L’ultima eruzione dell’Etna, avvenuta tra il 5 e il 7 luglio 2026, ha mostrato un fenomeno vulcanico tanto spettacolare quanto raro: una colata di lava emessa dalla Voragine, oggi punto culminante del vulcano, si è riversata interamente all’interno del vicino Cratere di Nord-Est, precipitando nel suo condotto aperto senza riuscire a colmarlo o a ostruirlo. La lava è stata prodotta dall’apertura di una frattura eruttiva, una cosiddetta “bottoniera”, sul fianco settentrionale del cono terminale della Voragine. Da questa frattura è fuoriuscita una colata ben alimentata, che ha seguito la forte pendenza esistente tra i due apparati sommitali fino a raggiungere il Cratere di Nord-Est. Una volta superato l’orlo, la lava è ricaduta all’interno del cratere sotto forma di una spettacolare cascata, finendo direttamente nel condotto aperto. Nonostante il continuo ingresso di materiale lavico, il pozzo non è stato riempito e non ha mostrato segni di occlusione. Al termine dell’evento è rimasto aperto e degassante, esattamente come si presentava prima dell’inizio dell’attività eruttiva. Il fenomeno è stato descritto da Boris Behncke e Salvatore Giammanco per INGVvulcani, fonte delle informazioni e delle osservazioni riportate.

La trasformazione continua dell’area sommitale dell’Etna
L’Etna è un vulcano straordinario anche per la rapidità con cui cambia la morfologia della propria area sommitale. In poco più di un secolo, nella zona più elevata del vulcano sono nati quattro crateri principali, destinati a modificare profondamente il profilo della montagna. Il Cratere di Nord-Est si è formato nel 1911, la Voragine nel 1945, la Bocca Nuova nel 1968 e il Cratere di Sud-Est nel 1971. Quest’ultimo è sorto in una posizione leggermente più distante rispetto agli altri tre, che sono invece collocati a breve distanza l’uno dall’altro. Nel corso dei decenni, tra questi apparati si è sviluppata una sorta di competizione naturale per il primato di vetta dell’Etna. L’altezza dei crateri cambia infatti in relazione all’accumulo di lava, scorie e altri prodotti eruttivi, ma anche a causa dei frequenti crolli degli orli e delle pareti interne. Dal 1978 fino al 2021, il punto più elevato dell’Etna è stato rappresentato dal Cratere di Nord-Est. Nel 1981 la sua cima raggiunse la quota di 3350 metri, diventando per lungo tempo il riferimento altimetrico del vulcano. Negli anni successivi, tuttavia, l’altezza del cratere si è progressivamente ridotta per effetto dei crolli che hanno interessato i suoi orli. All’inizio del 2021, la quota del Cratere di Nord-Est era scesa a 3324 metri.

La Voragine è oggi la nuova vetta dell’Etna
La situazione sommitale è cambiata radicalmente negli anni più recenti. Nel 2026 è la Voragine a costituire il punto culminante dell’Etna, superando la sommità del Cratere di Nord-Est con un dislivello vicino ai 100 metri. Questo cambiamento non riguarda soltanto l’altezza dei due apparati, ma anche il loro rapporto morfologico. Il fianco settentrionale del cono della Voragine passa direttamente alla parete interna meridionale del Cratere di Nord-Est, formando un pendio sufficientemente ripido da consentire alla lava di scorrere rapidamente da un cratere all’altro. Proprio questa zona è stata interessata dalla frattura eruttiva apertasi nella mattinata del 5 luglio 2026. La posizione della frattura e la configurazione attuale dei crateri hanno indirizzato l’intera colata verso il Cratere di Nord-Est, trasformato per alcune ore nel recipiente naturale della lava emessa dalla Voragine. La nuova eruzione ha così reso visibili gli effetti della continua evoluzione della morfologia sommitale dell’Etna, mostrando come i rapporti tra i diversi crateri possano cambiare completamente nel giro di pochi decenni.

La lava inghiottita dal condotto del Cratere di Nord-Est
L’elemento più peculiare dell’eruzione del luglio 2026 è rappresentato dal comportamento del condotto del Cratere di Nord-Est. La lava vi è precipitata ininterrottamente, ma il materiale non si è accumulato fino a colmare il pozzo. Il condotto ha continuato a inghiottire la colata senza essere ostruito. Anche durante l’ingresso del magma, il sistema è rimasto aperto e ha continuato a degassare. Si tratta di un comportamento particolare perché, in altre occasioni, il trasferimento di materiale eruttivo tra crateri vicini ha determinato il riempimento, totale o parziale, del cratere che riceveva i prodotti dell’eruzione. Anche quando il riempimento non è stato completo, l’accumulo di lava e detriti ha comunque provocato l’ostruzione totale del condotto. Nel luglio 2026, invece, la lava proveniente dalla Voragine non ha modificato in maniera sostanziale la condizione del condotto del Cratere di Nord-Est, che al termine dell’evento risultava ancora aperto.
I precedenti riempimenti della Bocca Nuova
La vicinanza tra i principali crateri sommitali dell’Etna, unita alle continue variazioni delle loro altezze, ha favorito più volte il passaggio di prodotti eruttivi da un cratere all’altro. Un caso significativo si è verificato tra il 2015 e il 2016, quando la Bocca Nuova è stata raggiunta e completamente colmata dal materiale eruttato dalla vicinissima Voragine. Lo stesso fenomeno si è ripetuto nel 2024. Anche in quell’occasione, i prodotti emessi dalla Voragine si sono riversati nella Bocca Nuova, riempiendola completamente e causando l’ostruzione del suo condotto. In altri eventi, il riempimento dei crateri che ricevevano lava e materiale vulcanico è stato soltanto parziale. Tuttavia, anche quando il volume dei prodotti eruttivi non era sufficiente a colmare interamente la depressione craterica, il condotto sottostante veniva comunque chiuso. Per questo motivo, quanto avvenuto nel Cratere di Nord-Est tra il 5 e il 7 luglio 2026 rappresenta un episodio particolarmente interessante: nonostante la colata ben alimentata e il continuo riversamento di lava nel pozzo, il condotto non è stato ostruito.

