Una forte scossa di terremoto si è verificata a sud della Nuova Caledonia alle 01:45 locali di martedì 14 luglio (le 16:45 italiane di lunedì 13 luglio). I sismografi hanno registrato un sisma di magnitudo 6.3 (dati USGS), epicentro nelle acque dell’Oceano Pacifico e profondità di appena 10km. Il terremoto odierno rappresenta l’ennesima manifestazione della straordinaria attività geologica che caratterizza questa porzione dell’Oceano Pacifico. Fortunatamente, al momento, non sono stati segnalati danni a persone o infrastrutture, ma l’evento richiama ancora una volta l’attenzione su una delle aree più dinamiche e studiate della Terra dal punto di vista sismico.
La Nuova Caledonia si trova lungo il margine di due grandi placche tettoniche
Per comprendere perché in questa zona si verifichino terremoti con così grande frequenza è necessario osservare ciò che accade in profondità, ben al di sotto del fondale oceanico. La Nuova Caledonia si trova infatti lungo il margine di contatto tra la placca australiana e quella pacifica, due enormi porzioni della litosfera terrestre che si muovono costantemente l’una rispetto all’altra a una velocità di diversi centimetri all’anno.
In questo settore del Pacifico meridionale la placca australiana scivola lentamente sotto quella pacifica lungo la cosiddetta Fossa delle Nuove Ebridi, una vasta zona di subduzione che si estende per centinaia di chilometri tra Vanuatu e la Nuova Caledonia. Questo lento ma continuo movimento accumula enormi quantità di energia elastica nelle rocce. Quando lo sforzo supera la resistenza dei materiali, la roccia si rompe improvvisamente liberando energia sotto forma di onde sismiche, dando origine ai terremoti. La velocità di convergenza tra le due placche raggiunge circa 7-8 centimetri all’anno, un valore particolarmente elevato che rende questa una delle cinture sismiche più attive del pianeta.
Una regione dove i terremoti sono la normalità
A differenza di altre aree del mondo dove i terremoti rappresentano eventi relativamente rari, nel settore compreso tra Vanuatu, le Isole Loyalty e la Nuova Caledonia la sismicità è praticamente continua. Ogni anno vengono registrate migliaia di scosse, la maggior parte delle quali di debole intensità e percepite soltanto dagli strumenti.
Non è raro che si verifichino terremoti superiori alla magnitudo 6 e, con una certa regolarità, anche eventi superiori a magnitudo 7. Molti di questi terremoti hanno epicentro in mare e interessano fondali molto profondi oppure zone di subduzione superficiali come quella coinvolta dall’evento odierno. Quando l’ipocentro è poco profondo, come nel caso dei circa 10 chilometri registrati oggi, le onde sismiche possono risultare più intense nelle aree prossime all’epicentro, anche se la distanza dalla terraferma e la posizione offshore contribuiscono spesso a limitare gli effetti sulle zone abitate.
I grandi terremoti che hanno segnato la storia della Nuova Caledonia
Negli ultimi decenni, quest’area è stata protagonista di numerosi terremoti di forte intensità. Uno degli episodi più significativi risale al dicembre 2018, quando una sequenza sismica culminò con un terremoto di magnitudo 7.5 al largo della Nuova Caledonia. La scossa fu avvertita in un’ampia porzione del Pacifico sudoccidentale e portò all’emissione di allerte tsunami per diversi Paesi della regione, pur senza provocare conseguenze catastrofiche.
Ancora più rilevante fu la crisi sismica del febbraio 2021, quando un terremoto di magnitudo superiore a 7.5 interessò la stessa fascia tettonica. Anche in quell’occasione vennero diramati avvisi per possibili onde di tsunami destinate a raggiungere diverse isole del Pacifico, confermando come questa zona rappresenti uno dei principali laboratori naturali per lo studio della sismologia e dei grandi terremoti di subduzione.
Anche nel dicembre 2023 un forte terremoto di magnitudo 7.1 interessò il tratto di mare compreso tra Vanuatu e la Nuova Caledonia. Pur sviluppandosi a maggiore profondità rispetto all’evento odierno, il sisma confermò ancora una volta l’elevata frequenza con cui questa regione produce terremoti di energia significativa.
Il rischio tsunami accompagna sempre i grandi terremoti della regione
Quando un terremoto avviene sotto il fondale marino, il rischio non è legato soltanto allo scuotimento del terreno. Se la rottura della faglia provoca uno spostamento verticale del fondale, può essere generato uno tsunami capace di propagarsi rapidamente attraverso il Pacifico. Per questo motivo, ogni terremoto di elevata magnitudo registrato nella regione viene immediatamente analizzato dai principali centri internazionali di monitoraggio. La profondità dell’ipocentro, il tipo di faglia coinvolta e l’entità dello spostamento del fondale rappresentano elementi fondamentali per stabilire se esista un reale rischio di maremoto oppure se il terremoto rimanga un evento esclusivamente sismico.



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