La storia di Federica è iniziata con una perdita dolorosa e si è conclusa con una nascita che rappresenta una conquista della medicina e della speranza. Ha 30 anni, è già mamma di Ludovica, 7 anni, e nel luglio 2025 aspettava il suo secondo figlio quando una gravidanza fino ad allora regolare si è improvvisamente trasformata in un’emergenza. Il 16 luglio 2025 Federica si è recata al reparto di Ostetricia e Ginecologia 4 dell’ospedale Sant’Anna di Torino, diretto dal dottor Saverio Danese, per un controllo di routine all’8° mese di gravidanza. Gli accertamenti hanno però evidenziato un quadro inatteso e gravissimo: il feto era in condizioni di sofferenza. I medici hanno deciso per un parto urgente con taglio cesareo.
Il neonato è stato immediatamente affidato alle cure della Neonatologia del Sant’Anna, diretta dalla dottoressa Caterina Carbonara, e della Terapia Intensiva Neonatale guidata dalla dottoressa Francesca Campagnoli. Nonostante gli interventi, il piccolo ha manifestato fin dai primi giorni una gravissima insufficienza epatica e renale, che ha portato al decesso dopo appena 3 giorni di vita.
Gli esami successivi hanno permesso di individuare la causa: una rarissima patologia immunologica chiamata GALD (Gestational Alloimmune Liver Disease), una malattia nella quale il sistema immunitario materno produce anticorpi capaci di colpire le cellule del fegato del feto, provocando un danno epatico progressivo e, nei casi più gravi, un’insufficienza multiorgano. Si tratta di una condizione estremamente rara, della cui reale incidenza non esistono ancora dati certi, ma caratterizzata da un elemento particolarmente critico: l’elevato rischio di ripresentarsi nelle gravidanze successive, con una probabilità di ricorrenza che può arrivare fino al 90%.
La diagnosi durante la gravidanza è molto complessa e spesso impossibile prima della comparsa dei danni. Nella maggior parte dei casi l’esito è drammatico: la gravidanza può interrompersi spontaneamente oppure il neonato può non sopravvivere, a meno di un intervento tempestivo come il trapianto di fegato. Il meccanismo della malattia presenta analogie con altre reazioni immunologiche più note, come l’incompatibilità tra madre Rh negativa e feto Rh positivo, oppure con il fenomeno del rigetto che può verificarsi dopo un trapianto d’organo.
Dopo la perdita del bambino, una squadra multidisciplinare del Sant’Anna composta da ginecologi esperti di patologie ostetriche e neonatologi ha incontrato Federica e il suo compagno Luca per illustrare loro il quadro clinico e le possibilità future. La letteratura scientifica indicava una sola strategia terapeutica possibile in caso di nuova gravidanza: la somministrazione preventiva di immunoglobuline umane per via endovenosa, una terapia già sperimentata in alcuni centri internazionali ma non priva di incertezze sull’esito.
Grazie al sostegno della Direzione sanitaria dell’ospedale Sant’Anna, diretta dal dottor Umberto Fiandra, il trattamento è stato programmato anche a Torino. La terapia prevedeva infusioni settimanali, dal mattino fino alla sera, a partire dal terzo mese di gravidanza fino al parto. Alla fine del 2025 Federica e Luca hanno scelto di affrontare una nuova gravidanza. Una decisione difficile, sostenuta dall’amore per Ludovica, che aveva sempre desiderato avere un fratellino.
La futura mamma è stata presa in carico dall’Ambulatorio Gravidanze a rischio, responsabile il dottor Carlo Maria Carmazzi, del reparto di Ostetricia e Ginecologia 4 diretto dal dottor Danese. Da febbraio 2026 ha iniziato la terapia con immunoglobuline e un costante monitoraggio delle condizioni materne e fetali. Per mesi Federica ha affrontato lunghe sedute infusionali senza mai perdere il sorriso, accompagnata dal lavoro quotidiano di un’équipe chiamata ad affrontare una delle principali difficoltà della GALD: l’impossibilità di prevedere con certezza e con largo anticipo l’eventuale comparsa del danno epatico fetale.
La decisione di anticipare il parto è stata quindi il risultato di un delicato equilibrio condiviso tra ginecologi e neonatologi: da una parte la necessità di far nascere il bambino prima che potesse svilupparsi un danno irreversibile, dall’altra la consapevolezza di poter contare sulle competenze della Terapia Intensiva Neonatale del Sant’Anna anche in caso di nascita prematura.
Il 23 giugno 2026, alla 32ª settimana di gravidanza, Federica ha dato alla luce Filippo con un taglio cesareo eseguito dalla dottoressa Elisabetta Cantanna, che aveva seguito l’intero percorso della gravidanza. Il piccolo è stato subito affidato alla Neonatologia del Sant’Anna e alla Terapia Intensiva Neonatale diretta dalla dottoressa Francesca Campagnoli. Gli accertamenti ripetuti effettuati nei giorni successivi hanno escluso completamente la presenza del danno immunologico epatico. Filippo sta bene: la sua nascita rappresenta un risultato importante per la famiglia, ma anche un esempio del valore della medicina multidisciplinare, della ricerca e della capacità di trasformare una tragedia in una nuova possibilità di vita.
“Questa storia a lieto fine testimonia ancora una volta l’eccellenza multidisciplinare dell’ospedale Sant’Anna e del Servizio Sanitario regionale. I nostri professionisti hanno permesso che avvenisse un vero e proprio miracolo della vita, grazie anche alle terapie messe a disposizione e alla tenacia di Federica e Luca” dichiara Adriano Leli (Direttore generale AO OIRM – Sant’Anna).


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