L’Europa rischia di affrontare il prossimo inverno con gli stoccaggi di gas più vuoti rispetto alle stagioni precedenti e con una maggiore esposizione alle oscillazioni dei prezzi internazionali. A lanciare l’allarme è Anders Opedal, amministratore delegato di Equinor, il più grande fornitore europeo di gas naturale. Secondo le previsioni del gruppo energetico norvegese, la regione non riuscirà a raggiungere l’obiettivo di riempire gli impianti di stoccaggio fino all’80% della capacità prima dell’arrivo della stagione fredda. Alla base delle difficoltà vi sono la crescente tensione del mercato globale, la riduzione dei volumi disponibili e l’aumento della concorrenza tra gli acquirenti europei e quelli asiatici. Gli stoccaggi si trovano attualmente intorno al 54%, un livello che, secondo Opedal, rende il sistema energetico europeo più vulnerabile rispetto agli ultimi inverni. In presenza di un aumento improvviso della domanda, di temperature particolarmente rigide o di ulteriori problemi alle rotte di approvvigionamento, il mercato potrebbe subire nuove e significative variazioni dei prezzi.
Equinor: “riserve al secondo livello più basso degli ultimi 15 anni”
Il quadro descritto dal CEO di Equinor evidenzia una distanza rilevante rispetto ai livelli medi registrati negli ultimi anni. Le quantità di gas accumulate nei depositi europei risultano infatti nettamente inferiori alla media quinquennale. “I volumi di gas negli stoccaggi europei sono significativamente inferiori alla media quinquennale e al secondo livello più basso degli ultimi 15 anni”, ha detto Opedal, dopo che la società ha registrato il suo utile trimestrale più alto dall’inizio del 2023. Il dato assume particolare importanza perché gli stoccaggi europei rappresentano uno degli strumenti principali utilizzati per garantire la continuità delle forniture durante i mesi più freddi. In estate, quando la domanda è generalmente più contenuta, i Paesi acquistano e accumulano gas da utilizzare nei periodi in cui aumentano i consumi domestici e industriali. La difficoltà nel riempire i depositi rende più complessa la gestione della sicurezza energetica e aumenta la dipendenza dagli acquisti effettuati sul mercato durante l’inverno, quando la domanda globale tende a crescere e i prezzi possono diventare più instabili.
L’obiettivo dell’80% appare sempre più lontano
Le valutazioni di Equinor ridimensionano le possibilità che l’Europa riesca a raggiungere entro l’autunno il livello di riempimento considerato necessario per affrontare con maggiore sicurezza la stagione invernale. “Non pensiamo che l’Europa riuscirà a riempire le proprie scorte oltre l’80% questo autunno”, ha affermato Opedal, aggiungendo che, a causa dei livelli di stoccaggio del gas inferiori – che attualmente si attestano al 54% – questo inverno l’Europa sarà più esposta alle fluttuazioni dei prezzi di mercato rispetto agli inverni precedenti. La previsione introduce un ulteriore elemento di incertezza per il mercato energetico europeo. Con depositi meno pieni, qualsiasi interruzione delle forniture o crescita inattesa dei consumi potrebbe tradursi più rapidamente in un aumento delle quotazioni del gas. Il problema non riguarda soltanto la quantità complessiva disponibile, ma anche la capacità dell’Europa di attrarre nuovi carichi di gas naturale liquefatto in un mercato sempre più competitivo. La regione deve infatti confrontarsi con la domanda dei grandi acquirenti asiatici, pronti a offrire condizioni più vantaggiose per assicurarsi le forniture necessarie.
Guerra tra Stati Uniti e Iran, traffico bloccato nello Stretto di Hormuz
A complicare il quadro è la guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha di fatto bloccato il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. Si tratta di una delle rotte più importanti per il commercio energetico globale e attraverso la quale transita circa un quinto del GNL mondiale, solitamente destinato in larga parte ai clienti asiatici. L’interruzione o la forte limitazione dei passaggi marittimi modifica gli equilibri delle forniture internazionali. I Paesi asiatici, trovandosi di fronte a una riduzione dei volumi normalmente disponibili, sono spinti a cercare carichi alternativi sul mercato globale. Questa situazione produce conseguenze dirette anche per l’Europa. Una parte del GNL che nei primi mesi dell’anno raggiungeva i terminali europei viene ora acquistata dagli operatori asiatici, aumentando la concorrenza e riducendo le quantità disponibili per il riempimento degli stoccaggi. Il blocco dello Stretto di Hormuz non rappresenta quindi soltanto un problema regionale, ma un fattore in grado di influenzare l’intero mercato mondiale del gas, modificando destinazioni, prezzi e disponibilità dei carichi.
