Le tensioni internazionali, il caldo e l’aumento della domanda legata alla climatizzazione stanno provocando una nuova impennata dei prezzi di energia elettrica e carburanti, con conseguenze particolarmente pesanti per le imprese del terziario di mercato. A lanciare l’allarme è Confcommercio, che evidenzia come il prezzo dell’elettricità abbia raggiunto questa settimana quota 174,2 euro per megawattora, segnando un aumento dell’8,2% rispetto alla settimana precedente. Il dato risulta ancora più rilevante se confrontato con la media registrata nei primi sei mesi del 2026. Il prezzo dell’energia elettrica è infatti superiore del 37% rispetto alla media del primo semestre dell’anno, delineando uno scenario di forte pressione sui bilanci delle aziende. Qualora questi livelli dovessero consolidarsi anche nei prossimi mesi, la spesa energetica sostenuta dalle imprese del terziario potrebbe aumentare di circa il 22% rispetto alla media del primo semestre 2026, producendo un aggravio complessivo superiore ai 150 milioni di euro al mese.
Imprese del terziario sotto pressione per l’aumento dei costi energetici
L’incremento dei prezzi dell’energia rischia di avere un impatto particolarmente significativo sulle attività commerciali, sulle imprese turistiche e sulle aziende che operano nel settore dei servizi. Si tratta di comparti che utilizzano in maniera continuativa impianti di climatizzazione, refrigerazione, illuminazione e conservazione dei prodotti, con consumi destinati inevitabilmente a crescere durante i periodi caratterizzati da temperature elevate. Alle tensioni registrate sui mercati energetici internazionali si aggiunge infatti l’aumento della domanda elettrica provocato dal caldo intenso. Le elevate temperature determinano un maggiore utilizzo dei sistemi di condizionamento negli alberghi, nei ristoranti, nei negozi, negli uffici e nelle strutture aperte al pubblico. L’aumento dei consumi si traduce così in un’ulteriore spinta al rialzo dei prezzi, aggravando una situazione già condizionata dall’instabilità geopolitica e dalle difficoltà che interessano le rotte internazionali di approvvigionamento. Per molte imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, la crescita delle bollette rappresenta un costo difficilmente comprimibile. La climatizzazione degli ambienti e la refrigerazione delle merci costituiscono infatti esigenze indispensabili per garantire la continuità delle attività e il rispetto degli standard di sicurezza e qualità.
Energia elettrica a 174,2 euro per MWh, aumento del 37% nel 2026
Il prezzo raggiunto dall’energia elettrica, pari a 174,2 euro per megawattora, mostra la rapidità con cui il mercato sta cambiando. In una sola settimana è stato registrato un incremento dell’8,2%, mentre il confronto con la media dei primi sei mesi del 2026 evidenzia un rialzo complessivo del 37%. Secondo le valutazioni di Confcommercio, il mantenimento di prezzi così elevati comporterebbe nei prossimi mesi un aumento del 22% della spesa energetica rispetto alla media del primo semestre. In termini economici, questo significherebbe per il sistema delle imprese del terziario un esborso aggiuntivo superiore ai 150 milioni di euro ogni mese. L’aumento non interesserebbe soltanto le grandi strutture commerciali o alberghiere, ma anche una vasta platea di negozi, pubblici esercizi, attività artigianali di servizio e imprese che basano il proprio funzionamento quotidiano sull’utilizzo dell’elettricità. Il rischio è che la crescita dei costi energetici finisca per ridurre ulteriormente i margini operativi delle aziende, già chiamate a sostenere spese elevate per il personale, le materie prime, i trasporti e la gestione degli immobili.
Caldo record e climatizzazione spingono la domanda di elettricità
Tra i principali fattori che stanno alimentando l’aumento dei prezzi figura il forte incremento dei consumi provocato dalle temperature elevate. Durante le ondate di caldo, la richiesta di energia cresce rapidamente a causa dell’utilizzo intensivo degli impianti di condizionamento e dei sistemi di refrigerazione. L’effetto risulta particolarmente evidente nei settori del commercio, del turismo e dei servizi, dove il mantenimento di temperature adeguate all’interno dei locali rappresenta una condizione essenziale per lo svolgimento dell’attività. Gli alberghi devono garantire il raffrescamento delle camere e degli spazi comuni, i supermercati e i negozi alimentari devono assicurare il funzionamento continuo delle celle frigorifere, mentre ristoranti, bar e strutture ricettive utilizzano contemporaneamente impianti di climatizzazione e apparecchiature per la conservazione degli alimenti. La combinazione tra consumi più elevati e prezzi in crescita espone quindi queste imprese a un doppio aggravio. Da una parte aumenta la quantità di energia necessaria per garantire i servizi, dall’altra cresce il costo di ogni singolo megawattora acquistato.
