Epidemia intestinale a Gostivar: oltre 1.500 persone curate, sospetti sull’acqua potabile contaminata

Nella città macedone dichiarata l’emergenza dopo 350 nuovi casi in 24 ore. Vietato l’uso dell’acqua della rete, mentre la polizia indaga sul possibile pompaggio di acqua da un fiume

È stata dichiarata un’epidemia a Gostivar, città della Macedonia nord-occidentale, dove oltre 1.500 residenti sono stati curati per un’infezione intestinale. L’origine dei numerosi disturbi gastrointestinali non è stata ancora confermata ufficialmente, ma i primi elementi raccolti durante le indagini indicano una possibile contaminazione dell’acqua potabile. L’acqua proveniente da un fiume potrebbe essere entrata nella rete idrica cittadina dopo essere stata pompata dalla società comunale incaricata della distribuzione. Secondo le prime ricostruzioni, l’operazione sarebbe stata effettuata per aumentare la pressione della rete in un momento caratterizzato da una forte carenza d’acqua. La situazione sanitaria si è aggravata rapidamente nel corso della settimana. Dopo i primi accessi alle strutture sanitarie per problemi gastrointestinali, nelle ultime 24 ore sono stati registrati 350 nuovi casi di intossicazione, un incremento che ha portato le autorità a dichiarare ufficialmente l’epidemia.

Oltre 1.500 casi di infezione intestinale a Gostivar

L’emergenza sanitaria a Gostivar riguarda una parte significativa della popolazione locale. La città conta quasi 32.000 abitanti e si trova a circa 50 chilometri a sud-ovest di Skopje, capitale della Macedonia. I primi residenti con sintomi gastrointestinali erano stati curati all’inizio della settimana. Da quel momento, il numero delle persone che hanno avuto bisogno di assistenza sanitaria ha continuato a crescere, fino a superare quota 1.500 pazienti trattati per disturbi riconducibili a un’infezione intestinale. La dichiarazione dell’epidemia è arrivata dopo l’ulteriore aumento dei casi registrato nell’arco di una sola giornata. I 350 nuovi episodi di intossicazione segnalati nelle ultime 24 ore hanno confermato la dimensione dell’emergenza e reso necessario un rafforzamento delle misure sanitarie e organizzative. L’ospedale cittadino ha aumentato il personale per riuscire a gestire il crescente numero di persone che necessitano di cure. La struttura sanitaria deve fare fronte a un afflusso concentrato in pochi giorni, mentre proseguono gli accertamenti per individuare con certezza la causa delle infezioni.

Vietato l’uso dell’acqua potabile durante l’emergenza

Le autorità avevano già vietato ai residenti di utilizzare l’acqua potabile della rete cittadina nella giornata precedente alla dichiarazione dell’epidemia. Il provvedimento è stato adottato in presenza del sospetto che l’acqua distribuita nelle abitazioni potesse essere collegata alla diffusione dei problemi gastrointestinali. Il divieto è arrivato in un periodo particolarmente difficile per la città, con temperature superiori ai +35°C. Il caldo intenso aumenta la necessità di acqua per la popolazione, ma la possibile contaminazione della rete ha imposto l’interruzione del normale utilizzo della fornitura idrica. Per garantire una fonte alternativa, vengono distribuiti quotidianamente circa 50.000 litri di acqua in bottiglia. La distribuzione serve a soddisfare almeno una parte delle esigenze essenziali dei residenti mentre resta in vigore il divieto di utilizzare l’acqua proveniente dalla rete. La disponibilità di acqua sicura rappresenta uno degli aspetti centrali nella gestione dell’emergenza, considerato il numero degli abitanti coinvolti e le elevate temperature registrate nella zona.

Acqua del fiume nella rete idrica: l’ipotesi al centro dell’indagine

Le autorità non hanno ancora confermato ufficialmente che l’epidemia intestinale sia stata provocata dalla contaminazione dell’acqua potabile. Il collegamento tra i casi gastrointestinali e la rete idrica rimane quindi un’ipotesi sottoposta ad accertamenti. La polizia ha tuttavia indicato che è in corso un’indagine e che i primi risultati suggeriscono un possibile intervento della società idrica comunale. Secondo quanto emerso inizialmente, la società avrebbe pompato acqua da un fiume per immetterla nella rete idrica di Gostivar. L’operazione sarebbe stata eseguita per aumentare la quantità d’acqua disponibile e migliorare la pressione nelle condutture cittadine. Proprio l’ingresso dell’acqua del fiume nella rete destinata al consumo umano viene ora considerato uno dei possibili fattori alla base dell’emergenza sanitaria. La polizia ha spiegato: “quest’attività è stata molto probabilmente intrapresa per aumentare la pressione nella rete idrica a causa di una carenza d’acqua”. L’indagine dovrà verificare in quali condizioni sia avvenuto il pompaggio, quale acqua sia stata effettivamente immessa nella rete e se l’operazione abbia avuto un ruolo nella diffusione dell’infezione intestinale.