Gli shock che colpiscono il mercato del petrolio tendono a trasmettersi rapidamente ai prezzi, ma i loro effetti risultano generalmente più transitori. Le crisi legate all’offerta di gas, invece, producono conseguenze più graduali, persistenti e diffuse sull’inflazione, soprattutto nell’area dell’euro. È quanto emerge da un focus della Banca d’Italia dedicato agli effetti del blocco dello Stretto di Hormuz, contenuto nell’ultimo Bollettino economico dell’istituto. L’analisi sottolinea come l’impatto di una crisi energetica sull’economia non dipenda soltanto dall’intensità dell’aumento dei prezzi, ma anche dalla natura della fonte energetica coinvolta e dai meccanismi attraverso i quali lo shock si trasferisce al sistema produttivo e ai consumatori. La distinzione tra petrolio e gas assume particolare rilievo per l’Europa, dove il gas naturale svolge un ruolo centrale sia nella determinazione dei prezzi dell’energia elettrica sia nella struttura dei costi sostenuti dalle imprese.
Banca d’Italia: “la natura dello shock determina l’impatto sull’inflazione”
Secondo Palazzo Koch, l’esperienza maturata nelle principali economie avanzate dimostra che non tutti gli shock energetici producono gli stessi effetti sull’andamento dei prezzi. “L’evidenza storica per i principali paesi avanzati suggerisce che l’impatto sull’inflazione dipende in maniera determinante dalla natura degli shock”, scrive infatti Palazzo Koch. Il punto centrale dell’analisi riguarda quindi la diversa capacità degli aumenti del petrolio, del gas e dell’elettricità di propagarsi all’interno dell’economia. Nel caso del petrolio, la trasmissione iniziale può essere molto veloce, perché l’aumento delle quotazioni internazionali si riflette direttamente e in tempi brevi sui prezzi dei carburanti. Gli shock legati al gas seguono invece un percorso più articolato. L’effetto può manifestarsi con maggiore gradualità, ma tende a durare più a lungo e a coinvolgere un numero più ampio di beni e servizi. Questo avviene perché il gas non rappresenta soltanto una voce di consumo diretto per famiglie e imprese, ma costituisce anche una componente fondamentale della produzione di energia elettrica e di numerosi processi industriali.
Petrolio, trasmissione rapida soprattutto attraverso i carburanti
Le analisi realizzate dalla Banca d’Italia sui dati granulari dei prezzi al consumo nell’area dell’euro, riferiti al periodo compreso tra il 1996 e il 2024, mostrano una netta differenza tra gli shock petroliferi e quelli che interessano l’offerta di gas. Per il petrolio, l’impatto si concentra soprattutto sui carburanti. Le variazioni delle quotazioni tendono a raggiungere rapidamente i prezzi alla pompa, generando un aumento immediato della componente energetica dell’inflazione. L’effetto, pur essendo veloce e chiaramente percepibile, risulta tuttavia più circoscritto e transitorio rispetto a quello prodotto da una crisi del gas. La dinamica petrolifera incide direttamente sui costi di trasporto e può riflettersi anche sulla distribuzione delle merci, ma la trasmissione evidenziata dall’analisi resta particolarmente forte nel comparto dei carburanti. Per l’area dell’euro, la Banca d’Italia rileva che “gli shock petroliferi si trasmettono rapidamente, ma in modo più transitorio, soprattutto attraverso i carburanti, mentre quelli all’offerta di gas hanno effetti più graduali, persistenti e diffusi, anche per il ruolo del gas nella formazione dei prezzi dell’elettricità e nei costi degli input produttivi. Inoltre, gli shock energetici hanno impatti più ampi quando i prezzi dell’energia e l’inflazione sono già elevati, in particolare nel caso di gas ed elettricità”.
Gas, effetti persistenti sui prezzi dell’elettricità
La maggiore persistenza degli shock legati al gas dipende innanzitutto dal ruolo che questa fonte energetica svolge nella produzione di elettricità. Un aumento del costo del gas può quindi trasferirsi alle quotazioni dell’energia elettrica, amplificando l’impatto iniziale e prolungandone gli effetti nel tempo. Nell’area dell’euro questo meccanismo è particolarmente rilevante, perché il prezzo dell’elettricità influenza direttamente le bollette di famiglie e imprese e, indirettamente, il costo di un’ampia gamma di attività economiche. Quando l’elettricità diventa più cara, l’effetto non rimane confinato al settore energetico. Il rincaro può interessare la produzione industriale, la conservazione e la trasformazione dei prodotti, la logistica, i servizi e tutte le attività caratterizzate da un elevato consumo di energia. La trasmissione dello shock diventa così più diffusa rispetto a quella associata al petrolio. L’aumento del gas può partire dai mercati energetici, passare attraverso l’elettricità e raggiungere progressivamente i prezzi finali di numerosi beni e servizi.
