Un potente terremoto magnitudo 6.2 ha scosso le acque dell’Oceano Pacifico al largo della Nuova Zelanda. L’evento sismico è stato registrato alle 14:14 ora italiana, 01:14 ora locale del 22 luglio 2026. Secondo i dati diffusi dall’INGV, l’epicentro è stato localizzato in mare aperto. L’ipocentro è stato individuato a una profondità di 81 km, un elemento che ha attutito la propagazione dell’energia verso la superficie oceanica. Non vi sono al momento segnalazioni di danni a strutture o persone.
Perché avvengono frequenti terremoti a Nord della Nuova Zelanda
La regione marittima in cui si è verificato questo evento sismico si trova lungo la fossa delle Kermadec, un’area fondamentale per gli studiosi di tettonica. In questo tratto di oceano, la placca pacifica si muove costantemente verso Ovest e converge con la placca australiana, immergendosi sotto di essa attraverso un intenso processo di subduzione. I tassi di scorrimento e convergenza tra queste enormi masse crostali sono tra i più rapidi al mondo e generano un continuo e formidabile accumulo di energia meccanica. Quando tale tensione geologica supera la resistenza delle rocce, l’energia si sprigiona improvvisamente sotto forma di violenti terremoti. In questo settore specifico, le fratture si manifestano abitualmente anche a decine di chilometri sotto il fondale marino, esattamente come avvenuto nell’episodio odierno localizzato a 81 km di profondità.
La sismicità storica della fossa delle Kermadec
Dal punto di vista storico, l’intera fascia che circonda la fossa delle Kermadec è contraddistinta da una sismicità estrema e da eventi di altissima magnitudo. Dal 1900 a oggi sono stati registrati circa 40 terremoti con magnitudo superiore a 7.5, concentrati principalmente lungo questa complessa zona di subduzione sottomarina. Un episodio di grandissima rilevanza si è verificato di recente, nel marzo 2021, quando l’area è stata colpita da un terremoto magnitudo 8.1, preceduto da una forte scossa magnitudo 7.4. Anche nei decenni precedenti la regione ha mostrato il suo altissimo potenziale sismico, come dimostrato dalla lunga sequenza del 1976 che ha coinvolto la profonda interfaccia di contatto tra le placche.





Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?