L’Etna è tornato protagonista nel modo più impattante possibile. L’emissione di cenere vulcanica dal cratere sommitale della Voragine, iniziata nella notte di domenica 5 luglio 2026, non si è più fermata: l’attività eruttiva prosegue anche oggi con una continua emissione di cenere e attività stromboliana, superando ormai circa 36 ore di fenomeno pressoché ininterrotto. Il risultato, sul territorio, è una vera e propria paralisi del traffico aereo della Sicilia orientale, con l’aeroporto di Catania-Fontanarossa bloccato, decine di voli dirottati su Palermo e la chiusura dello spazio aereo che coinvolge anche le basi militari di Sigonella.
L’eruzione della Voragine: cosa dice l’INGV
La cronologia dell’evento è ricostruita con precisione dai bollettini dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Etneo. Secondo l’INGV, le emissioni di cenere sono cominciate all’alba di domenica dalla bocca situata sull’alto fianco orientale del cratere Voragine, intensificandosi verso le 08:45 e generando una nube eruttiva alta circa 1,5 km sopra la cima del vulcano, diretta verso i settori Sud e Sud-Sud-Est. Fin dalle prime ore, i modelli previsionali basati sui dati meteorologici hanno indicato una dispersione delle ceneri verso Sud nelle ore successive, ovvero esattamente in direzione del capoluogo etneo e del suo scalo.
L’attuale parossismo non nasce dal nulla, ma è l’ultimo capitolo di un ciclo eruttivo in corso da fine giugno. L’INGV ha ricordato che nelle ultime giornate era proseguita l’attività stromboliana alla bocca sul fianco della Voragine, mentre l’attività effusiva iniziata il 26 giugno dalla bocca a quota 3.030 metri si è progressivamente esaurita fino a cessare il 4 luglio. A questo si era aggiunto, nella notte tra il 2 e il 3 luglio, un secondo e limitato flusso lavico tra la bocca stromboliana e quella effusiva, arrestatosi dopo poco più di un centinaio di metri. La transizione da una fase effusiva “in spegnimento” a una violenta emissione di cenere è dunque avvenuta in modo repentino, cogliendo di sorpresa residenti e turisti.
Allerta rossa VONA e tremore vulcanico in costante aumento
Il segnale più netto della gravità dell’episodio è arrivato dal sistema di allerta per l’aviazione. L’INGV ha innalzato il codice VONA (Volcano Observatory Notice for Aviation) dal livello arancione al livello rosso, il massimo previsto. Come chiarito dalle stesse note istituzionali, il codice rosso viene adottato quando un’eruzione in corso o imminente può costituire un potenziale rischio per il traffico aereo per la presenza di cenere vulcanica in atmosfera, e riguarda esclusivamente la sicurezza dei voli, senza coincidere con i livelli di allerta destinati alla popolazione. N
I parametri strumentali confermano la forza dell’evento. L’INGV ha rilevato che l’ampiezza media del tremore vulcanico resta su valori elevati e continua a mostrare una tendenza all’aumento, con forti oscillazioni registrate dal giorno precedente, mentre le sorgenti del tremore risultano concentrate nell’area della Voragine, con una debole attività rilevata anche al Cratere di Nord-Est. Sul fronte delle deformazioni del suolo, l’Osservatorio Etneo ha segnalato che non si registrano al momento variazioni significative, pur avendo osservato lievi variazioni alla stazione clinometrica sommitale ECPN, con uno spostamento di circa 0,3 microradianti, e alla stazione dilatometrica DRUV, con una decompressione di circa 8 nanostrain. Un quadro, insomma, di un sistema vulcanico dinamico e ancora in evoluzione, che l’INGV continua a monitorare in tempo reale con telecamere visive e termiche.
Aeroporto di Catania paralizzato: i motivi della chiusura totale
Le ripercussioni sull’Aeroporto “Vincenzo Bellini” di Fontanarossa sono state immediate e progressivamente più pesanti. La sequenza dei provvedimenti della SAC, la società di gestione dell’aeroporto di Catania, racconta bene l’escalation. Nella giornata di domenica la SAC aveva dapprima disposto la chiusura dello spazio corrispondente alla nube nell’area sud del vulcano (settore B2), con interruzione delle attività di volo in arrivo, consentendo le sole partenze degli aerei già presenti in aeroporto. Con il peggioramento della situazione, si è passati al blocco integrale: sospesi sia i voli in arrivo sia quelli in partenza.
Da lì, una catena di proroghe. Lo stop, come confermato dalla stessa società, è stato spostato più volte in avanti: dopo un primo termine fissato alle 12:00 e il successivo slittamento alle 14:00, l’aeroporto di Catania-Fontanarossa ha prolungato il blocco totale di arrivi e partenze almeno fino alle ore 18:00 di lunedì 6 luglio. La motivazione è tecnica e non negoziabile: la massiccia presenza di cenere vulcanica in atmosfera e sulle piste rende impossibile garantire la sicurezza dei voli. Considerando che lo stop dei voli in arrivo era attivo già dalla serata di domenica 5 luglio, lo scalo etneo è di fatto rimasto paralizzato per oltre un giorno intero, con migliaia di passeggeri bloccati all’interno dell’aerostazione.
A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunto, nella sola giornata di domenica, un fattore non vulcanico: uno sciopero nazionale del comparto aereo previsto dalle ore 14 alle ore 18, una “tempesta perfetta” che ha amplificato disagi, ritardi e cancellazioni. La SAC ha ripetuto in ogni comunicato l’invito ai viaggiatori a non recarsi in aeroporto senza aver prima verificato con la compagnia aerea lo stato del proprio volo.