Resta elevato il divario tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas
Confcommercio richiama inoltre l’attenzione sul persistente divario tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, una differenza che conferma le criticità dell’attuale sistema di formazione dei prezzi energetici. Il meccanismo in vigore continua infatti a collegare in maniera significativa il costo dell’energia elettrica all’andamento del gas, anche quando una parte della produzione proviene da fonti caratterizzate da costi inferiori. Secondo l’associazione, diventa quindi urgente intervenire per disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, con l’obiettivo di contenere le spese sostenute dalle imprese e rafforzarne la competitività. La separazione dei due prezzi viene indicata come uno degli interventi necessari per ridurre la volatilità del mercato elettrico e impedire che gli aumenti del gas si trasferiscano automaticamente sulle bollette delle aziende. Una modifica del sistema di formazione dei prezzi potrebbe contribuire a rendere il mercato più aderente ai reali costi di produzione dell’energia, offrendo alle imprese una maggiore stabilità nella programmazione delle spese.
Carburanti in aumento, il gasolio pesa sull’autotrasporto
Alle criticità legate all’energia elettrica si aggiungono i rincari dei carburanti, con particolare riferimento al gasolio. L’aumento del prezzo del diesel grava direttamente sul settore dell’autotrasporto e produce conseguenze indirette sull’intera filiera della distribuzione. Il trasporto su strada rappresenta infatti un elemento centrale per la movimentazione delle merci in Italia. L’aumento del prezzo del gasolio determina una crescita dei costi per le imprese di trasporto, che si riflette successivamente sulle aziende commerciali, sulla logistica e sulla distribuzione dei prodotti. Il settore continua inoltre a dipendere quasi completamente dai carburanti tradizionali. Nel corso del 2025, in Italia sono stati consumati circa 23 milioni di tonnellate di gasolio e 8,9 milioni di tonnellate di benzina per autotrazione. Questi numeri mostrano quanto il sistema economico nazionale rimanga esposto alle oscillazioni del prezzo dei prodotti petroliferi. Ogni aumento del diesel produce effetti immediati sui costi di esercizio dei mezzi pesanti, dei veicoli commerciali e delle flotte utilizzate per la consegna delle merci. L’aumento dei carburanti rischia quindi di amplificare la pressione già determinata dai rincari dell’energia elettrica, coinvolgendo contemporaneamente produzione, trasporto, distribuzione e vendita.
La crisi del Mar Rosso aumenta i timori sugli approvvigionamenti
Il quadro internazionale appare reso ancora più complesso dall’estensione della crisi al Mar Rosso, una delle aree strategiche per le rotte commerciali ed energetiche mondiali. Le tensioni che interessano questa zona possono incidere sulla sicurezza dei trasporti, sui tempi di consegna e sui costi di approvvigionamento dei prodotti energetici. In questo contesto, Confcommercio ritiene indispensabile garantire la continuità delle forniture e impedire che le difficoltà internazionali producano ulteriori aumenti dei prezzi sul mercato interno. Le criticità lungo le rotte marittime possono infatti obbligare le navi a seguire percorsi alternativi più lunghi e costosi, con un incremento delle spese per il trasporto e delle tariffe assicurative. Questi costi possono successivamente trasferirsi sui prezzi dei carburanti e degli altri prodotti energetici. La priorità indicata è quindi quella di assicurare l’approvvigionamento energetico del Paese, evitando situazioni di scarsità o tensioni speculative in grado di amplificare ulteriormente i rincari.
Gasolio verso i picchi di marzo, cresce il rischio di nuovi aumenti
Particolare preoccupazione riguarda l’andamento del prezzo del gasolio, che ha già registrato nuovi rialzi e che, nei prossimi giorni, rischia di tornare ai livelli massimi raggiunti nel mese di marzo. Un’eventuale nuova impennata avrebbe conseguenze rilevanti per l’autotrasporto e per tutte le attività che dipendono dalla movimentazione delle merci. L’aumento dei costi potrebbe colpire in modo particolare le imprese che operano su lunghe distanze o che effettuano consegne frequenti. Il rincaro dei carburanti non rimarrebbe quindi limitato al settore dei trasporti, ma potrebbe propagarsi progressivamente lungo tutta la filiera economica, aumentando le spese sostenute dalla distribuzione e dalle attività commerciali. L’effetto combinato tra bollette elettriche più elevate e maggiore costo del carburante rischia di tradursi in una riduzione della redditività delle imprese, già sottoposte a una crescita complessiva dei costi operativi.