La concorrenza asiatica sottrae GNL al mercato europeo
Equinor ritiene che la crescente domanda asiatica stia già deviando verso Oriente una parte delle forniture che in precedenza arrivavano in Europa. Il fenomeno riguarda soprattutto il gas proveniente dal Qatar, uno dei principali esportatori mondiali di GNL. “Il gas che doveva provenire dal Qatar era destinato all’Asia, e ciò significa che il GNL che all’inizio dell’anno arrivava in Europa ora è diretto in Asia”, ha detto Opedal, riferendosi all’aumento della concorrenza per le forniture globali. Le parole del manager evidenziano come il mercato del gas naturale liquefatto sia strettamente legato alla capacità degli acquirenti di competere sul prezzo. Le navi che trasportano GNL possono modificare la propria destinazione in base alle condizioni economiche offerte dai diversi mercati, favorendo le aree in cui la domanda e le quotazioni risultano più elevate. Per l’Europa, questa dinamica significa dover sostenere costi potenzialmente maggiori per attirare nuovi carichi. In assenza di un volume sufficiente di forniture via gasdotto, il GNL è diventato infatti una componente essenziale del sistema di approvvigionamento energetico continentale.
L’Europa dipende dal GNL per il 30% delle importazioni
Secondo le valutazioni di Equinor, l’Europa utilizza il GNL per soddisfare circa il 30% del proprio fabbisogno di importazioni di gas. Una quota significativa, che rende il continente particolarmente sensibile alle variazioni del mercato internazionale e alle crisi che interessano le principali rotte marittime. Il ricorso al gas naturale liquefatto è aumentato parallelamente alla riduzione delle forniture provenienti dalla Russia. Tuttavia, la disponibilità di GNL non è illimitata e deve essere condivisa con altri grandi mercati, in particolare quelli dell’Asia orientale. In questo momento, secondo Equinor, le forniture risultano insufficienti rispetto alla domanda complessiva. La riduzione dei transiti attraverso Hormuz e la necessità dei clienti asiatici di trovare fonti alternative stanno sottraendo volumi al mercato europeo proprio durante la fase in cui sarebbe necessario accelerare il riempimento degli stoccaggi. La combinazione tra depositi meno pieni, maggiore concorrenza internazionale e minore disponibilità di gas potrebbe quindi rendere più difficile raggiungere gli obiettivi fissati per l’autunno.
Il progressivo stop al gas russo riduce le alternative
Sul mercato europeo pesa anche il progressivo venir meno del gas russo trasportato tramite gasdotto. Le forniture vengono gradualmente interrotte a causa della guerra in Ucraina, riducendo ulteriormente le alternative disponibili per i Paesi europei. In passato, il gas proveniente dalla Russia rappresentava una componente centrale del sistema energetico continentale. La diminuzione dei flussi ha costretto l’Europa a diversificare rapidamente le fonti di approvvigionamento, aumentando le importazioni dalla Norvegia e il ricorso al GNL trasportato via nave. La nuova struttura del mercato presenta però una maggiore esposizione alle dinamiche globali. Mentre i gasdotti garantiscono generalmente flussi programmati e relativamente stabili, il GNL viene commercializzato su un mercato nel quale le destinazioni possono cambiare rapidamente sulla base dei prezzi e della domanda. L’Europa si trova così a dover competere direttamente con l’Asia per assicurarsi carichi indispensabili sia per i consumi immediati sia per la ricostituzione delle proprie riserve.
Prezzi del gas più esposti alle tensioni internazionali
Il livello degli stoccaggi, fermo al 54%, aumenta il rischio che le tensioni geopolitiche e commerciali si riflettano più rapidamente sulle quotazioni energetiche. Con riserve più abbondanti, i Paesi europei dispongono di un margine maggiore per compensare eventuali interruzioni o ritardi nelle forniture. Con depositi meno pieni, invece, il mercato diventa più dipendente dai carichi disponibili nel breve periodo. Questo espone il prezzo del gas alle condizioni meteorologiche, alle decisioni dei grandi esportatori, alla domanda asiatica e alla sicurezza delle principali rotte marittime. L’allarme lanciato da Anders Opedal arriva mentre Equinor ha registrato il suo utile trimestrale più alto dall’inizio del 2023. Il risultato conferma la centralità del gruppo norvegese nel sistema energetico europeo, ma anche la persistenza di condizioni di mercato caratterizzate da forte tensione e da una disponibilità limitata di gas. Lo scenario delineato dall’amministratore delegato indica che l’Europa potrebbe entrare nell’inverno con una capacità di protezione inferiore rispetto agli anni precedenti. Il mancato raggiungimento dell’obiettivo dell’80% non comporterebbe automaticamente una carenza di gas, ma ridurrebbe il margine di sicurezza e renderebbe il continente più vulnerabile a nuovi shock delle forniture e a improvvisi aumenti dei prezzi.


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