Voli dirottati su Palermo e cancellazioni a raffica
L’impatto numerico è imponente. Secondo quanto riferito, solo nella giornata di domenica sono stati oltre 150 i voli coinvolti tra cancellazioni e dirottamenti. Lo scalo che ha assorbito la maggior parte del traffico deviato è quello di Palermo Falcone-Borsellino: la Gesap, società di gestione dell’aeroporto palermitano, ha confermato una serie continua di atterraggi dirottati, con una cinquantina di voli progressivamente rediretti sul capoluogo. Tra questi, aerei provenienti da Malta, Katowice, Fiumicino, Bologna e Sofia, mentre alcune partenze Ryanair per Milano Malpensa sono state dirottate su Trapani e un volo Norwegian per Oslo su Palermo. Resta invece regolarmente operativo lo scalo di Comiso, in provincia di Ragusa.
Il dirottamento su Palermo ha però innescato un secondo fronte di criticità, quello logistico e dell’accoglienza. Diverse testimonianze raccolte dalla stampa locale hanno descritto lunghe attese e carenze nell’assistenza per i passeggeri deviati, costretti in molti casi a ore di sosta in attesa dei bus sostitutivi verso Catania. Un effetto domino che dimostra come la chiusura di un hub delle dimensioni di Fontanarossa – tra i più trafficati d’Italia – si ripercuota sull’intero sistema dei trasporti dell’isola, collegamenti marittimi inclusi.
Chiuso anche lo spazio aereo di Sigonella
La nube eruttiva non blocca soltanto l’aviazione civile. La geografia dei settori di spazio aereo interdetti coinvolge direttamente anche il comparto militare. Come evidenziato dal monitoraggio del traffico aereo, i settori C1 e B3, situati a sud del vulcano, sono attualmente chiusi al traffico aereo e includono sia l’aeroporto di Catania-Fontanarossa sia le basi aeree militari presso la NAS Sigonella e la Sigonella Air Base. Si tratta di uno degli snodi strategici più importanti del Mediterraneo, la cui interdizione – che si aggiunge a quella civile – amplia in modo significativo la porzione di cielo siciliano resa inutilizzabile dalla cenere in atmosfera.
Il fattore meteo: correnti settentrionali per tutta la settimana
È qui che entra in gioco l’aspetto meteorologico, decisivo per capire quanto potrà durare la paralisi. La direzione presa dalla nube di cenere – verso Sud e Sud-Sud-Est, cioè verso Catania – non è casuale, ma è dettata dalla circolazione dei venti in quota. E il quadro previsto per i prossimi giorni indica una sostanziale persistenza di questa configurazione. Come abbiamo più volte evidenziato in questi giorni su MeteoWeb, l’Europa è in questi giorni spaccata in due, tra il grande caldo a ovest, su Penisola Iberica e Francia, e un profondo vortice freddo a est, con l’Italia collocata nel mezzo. In questo assetto, lungo il versante adriatico e ionico resta attivo un canale di ventilazione più fresca di origine settentrionale e balcanica, un flusso che spinge le masse d’aria proprio dai quadranti settentrionali verso il basso Tirreno e lo Ionio. Non a caso, le previsioni segnalano locali rinforzi di Maestrale in Sicilia.
Questa lettura trova conferma nelle fonti istituzionali. L’Aeronautica Militare, nelle sue previsioni mensili, indica per il periodo che la settimana si apre all’insegna di un regime di correnti nordoccidentali. In sintesi: venti dai settori settentrionali destinati a soffiare, con poche variazioni, per gran parte della settimana.
Perché la nube resterà puntata su Catania (e cosa significa per lo scalo)
La conseguenza di questo quadro sinottico è tanto lineare quanto problematica. Finché la circolazione settentrionale dominerà sull’area, la cenere vulcanica emessa dalla Voragine continuerà a essere trasportata verso Sud e Sud-Est, cioè verso l’area metropolitana di Catania, il suo aeroporto e lo spazio aereo di Sigonella. La direzione della nube eruttiva, in altre parole, rischia di rimanere invariata proprio perché invariato resterà il regime dei venti in quota.
Questo intreccio tra vulcanologia e meteorologia definisce lo scenario dei prossimi giorni. Se l’attività eruttiva dovesse proseguire con l’attuale intensità – e i dati sul tremore vulcanico in aumento non lasciano intravedere, al momento, un rapido esaurimento – la combinazione tra emissione continua di cenere e venti settentrionali stabili tenderebbe a prolungare l’interdizione dello spazio aereo a sud del vulcano. In termini pratici, significa che sia Fontanarossa sia Sigonella potrebbero restare bloccati e paralizzati a lungo, con dirottamenti su Palermo e Comiso destinati a ripetersi giorno dopo giorno.
Molto dipenderà dall’evoluzione dell’eruzione: una brusca attenuazione dell’emissione di cenere basterebbe a riaprire rapidamente lo scalo, mentre una rotazione dei venti – non prevista, allo stato attuale, nel breve termine – potrebbe allontanare il pennacchio da Catania anche a eruzione in corso. Per ora, però, la fotografia è quella di una Sicilia orientale sospesa, in attesa che il vulcano e il cielo decidano diversamente. L’INGV ha annunciato che un nuovo bollettino sarà emesso in caso di variazioni significative dell’attività o del livello di allerta, mentre la SAC aggiorna in tempo reale la situazione dello scalo: i due riferimenti da monitorare, insieme, per capire quando la paralisi potrà finalmente allentarsi.
Tutti i dettagli dal video con il bollettino meteo completo di oggi dal Canale YouTube di MeteoWeb:
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