Un fenomeno analogo avvenne nell’estate del 1996
L’evento del luglio 2026, per quanto raro, non è unico nella storia recente dell’Etna. Un fenomeno del tutto analogo si verificò esattamente 30 anni prima, tra luglio e agosto del 1996. In quel caso, però, i ruoli dei due crateri erano completamente invertiti. Fu infatti il Cratere di Nord-Est a produrre una colata lavica diretta verso la Voragine. Per circa tre settimane, la lava si riversò all’interno del condotto aperto della Voragine. Anche allora il pozzo non venne occluso: tutto il materiale lavico fu ingoiato dal condotto situato sul fondo del cratere. L’analogia tra i due eventi è evidente. Nel 1996, la lava emessa dal Cratere di Nord-Est entrò nella Voragine senza riempirne il condotto. Nel 2026, la lava prodotta dalla Voragine è precipitata nel Cratere di Nord-Est, ancora una volta senza provocare l’ostruzione del pozzo. La differenza fondamentale riguarda la direzione del flusso lavico, determinata dalla profonda trasformazione della zona sommitale avvenuta nell’arco di tre decenni.
Nel 1996 il Cratere di Nord-Est dominava la Voragine
Nel 1996 il Cratere di Nord-Est era il punto più alto dell’Etna. La Voragine aveva invece l’aspetto di una profonda depressione a forma di imbuto. L’orlo settentrionale della Voragine coincideva con il fianco meridionale del Cratere di Nord-Est. Era proprio da questa zona che si sviluppò la colata lavica destinata a riversarsi nel cratere vicino. In quel periodo, il Cratere di Nord-Est attraversava una fase di attività stromboliana, caratterizzata dall’espulsione intermittente di materiale incandescente e dall’emissione di diverse colate laviche. Le colate si dirigevano verso ovest, verso est e anche verso sud. Quella sviluppatasi sul versante meridionale raggiunse la Voragine e continuò a riversare lava nel suo condotto per circa tre settimane. La configurazione morfologica dell’epoca rendeva quindi naturale il movimento del materiale dal Cratere di Nord-Est verso la Voragine, situata a una quota inferiore.
L’inversione dei ruoli tra Voragine e Cratere di Nord-Est
A distanza di trent’anni, i rapporti altimetrici e morfologici tra i due crateri si sono completamente capovolti. La Voragine, un tempo profonda depressione dominata dal Cratere di Nord-Est, è diventata il punto più alto dell’Etna. La crescita del suo cono terminale l’ha portata a sovrastare la cima del Cratere di Nord-Est di quasi 100 metri. Di conseguenza, la lava emessa sul fianco settentrionale della Voragine ha potuto scorrere verso il basso e raggiungere direttamente la parete interna meridionale del cratere vicino. L’apparente inversione delle parti tra il 1996 e il 2026 è quindi spiegata dai cospicui cambiamenti avvenuti nell’area sommitale. Non è cambiato soltanto il cratere responsabile dell’eruzione: è cambiata l’intera architettura della vetta dell’Etna. Nel 1996 il Cratere di Nord-Est dominava la Voragine e riversava lava al suo interno. Nel 2026 è stata la Voragine, ormai più alta, a riversare la propria colata nel Cratere di Nord-Est.
Un’eruzione che mostra l’evoluzione permanente dell’Etna
L’eruzione del 5-7 luglio 2026 rappresenta un esempio particolarmente evidente della continua trasformazione dell’Etna. I crateri sommitali non sono strutture immutabili, ma apparati in costante evoluzione, capaci di crescere, collassare, riempirsi e cambiare completamente i rapporti di altezza e vicinanza reciproca. La colata proveniente dalla Voragine e precipitata nel Cratere di Nord-Est documenta il risultato di decenni di trasformazioni. Il punto più alto del vulcano si è spostato, le pendenze sono cambiate e la direzione potenziale delle colate si è invertita. Allo stesso tempo, il mancato riempimento del condotto del Cratere di Nord-Est costituisce l’aspetto più insolito dell’evento. Come accadde nella Voragine nel 1996, il pozzo è riuscito a inghiottire il materiale lavico senza venire occluso. L’episodio conferma quanto l’attività dei crateri sommitali dell’Etna sia strettamente legata alla morfologia del vulcano e quanto rapidamente possano cambiare gli equilibri tra i diversi apparati eruttivi.


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