i binari.
Le prime immagini riprese dall’alto dagli elicotteri del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco restituirono immediatamente la drammatica portata della tragedia, mostrando la violenza dello scontro e la complessità delle operazioni di soccorso. I pompieri furono tra i primi soccorritori a raggiungere il luogo dell’incidente. L’assenza di vie d’accesso dirette rese ancora più difficili le operazioni, ma le squadre riuscirono rapidamente a organizzare l’intervento con 53 operatori e 18 mezzi provenienti dai comandi di Bari, Foggia, Brindisi, Matera, Caserta e Avellino. Per 32 ore consecutive, fino alla sera del 13 luglio, uomini e donne del soccorso lavorarono senza tregua tra le carcasse dei vagoni, operando in condizioni estreme con cesoie oleodinamiche, lance termiche e il supporto delle unità cinofile alla ricerca di superstiti e vittime.
Tra le storie simbolo di quelle ore resta quella di Samuele, un bambino di appena 6 anni rimasto intrappolato tra i resti di una carrozza. Il piccolo fu individuato e salvato grazie all’intervento dell’aerosoccorritore Ottavio Trerotoli e di altri vigili del fuoco, che riuscirono a raggiungerlo e a estrarlo dalle macerie.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?