L’attività eruttiva del cratere Voragine dell’Etna si è conclusa: è quanto ha confermato l’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) nel bollettino diffuso nella serata di ieri, al termine delle verifiche effettuate attraverso il sistema di monitoraggio del vulcano. L’analisi delle immagini provenienti dalle telecamere di sorveglianza ha evidenziato l’assenza di segnali associati a fenomeni eruttivi, come incandescenze o anomalie termiche, nell’area dei crateri sommitali.
Secondo quanto riportato dall’INGV, l’ampiezza media del tremore vulcanico continua a mantenersi su valori bassi. La sorgente del tremore risulta localizzata a Est del cratere Voragine, a una quota compresa tra circa 2.500 e 2.800 metri sul livello del mare. Anche l’attività infrasonica, legata alle variazioni di pressione generate dai fenomeni vulcanici, rimane su livelli contenuti ed è attualmente attribuita al Cratere di Nord/Est.
Nel corso della giornata di ieri, i sistemi di monitoraggio hanno comunque registrato alcune variazioni nei parametri deformativi del vulcano. La stazione clinometrica sommitale ECP ha mostrato una variazione più rapida, pari a circa 0,5 microradianti, tra le 14:00 e le 17:30 UTC, mentre il dilatometro DRUV ha rilevato una compressione più marcata, di circa 30 nanostrain, tra le 13:30 e le 17:00 UTC, dopo una precedente lenta deformazione iniziata il 7 luglio. Entrambi i segnali, precisa l’INGV, dopo le variazioni osservate si sono stabilizzati fino al momento della pubblicazione del comunicato. Il monitoraggio dell’Etna prosegue costantemente attraverso la rete di strumenti dell’Osservatorio Etneo.









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