Il peso del gas nei costi degli input produttivi
Un secondo elemento evidenziato dalla Banca d’Italia riguarda l’importanza del gas nei costi degli input produttivi. Per molte imprese, il gas costituisce una fonte energetica utilizzata direttamente nei processi di produzione. Per altre, l’incidenza si manifesta indirettamente attraverso l’aumento delle spese per l’elettricità o per i materiali acquistati da fornitori esposti ai rincari energetici. Questa struttura contribuisce a spiegare perché gli shock all’offerta di gas abbiano effetti più persistenti. Le imprese possono assorbire inizialmente una parte dei maggiori costi, riducendo i propri margini, e trasferirli solo in un secondo momento sui prezzi di vendita. La trasmissione all’inflazione al consumo può quindi avvenire in più fasi. L’aumento non si manifesta necessariamente tutto insieme, ma può emergere progressivamente lungo le diverse catene produttive. Il carattere diffuso dello shock dipende proprio dalla capacità del rincaro del gas di attraversare numerosi settori. A essere interessate non sono soltanto le attività direttamente legate all’energia, ma anche quelle che utilizzano prodotti intermedi la cui realizzazione richiede grandi quantità di gas o di elettricità.
Gli shock energetici sono più forti quando l’inflazione è già elevata
L’analisi contenuta nel Bollettino economico segnala inoltre che gli shock energetici possono avere conseguenze più ampie quando si verificano in una fase in cui i prezzi dell’energia e l’inflazione sono già elevati. In un contesto di rincari già in corso, un nuovo aumento del gas o dell’elettricità può inserirsi in una dinamica dei prezzi più difficile da contenere. L’effetto risulta particolarmente significativo proprio per il gas e per l’energia elettrica, le cui variazioni possono propagarsi attraverso una rete estesa di costi produttivi. Il livello iniziale dell’inflazione diventa dunque un fattore decisivo. Uno stesso shock può produrre conseguenze differenti a seconda della situazione economica in cui si verifica. Quando l’inflazione è contenuta, la trasmissione può risultare più limitata. Quando i prezzi sono già sottoposti a forti pressioni, l’impatto può invece essere più ampio e persistente. La valutazione della Banca d’Italia mette quindi in evidenza non soltanto l’origine dello shock, ma anche il contesto nel quale esso interviene. La combinazione tra prezzi energetici elevati e inflazione già sostenuta aumenta il rischio di una propagazione più estesa dei rincari.
Il blocco dello Stretto di Hormuz e i rischi per i mercati energetici
Il focus è stato elaborato nell’ambito dell’analisi degli effetti del blocco dello Stretto di Hormuz, un evento in grado di incidere sui flussi energetici e sulle condizioni dei mercati internazionali. La Banca d’Italia concentra l’attenzione sui possibili canali di trasmissione di una nuova crisi energetica, distinguendo tra le conseguenze di uno shock petrolifero e quelle di una riduzione dell’offerta di gas. Per l’Europa, questa distinzione è essenziale. Un’interruzione o una restrizione dell’offerta di petrolio può determinare una reazione immediata dei prezzi dei carburanti. Una crisi del gas, invece, può sviluppare effetti più graduali, ma anche più duraturi, perché si lega alla produzione di elettricità e alla struttura dei costi industriali. La natura dello shock condiziona quindi sia la velocità sia la persistenza della risposta dell’inflazione. Il petrolio tende a produrre un impatto più rapido e concentrato, mentre il gas può generare una pressione che si distribuisce nel tempo e coinvolge progressivamente diversi comparti dell’economia.
Per l’area dell’euro il gas rappresenta un rischio più persistente
L’indicazione principale che emerge dall’analisi riguarda la maggiore vulnerabilità dell’area dell’euro agli shock sull’offerta di gas. Il problema non è soltanto l’aumento iniziale del prezzo della materia prima, ma l’insieme degli effetti indiretti che possono derivarne. Il rincaro del gas contribuisce alla formazione dei prezzi dell’elettricità, aumenta i costi degli input produttivi e può trasferirsi gradualmente ai prezzi finali. Questa catena di trasmissione rende lo shock più persistente e diffuso rispetto a quello petrolifero. I dati granulari sui prezzi al consumo tra il 1996 e il 2024 confermano dunque che la risposta dell’inflazione europea varia in modo significativo a seconda della fonte energetica interessata. Gli shock petroliferi restano capaci di produrre aumenti rapidi, soprattutto nel settore dei carburanti, ma tendono a esaurire i propri effetti più velocemente. Quelli legati al gas, al contrario, possono impiegare più tempo per manifestarsi pienamente e continuare a incidere sull’economia attraverso l’elettricità e i costi di produzione. La conclusione dell’analisi di Palazzo Koch è che, nel valutare le conseguenze di una crisi energetica, non è sufficiente osservare l’andamento immediato delle quotazioni. Occorre considerare la natura della fonte coinvolta, il suo ruolo nel sistema produttivo e il livello di partenza dell’inflazione. Nel caso del gas, questi fattori contribuiscono a rendere gli effetti meno immediati, ma più profondi e persistenti.
